Daniil Medvedev e quel leggendario 26

Era il 1995. Andre Agassi, nel pieno di quella passata alla storia come “l’estate della vendetta”, asfaltava chiunque trovasse sul proprio cammino e calcava il campo di ognuna delle quattro finali sui cementi americani. Una striscia di successi storica, che prima del match con Sampras cantava 26 vittorie e 0 sconfitte.

Ventiquattro anni dopo, un magro e goffo moscovita conquista la scena del tennis mondiale, replicando a livello di finali l’impresa del Kid e conquistando la prima finale slam, superando ostacoli imprevisti quali fischi, insulti e spalle doloranti.

Daniil Medvedev scala il tabellone di Flashing Meadows con un gioco originale, imprevedibile e per certi versi perfino innovativo. A cominciare dal lancio di palla: nessun addetto ai lavori azzarda ormai previsioni sull’esito e la traiettoria del potente servizio russo. La pallina sembra infatti venire abbandonata a se stessa, attraverso un lancio sgraziato e apparentemente trascurato, che come un brutto anatroccolo si trasforma in cigno ogni qual volta il numero 5 del ranking lo sfiora con le corde della propria Wilson. 

Ma la battuta, per quanto misteriosa, rimane soltanto uno degli svariati colpi indecifrabili e quasi inspiegabili che contraddistinguono il gioco del giovane campione, autore di azioni difensive al limite dello stupore, che in semifinale hanno destabilizzato un buonissimo Dimitrov, reduce dall’epica vittoria su Federer. Recuperi e tagli che costituiranno un arma importante nell’affrontare l’assoluto dominatore della parte di tabellone opposta e unico giocatore, assieme a Kyrgios, ad aver impedito al russo di alzare le braccia al cielo nel caldo agosto statunitense: Rafa Nadal è perfettamente consapevole di essere l’ultimo impedimento rimasto sulla strada del collega verso la consacrazione nell’olimpo del tennis, e la foga che porterà in campo stasera non potrà che accrescere l’importanza storica di ciò a cui stiamo per assistere.

Se è vero che Agassi, tanti anni fa, rovinò il suo 26-0 per la disumana programmazione di un mostruoso Super Saturday, il russo entrerà nell’Arthur Ashe stadium con un 20-2 che, se trasformato in 21, varrà molto più di quel vecchio e leggendario 26.

Jacopo Brama

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Un lunedì di tanti anni fa, seduto all’ultimo banco di una terza elementare, conobbi la prima pagina della Gazzetta e ne rimasi folgorato. Qualche primavera dopo porto nel cuore lo stesso sogno: trasmettere al mondo sentimenti ed emozioni che solo lo sport sa regalare.

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