C’era una volta un calcio che non c’è più…

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Sabato scorso ad Avellino uno striscione preparato da bambini delle elementari è stato strappato dalle forze dell’ordine perché “non autorizzato”. Quando l’idiozia prevale sul buon senso… tanto la colpa è sempre degli ULTRAS!  

 C’ era una volta il calcio senza tessere del tifoso, né tornelli, né gabbie; senza inutili  schedature, dove la tua presenza non era vincolata dal certificato di residenza…

C’ era una volta un calcio dove chiunque liberamente poteva esprimere il proprio amore verso una maglia e quei colori che erano ragione di vita per tanti, orgoglio e smodata passione per molti, occasione di riscatto sociale per tutti coloro i quali si sentivano l’ultima ruota di un carro malandato e bistrattato…

C’ era una volta un calcio in cui i giocatori erano bandiere e non capricciose prime donne ossessionate e attaccate al Dio denaro, osannate più per le loro gesta fuori dal campo che dentro il rettangolo di gioco…

C’ era una volta un calcio che non aveva bisogno di visibilità televisiva, che non si nutriva dei proventi delle pay Tv, che non si piegava a nessuna esigenza di palinsesto …

C’era una volta un calcio che si ascoltava per radio, che in chiaro si vedeva solo sulla Rai e si aspettava 90° minuto per vedere come si erano comportati i propri beniamini…o magnate delle telecomunicazioni di turno…

C’ era una volta un calcio genuino, dove ad ogni goal non partivano squallide canzoncine che coprivano il boato dei tifosi, un calcio fatto di presidenti vulcanici, passionali, tifosi prima ancora che manager o aziendalisti, uomini che ascoltavano il popolo e facevano prevalere i sentimenti, a cui poco importavano i tornaconti personali e che piuttosto che far fallire le proprie “creature” preferivano rimetterci di tasca propria…

C’ era  una volta un calcio senza procuratori, senza operatori occulti di mercato, senza giornalisti improvvisati e pilotati, né prestanomi, Spa, banche,… dove non esistevano sindacati, ricorsi, controricorsi, appelli di I°, II° o III°grado;  dove i ministri dello Stato non intervenivano per salvare la propria squadra del cuore dal baratro del fallimento; dove le leggi, almeno quelle sportive, venivano rispettate e non si cambiavano le regole in corso, né si modificavano i format dei campionati per compiacere qualcuno in alto; dove le penalizzazioni si scontavano fino all’ultimo, dove di loghi e matricole non si parlava e la storia del club era mito, leggenda…

C’ era una volta lo spettacolo popolare più bello del mondo, fatto di essenza, colore, passione, striscioni e cori goliardici, che facevano da condimento salato nelle partite più sentite, senza che qualcuno tirasse fuori quella “discriminazione razziale” che fa chiudere le curve, ma non le bocche di chi dovrebbe tacere…

C’ era una volta un calcio dove gli stadi ribollivano di passione e a malapena si contenevano le persone che erano ben più numerose della capienza consentita…

C’ era una volta un calcio dove non c’erano abusi di potere, dove i ragazzi “di tutte le età” e i bambini potevano sventolare orgogliosi e fieri i propri vessilli, perdersi nel colore dei fumogeni, ingegnarsi per creare e impegnarsi per realizzare coreografie mozzafiato, e srotolare i propri striscioni senza dover chiedere permessi e autorizzazioni a nessuno…

C’ era una volta il calcio, ora non c’è più…

Riavvicinare la gente al calcio, attraverso la progettazione e realizzazione di stadi sicuri, a misura di famiglia, dove portare mogli e figli, dove liberamente vivere la propria passione”. E’ questo il leitmotiv che da diversi anni ormai aleggia e risuona in ogni dove, ma in nome del quale si giustificano norme restrittive che ledono la libertà di movimento e di espressione dei cittadini, la cui diretta conseguenza è stata lo svuotamento di impianti fatiscenti che tali rimangono solo perché chi gestisce lo spettacolo ha deciso che in fondo è molto meglio vederlo da casa, perché le Tv pagano meglio e fruttano molto più degli spettatori… E poi ci sono dirigenti, calciatori, amministratori, politici, commentatori, i tanti, troppi e vari addetti ai lavori, e i “capoccia” delle forze dell’ordine, che parlano per frasi fatte, che additano gli ULTRAS come unici responsabili di ogni problema sportivo, sociale, economico e politico di questo paese, senza magari neppure aver mai messo piede in una curva, senza sapere che la maggioranza delle  persone che frequentano i settori popolari e che orgogliosamente si sentono definire ultrà, in fondo sono la parte sana di questo mondo, sono persone perbene, che lavorano onestamente, che fanno sacrifici e che amano la propria squadra come loro mai riusciranno neppure lontanamente a capire e fare… Ma costoro, operatori o pseudo tali e falsi moralisti del calcio, fanno notizia, a loro spettano gli onori delle cronache, peccato poi che alle parole, non seguano i fatti e soprattutto la legge non scritta del buon senso… Già perché qualcuno di questi dovrebbe spiegarci quanto accaduto sabato scorso, in occasione della partita Avellino – Lanciano.

La cronaca. In occasione dell’importante sfida con la Virtus, la società avellinese invita oltre 200 bambini delle scuole elementari della città a sostenere gratuitamente la squadra irpina nel settore della tribuna Terminio. La prevista bella giornata e l’entusiasmo ritrovato, fanno si che in settimana i bambini preparino una piccola coreografia. Giunti sulle gradinate cominciano a sventolare palloncini biancoverdi ed espongono lo striscione, preparato in tre giorni solo con le loro mani e con tanto amore, che recita: “I LUPACCHIOTTI DI MAMMA SCHIAVONA VOGLIONO LA SERIE A.  Un messaggio commovente, che i “piccoli lupi” della Madonna di Montevergine vorrebbero far giungere ai propri beniamini. Un gesto d’amore bellissimo, parole semplici, prive di doppi sensi, assoltamente inoffensive, insomma uno striscione innocuo, nella norma… E invece NO! Perché lo striscione esposto non è autorizzato dalla Questura e dunque viene ordinata la rimozione forzata ed immediata, con steward e agenti di polizia che non si fanno intenerire dalle urla di disapprovazione dei bambini e dei loro accompagnatori, e strappano via lo striscione. Zelante applicazione di un ordine? No, mancanza di buon senso… e a chi ha dato l’ordine diciamo: “VERGOGNA”, perché invitare dei bambini e mortificarli con un gesto del genere è a dir poco inqualificabile. Questo non è il nostro calcio. Il vero calcio è morto! E la colpa non è degli Ultras, ma la VOSTRA!

 

Nicola Iannaccone

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"In una serata primaverile di un lontano aprile del XX sec., nasceva nella ridente e verde Avellino, Nicola Iannaccone, per tutti NIKO… l’insegnante precario, l’archeologo fossilizzato, il giornalista sfaccendato, il fotografo movimentato, l’incallito viaggiatore, l’inguaribile sognatore, l’autista impaziente, il calciatore scalciato, il Gascoigne misurato, il tennista smanettato, lo sportivo attapirato, ma soprattutto il tifoso sfegatato. Di chi? Dei lupi biancoverdi ovviamente, che non hai mai tradito, né abbandonato, al punto da aver fatto richiesta per avere residenza e domicilio presso la curva Sud del Partenio!"

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