Cuore matto

muamba

Migliorano le condizioni di Fabrice Muamba, il calciatore del Bolton collassato sabato scorso in campo durante il match di FA Cup in casa del Tottenham. Muamba, 23 anni, dopo essere stato tra la vita e la morte ora A�respira senza assistenzaA� pur restando nel reparto di terapia intensiva del London Chest Hospital. Certo, se Muamba si salverA�, come noi tutti speriamo, sarA� anche e soprattutto grazie alla bravura dei medici ed all’uso del defibrillatore, che ha rianimato il cuore dell’atleta fermatosi per ben 4 volte in pochi minuti. In questi casi di infarto in campo, la vita dell’atleta si “gioca” nei primi cinque minuti dall’evento, A? chiaro quindi a tutti che avere o non avere un defibrillatore a disposizione immediata fa la differenza, non ci si puA? permettere di sperare solo nell’aiuto del rianimatore di turno. In merito alla terribile vicenda ha espresso la sua opinione anche Mancini, allenatore del Manchester City, che ha giustamente evidenziato come dal punto di vista medico sportivo e dei controlli sanitari preventivi noi italiani non siamo secondi a nessuno, anzi, diciamo proprio che siamo i piA? bravi senza paura di essere smentiti. Come non ricordarci di Kanu, bloccato dallo staff A�medico dell’Inter che rivelA? una grave patologia cardiaca (poi curata con un’operazione chirurgica) mai riscontrata quando il giocatore militava nell’Ajax, o del nuotatore Fioravanti, cui fu impedito di continuare una gloriosa carriera grazie alla scoperta di una grave ed incurabile (sportivamente parlando) malformazione cardiaca? Il Mancio ha detto una cosa corretta e saggia, perA? A? anche giusto precisare che, purtroppo, tale sofisticatezza nelle analisi preventive lo possiamo riscontrare solo nel calcio, e solo nei campionati maggiori, quando dall’eccellenza in giA? spesso e volentieri mancano oltre ad un defibrillatore (che costa un paio di migliaia di euro, mica milioni!) anche le minime competenze per attuare una respirazione bocca a bocca o un massaggio cardiaco, che puA? rendersi necessario non solo per un infarto in campo ma anche per uno scontro di gioco (che anzi rappresenta il 99% dei casi!). Se poi parliamo di altri sport “minori”, la situazione A? analoga, se non peggiore…io stesso, l’anno scorso sono rimasto basito quando, in tribuna ad assistere ad un match di pallavolo di serie A, ho visto in diretta l’infortunio sotto rete di uno schiacciatore che ricadendo a terra dopo un salto si A? rotto un legamento del ginocchio. Bene, il problema A? che al momento dell’infortunio nelle due panchine c’erano il coach, il preparatore atletico, addirittura colui che tiene il referto, ma nessun medico! Ed infatti lo speaker chiese se ci fosse presente sugli spalti (piA? o meno 3000 persone!) un medico per “gestire” l’infortunato!…Certo, adesso se Dio vuole Muamba si salverA�, in tv o sui giornali si celebrerA� la bella notizia, ma il giorno dopo tutto finirA� nel dimenticatoio, ci metterei la mano sul fuoco. Ma allora, invece di concentrarsi su argomenti spesso banali, A�litigare su quando far partire i campionati piuttosto che se giocare a mezzogiorno o col ghiaccio, perchA? la FIGC, il Coni, i Presidenti delle varie Leghe Professionistiche non si adoperano perchA? la dotazione di un medico, un’ambulanza ed un defibrillatore sia necessaria, anche e soprattutto nei campi ” minori”? Qualche migliaia di euro di “investimento” preventivo per salvare una vita umana A? forse chiedere troppo? O dobbiamo attendere un altro Renato Curi A�(il giocatore del Perugia che morA� in campo nel 1977 in un Perugia-Juve) per porci il problema, piangerci addosso e, forse, muovere un dito per risolvere questo latente ma importante problema?

 

 

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Veronese, alle soglie dei 50 anni ha 5 amori (Barbara, Jacopo, Joe, l'Inter e L'Hellas) e per non essere da meno pure 5 amanti (la corsa, la bici, la fotografia, la scrittura e lo sport in generale). Sportivamente parlando vanta un paio di record di cui va fiero: maggior numero di sport praticati in vita (ne ha perso il conto) nonché maggior numero di infortuni e fratture (che gli hanno valso il meritato soprannome di Swarosky). Nella sua quarantennale carriera sportiva è stato giocatore, guardalinee, arbitro, dirigente, presidente, allenatore, giornalista-fotografo-scrittore sportivo...Sta seriamente pensando di taroccare la carta d'identità per poter partecipare al corso arbitri e chiudere il cerchio per entrare nel guinness dei primati. E' fondatore e promotore di SportBloggers.