Dalla polvere del sospetto infortunio all’altare dell’MVP. Nichols regala la vittoria alla Sidigas.

Due punti, quelli che portano la Scandone ad 82. Presi in sospensione, in precario equilibrio, da circa 5 metri e col tabellone dei secondi che segnava 1.40. Nichols toglie le castagne dal fuoco a Vucinic e consegna al coach una vittoria importantissima per il proseguo del campionato. MVP senza discussione, considerati anche i 20 punti, i 7 rimbalzi ed il 21 di valutazione complessiva. Per uno che doveva restare fermo 6/8 settimane, se non si tratta di un miracolo sportivo è di certo qualcosa di mai visto all’ombra di Montevergine.

Avellino dà l’impressione di poter fare un solo boccone di una Pesaro corta e tecnicamente inferiore nel roster. Ma i primi 3 quarti vedono una Scandone svogliata in difesa: e senza la necessaria intensità difensiva, si rischia di perdere anche con una squadra sulla carta più debole. Nei 10 minuti in cui la Scandone ha giocato, sparsi qua e là nell’intero incontro, ha dimostrato di essere un palmo sopra alle velleità di Pesaro. Ciò non toglie che il basket sia uno sport bellissimo proprio per questo. Se non hai intensità, se eviti di scivolare, se speri nello sbaglio dell’avversario più che nel tuo contrastare il suo tiro, beh, le cose possono mettersi molto male.

La Scandone ringrazia Blackmon, migliore dei suoi e autore di 28 punti che però sparacchia dall’arco con un 1 su 9 sanguinante. Mockevicius, pivot veloce e con mano sapiente, più volte mette in difficoltà la Sidigas sul pick&roll. N’Diaye e Spizzichini tirano la carretta. La tenacia dei due non si discute. Il primo mette a referto anche 14 punti fondamentali. Ma la coperta è corta. Spizzachini mette tutto l’impegno possibile. Si danna, si sbatte come tutti gli altri messi assieme. Sbaglia molto ma molto combatte. Nonostante questo la necessità di un innesto si fa sempre più pressante. N’Diaye deve poter tirare il fiato con tranquillità. Spizzichini deve dare tutto in quei 5 minuti in cui sarà chiamato a sostituire il secondo lungo. Young diventa indispensabile e la speranza di testarne la forma in Champions è lecita.

Vucinic oggi a tratti non ci è piaciuto. Un paio di uscite dai time out molto discutibili, l’utilizzo di Campani e l’emarginazione di D’Ercole. Questi i punti critici del coaching di stasera. Se sull’uscita dai time out la colpa va equamente divisa con la squadra, emarginare D’Ercole significa privarsi di una ulteriore rotazione. Chiariamoci, D’Ercole in queste condizioni di forma farebbe spazientire anche Giobbe ma la scelta tecnica di inizio campionato era quella di utilizzarlo come seconda guardia. Oggi invece diventa scelta terziaria preferendo, pur di tenerlo in panca, tenere i due play in campo contemporaneamente pur pagando qualcosa dal punto di vista fisico. Discorso simile ma diverso per Campani. Il giocatore ha bisogno di giocare per riprendere il ritmo partita dopo l’infortunio. Campani non fa nulla per ingraziarsi pubblico e tecnico ma la scelta di mettere in campo N’Diaye con 3 falli piuttosto che Campani è sintomo della mancata fiducia del coach. Vucinic è costretto a schierarlo solo a causa del quarto fallo di N’Diaye. Alla fine piccole cose che quest’oggi non hanno fatto danni. Ma il problema delle rotazioni resta. La squadra è ormai fatta, acquisti non sembrano essercene all’orizzonte ed allora bisogna sfruttare il materiale umano e tecnico che c’è. Sta qui il discrimine tra un tecnico che può permettersi di tenere giocatori in panca e uno che non può permetterselo. Vucinic, oggi, fa parte dei secondi. Ovviamente Campogrande non entra in questo discorso. Vista la probabile condizione fisica, non era questa la partita per esordire.

I numeri

Avellino ha qualità e, per assurdo, è più squadra di Pesaro pur possedendo grandi individualità. 10 assist di differenza tra le due squadre è sintomo di questo. Pesaro perde di un punto tirando con il 10% da tre punti. Questo la dice lunga sulla chance sprecata dalla squadra di coach Galli. La Scandone tira male dalla linea della carità. Paga la serata no del comunque scusabile N’Diaye (2 su 7 ai liberi). La VL riesce a far ruotare solo 8 uomini contro i 9 dei biancoverdi (ma Campani solo per 3 minuti). Ad oggi sono due delle squadre più corte del campionato.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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