C’era una volta il Chievo

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C’era una volta il Chievo. C’era. Una volta. Appunto. Una decina d’anni fa si affacciava nella massima serie del campionato italiano di calcio italiano una piccola, insignificante squadra di un minuscolo quartiere (2500 abitanti ) di Verona, non proprio una metropoli. Ed in pochi mesi la squadra dei a�?mussi volantia�? riuscA� a stupire l’Italia ed il mondo intero, resistendo per l’intero campionato nei quartieri alti della classifica, facendo innamorare di sA� milioni di persone, in primis colro che credevano, a dispetto di tutto e di tutti, in una a�?mission impossiblea�?, lottare alla pari con Juve, Milan ed Inter, le primedonne. Il Chievo (o Ceo, nel dialetto locale) stupiva tutti col suo fuorigioco perfettamente sincronizzato, col suo spietato gioco sule fasce, con quella torre al centro dell’attacco imbattibile di testa, con la sua struttura societaria cosA� ben organizzata, col suo pubblico fatto di mamme e bambini cosA� civile e corretto da vincere sistematicamente la classifica del fair paly, tanto da sembrar provenire da un altro pianeta, o sport (il rugby). Dieci anni dopo, il giocattolo si A? rotto. La struttura societaria A? identica, stesso Presidente, Direttore Sportivo, Team Manager… Eppure, eppure (quasi) tutto A? cambiato. La classifica sorride ancora, forse il Chievo raggiungerA� l’ennesima salvezza, magari pure meno sofferta di altri anni, ma il suo pubblico (quello che A? rimasto dopo l’euforia iniziale) ora mugugna, contesta, fischia e disapprova (a ragione) l’operato della squadra e le scelte societarie. Il Chievo A? obiettivamente spesso inguardabile, il mister a volte le studia tutte per schierare giocatori fuori ruolo, fuori forma o per sbagliare i cambi in corsa. Ma piA? che la scelta della societA� di affidarsi ad un ennesimo a�?modestoa�? tecnico (seppure ci sia pure di peggio in circolazione…), A? la societA� ad inanellare gaffe a ripetizione. Ci piace ricordare qui brevemente alcune delle a�?perlea�?, giusto le ultime in ordine temporale. A dir poco risibile la pretesa di a�?concederea�? le interviste dei giocatori a pagamento (neanche il Chievo fosse il Real Madrid!). Ignobile, assurdo il gesto di appropriarsi dapprima degli stessi colori sociali gialloblu della prima squadra della cittA�, il Verona, ed ultimamente pure del suo ultracentenario simbolo, la scala, da sempre proprietA� ed inconfondibile logo dell’Hellas. Nemmeno sforzandoci riusciamo a comprendere una logica in questa operazione di copiatura/furto, non certo un’operazione di marketing, forse, ma proprio forse, possiamo ipotizzare l’invidia del Presidente per l’Hellas, la sua storia, il suo caldissimo pubblico, uno scudetto in bacheca…

 

La a�?ciliegina sulla tortaa�? A? di qualche giorno fa. Il gioco della squadra da inizio campionato A? tutt’altro che spettacolare (per usare un eufemismo), lo stadio A? sempre piA? desolatamente vuoto, anche nelle partite di cartello, il Ceo si fa pure eliminare in Coppa Italia, in casa, dal Siena, giocando la piA? brutta partita della sua storia e cosa ti tira fuori dal cilindro il vertice societario? Una magata, alla Silvan… Invece di riflettere su questi a�?segnalia�? inequivocabili di disequilibrio, di disaffezione anche dei (pochi) tesserati che disdegnano la loro presenza in curva, sui fischi sonori alla squadra che mai nella storia si erano levati dagli spalti interi, si lancia una stupenda operazione di marketing, il lancio della campagna abbonamenti per il girone di ritorno…Ma ci siete o ci fate?… Di questo passo, non so se mi stupirei se un giorno, nemmeno troppo lontano, mi dicessero che i tifosi del Chievo sono diventati degli ultras…Come dargli torto?

 

 

About Matteo Brama

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Veronese, alle soglie dei 50 anni ha 5 amori (Barbara, Jacopo, Joe, l'Inter e L'Hellas) e per non essere da meno pure 5 amanti (la corsa, la bici, la fotografia, la scrittura e lo sport in generale). Sportivamente parlando vanta un paio di record di cui va fiero: maggior numero di sport praticati in vita (ne ha perso il conto) nonché maggior numero di infortuni e fratture (che gli hanno valso il meritato soprannome di Swarosky). Nella sua quarantennale carriera sportiva è stato giocatore, guardalinee, arbitro, dirigente, presidente, allenatore, giornalista-fotografo-scrittore sportivo...Sta seriamente pensando di taroccare la carta d'identità per poter partecipare al corso arbitri e chiudere il cerchio per entrare nel guinness dei primati. E' fondatore e promotore di SportBloggers.