Cercasi top player da scrivania

conte1A�La Juventus in questi due anni ha vinto. Meritatamente. Dati incontrovertibili entrambi. Ma ha vinto nel a�?modo giustoa�??! La domanda bisogna porsela perchA�, se A? vero che a�?vincere non A? importante, A? la��unica cosa che contaa�? (cit. Boniperti), A? anche vero che il a�?comea�? puA? fare la differenza sulla qualitA� e quantitA� di queste vittorie.

A�E allora eccolo il problema della Vecchia Signora di oggi: ha raggiunto la vittoria per la strada sbagliata. Ossia combinando uno shock treatment che le ha dato forza sulla��immediato allo scadimento generale dei competitors. Diventando piA? forte anche e soprattutto per la��indebolimento altrui, insomma, non per un salto di qualitA� proprio tout court. La��ha fatto inserendo un giocatore talentuosissimo a�� Pirlo a�� ma indubbiamente nella parte discendente della carriera. Che il primo anno A? stato un pilastro forte del fatto che la Juve giocava una volta a settimana e che le qualificazioni alla��Europeo per Nazioni erano in saccoccia, ma che dalla competizione continentale in poi, tra qualificazioni mondiali, Champions League, Confederations Cup, ecc., A? andato vistosamente in calando.

Si A? inoltre preferito imbottire la squadra di mestieranti alla Padoin piuttosto che credere nei propri giovani, strapagando giocatori tutta��altro che titolari (Elia il primo anno, Isla il secondo), per non trovare poi le risorse da investire nella��attaccante da Champions, il Trezeguet 2.0 che tanto A? mancato e continua a mancare. Togliendo quindi peso a intuizioni sicuramente felicissime come il Vidal pagato meno di Jorge Martinez, o il Pogba strappato a un Manchester United un poa�� distratto.

In altre parole, una Juve scossa tecnicamente e psicologicamente, schierata in un campionato clamorosamente in decadenza, ha ovviamente trovato il successo immediato nella��era Conte. Ma non ha gettato le basi per creare una legacy, ossia lo stabilizzarsi come un fattore costante nella��Olimpo del calcio europeo, come ha fatto ad esempio il Barcellona della��era-Laporta, passato dalla��ingoiare la polvere del Real galactico a diventare un modello (a volte forse pure abusato) di calcio. Non solo dal punto di vista del campo, ma anche in un senso a�?filosofico intrinsecoa�?.

Il che non vuol dire che Conte non abbia indubbiamente dei grandi meriti: in primis quello di aver dato alla squadra la scossa psicologica di cui sopra. E di aver impostato un gioco definito, propositivo e aggressivo che, specie nella fase del 4-3-3 (con cui ha preso il volo, per poi conservarlo col passaggio al 3-5-2), ha intimorito gli avversari.

Ma non per questo darei il via alla canonizzazione del personaggio, come successo troppo presto da troppe partia��

PerA? su Conte vorrei tornare con un pezzo appositamente dedicato, perchA� la questione merita un approfondimento complesso.

Al momento limitiamoci a toccare un aspetto: quello caratteriale. La��approccio della��allenatore leccese A? molto mourinhano, anche se a lui manca quella simpatia da canaglia bonaria alla Terrence Hill, che invece dello Special One A? stata a�� almeno alla��Inter a�� una delle a�?armi segretea�� (persa chissA� dove e chissA� perchA� in quel di Madrida��e infatti i (non)risultati si sono visti).

Un approccio che se incanalato bene dA� frutti immediati, ma nel medio lungo periodo tende a logorare tutto e tutti, a partire dalla squadra. Non a caso, Mourinho ha tratto il massimo possibile in due anni da una squadra forte ma non certo la migliore in circolazione, per poi fare i bagagli. E lasciando le macerie.

Conte le macerie rischia di trovarsele in testa, tra intransigenza tattica e sparate ad alzo zero contro tutto e tutti. E in maniera continuata, perchA� tanto chi di dovere non dice niente, se non addirittura subisce come nel caso di Marotta.

Che sulla carta ha piA? potere di quello che aveva Moggi, essendo anche Amministratore Delegato oltre che Direttore Generale, ma conta si e no un decimo di quanto contava Lucianone.

Dimenticate per un attimo Calciopoli, arbitri e non arbitri, ecc. Concentratevi sulla gestione di Moggi: non voleva una mosca, non ca��era una voce fuori dal coro, non trapelava niente, nessuno si credeva superiore agli interessi generali della societA�. E chi era cosA� poco furbo da alzare la cresta, veniva a�?pettinatoa�? in un modo tale che non si azzardava piA?, ammesso gli fosse concessa una seconda possibilitA�.

Diciamola tutta: se Moggi fosse ancora al suo posto, il caro Conte (ammesso fosse la��allenatore della Juve) col cavolo che si sarebbe permesso di fare certe conferenze stampa! Quelle si che sono state agghiaccianti, come piace dire a luia��

E qui andiamo al nocciolo della questione: Conte A? stato determinante, inizialmente, portando quella forza che la societA� non aveva. Ora che perA? la sua forza sa��A? trasformata in arroganza, la debolezza della societA� non trova rimedio (col risultato che suona chiaro a tutti che ca��A? qualcosa che non va. Cosa sia, ancora nessuno lo coglie esattamente, ma la concordanza sul fatto che a�?non A? la Juve degli altri annia�? la si evince, si percepisce). Ma A? proprio quando il cosiddetto a�?ambientea�? si fa non piA? idilliaco, che la forza della societA� fa la differenza. La��Inter post-Mou ha pagato la mancanza di quella��abile a�?cuscinettoa�? che era Lele Oriali. Di contro, un Milan sballottato tra i problemi di bilancio, un padre padrone sempre piA? a�?alienatoa�? e i capricci di una erede al trono fin troppo esuberante, continua a sfangarla grazie alla grande abilitA� di Adriano Galliani, piaccia o meno.

La morale di tutto ciA?, quale sarebbe?

Che i top player non servono solo in campo o in panchina, ma anche (soprattutto?!) dietro alla scrivania. E alla Juve, per quel ruolo (come per quello di grande centravanti) ca��A? ancora il cartello CERCASI.

 

 

Federico Zuliani

 

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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