Cuore Fesenko. Gli altri restano a casa. Brindisi festeggia l’arrivo di Samuels

17522948_10208618717122116_5453250252343453152_n15 minuti. 900 secondi. Non pervenuti: Green, Logan, Obasohan, Randolph, Leunen, Zerini. L’unico a salvarsi è Fesenko autore di una sontuosa prestazione e unico a reggere il confronto con gli avversari. Problemi di mente, problemi fisici, problemi di altra natura. Ai tifosi non interessa. Ma sono problemi che Sacripanti dovrà risolvere e in fretta. Nel frattempo una partita buttata alle ortiche. Primo quarto indegno. Non è la prima volta che capita nella stagione. Prima o poi qualcuno dovrebbe spiegare a cosa è dovuto. Ok, gli avversari tirano con percentuali stratosferiche da tre. Ci sta subire molti punti. Ma dall’altro lato del campo il canestro lo devi almeno centrare. Anche se prendi il ferro. Invece Avellino arriva si e no al tabellone (quando riesce a tirare). L’unico che la mette dentro è Fesenko che tra una schiacciata e l’altra dà filo da torcere agli avversari. Logan si sveglia a partita oramai finita, Zerini torna “Zero” di nome e di fatto. Brutta figura di fronte al suo ex pubblico. Thomas è assente. Quando è in campo è come se non ci fosse, quando è in panchina, dove Sacripanti lo freeza per molti minuti, ha lo stesso aplomb. Imbambolato. Randolph prova a fare qualcosa ma molto spesso pasticcia. E se pasticcia è sì colpa sua ma anche colpa di un impianto di gioco che fa acqua e non riesce mai a liberare efficacemente gli esterni. Leunen molle sulle gambe non riesce mai a difendere decentemente sugli atletici avversari e spesso è costretto a commettere fallo o a far scappare il proprio pari ruolo. Obasohan oramai sappiamo come gioca. Ottimo da un lato del campo. Molto rivedibile dall’altro.

Sacripanti avrebbe dovuto conoscere benissimo il gioco di Brindisi. Sacchetti non ha fatto cose nuove. Tiri veloci e premiate le azioni individuali piuttosto che la costruzione di un’azione di gioco. Nulla di nuovo sotto al sole, quindi. Sacripanti conosce benissimo anche pregi e difetti dei suoi giocatori. Se è una questione fisica probabilmente si sta pagando ora i primi mesi di impegni ogni tre giorni. Le ultime vittorie avevano spazzato critiche e qualche veleno. Questa sconfitta potrà pesare molto sul bilancio del campionato. Venezia vince a Caserta e scappa solitaria al secondo posto. Il prossimo match proprio con i veneti potrebbe non essere più determinante per la griglia dei play off. Forse è questo il danno peggiore che subiscono gli irpini in terra pugliese.

Le note positive

Non capita spesso di giocare contro una squadra che tira meglio da tre di come fai tu ai tiri liberi (73% di Brindisi da tre contro 56% di Avellino ai liberi). Fesenko con 31 di valutazione sta un buona metrata sopra tutti i suoi compagni. Fa 28 punti ma è veramente l’unico che lotta quando Brindisi prende a bersagliare dall’arco il canestro irpino. Nonostante la sconfitta Avellino può giocarsi un grande finale di stagione. C’è Venezia da riacciuffare e superare. Se avvenisse questo la sconfitta di stasera potrebbe essere derubricata a semplice passo falso. Logan fa 23 punti ed è un ottimo segnale. I 17 di valutazione ridimensionano la sua prestazione. Naturalmente se tra lui e Fesenko vengono realizzati quasi 51 punti e la squadra in totale ne fa 74 il problema è suo ma fino ad un certo punto. Con Ragland ancora in USA a risolvere il problema alla spalla (pare che in tutta Europa non ci siano fisiatri in grado di capire e risolvere i problemi del giocatore) e Green tra alti e bassi, è David Logan che deve prendere per mano i ragazzi di Sacripanti e portarli al di là della staccionata. Ci vuole cuore e un pizzico di impegno. Quel cuore e quell’impegno che sono completamente mancati nei primi 15 minuti di gara. Quando Avellino gioca 40 minuti vince. A volte anche giocando male per ampie parti del match. Ma quando concede un quarto agli avversari, quando scende in campo spenta, non riesce più a recuperare. Quest’anno l’impresa è riuscita solo una volta grazie ad una grandissima prestazione di Green. Ma non sempre si può far affidamento sul genio del singolo. Deve essere la squadra a migliorare, sia in fase offensiva ma soprattutto in quella difensiva. Da lì bisogna ripartire. Avellino è quella della vittoria contro Milano e di quella più recente a Reggio Emilia. Quella di stasera è soltanto una brutta copia mandata in Puglia per far vivere una serata di grazia a Samuels e ai tifosi brindisini.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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