Europa dolceamara

dnipro-lazioMentre la stampa francese si diletta in inutili quanto sciocche dissertazioni sul colore della nuova maglia da trasferta europea, la Lazio inizia il suo cammino europeo tra dubbi ed incertezze . Un debutto che conferma le tante ansie dei tifosi biancocelesti. Non bastano le parole e se i fatti continuano a deludere, è naturale che la preoccupazione cresca. Se da una parte un pareggio esterno in casa dell’ultima finalista di Europa League può essere considerato positivo di contro c’è una dinamica di gestione tecnico tattica che non può essere sottaciuta .

Ma partiamo con ordine perchè prima si potrebbe disquisire sulle parole e le decisioni del tecnico Pioli. Nelle ormai inutili quanto scontate e ripetitive conferenze stampa, il mister biancoceleste dichiara di puntare all’Europa ma al contempo decide per un vasto turnover che porta ad inserire ai nastri di partenza un ripescato Konko, la conferma dell’irriconoscibile Radu, di Onazi e del duo Kishna – Milinkovic gettati insieme nella mischia, escludendo addirittura dai convocati quel Morrison di cui non si capisce la situazione.

Belle parole dunque, ottimi propositi ma che almeno nei fatti non trovano una conferma. Siamo ad inizio stagione, sarebbe stato opportuno provare a vincere subito per facilitare il cammino nel girone relegando poi al campionato qualche cambio. Sarebbe stato obbligo scendere in campo con la formazione migliore. Nonostante gli elogi, il buon Pioli è consapevole di non avere una rosa adeguata alle tre competizioni e non si vuole correre rischi come già successo in passato nelle stagioni in cui si giocava sui tre fronti. Forse è naturale così ma che almeno si abbia il coraggio di essere onesti con chi questa squadra segue sempre con affetto e passione.

L’occasione sarebbe stata ghiotta, con i padroni di casa privi del proprio pubblico, avrebbe dato una ulteriore iniezione di fiducia dopo la bella vittoria contro l’Udinese nell’ultimo turno di campionato ed un ottimo viatico per l’attesa sfida con il Napoli sul terreno del San Paolo domenica prossima.  Ma come ormai capita puntualmente questo è un gruppo incapace ed impossibilitato a regalare soddisfazioni a lungo termine.

La rimaneggiata formazione di Pioli però stupisce e seppur di fronte a modesti avversari, si dimostra subito padrona del campo, conquistando palla e terreno fin dalle prime battute. Addirittura in vantaggio con Milinkovic, i biancocelesti chiudono avanti la prima frazione. Senza patemi il secondo tempo scorre sulla falsa riga del primo dove si può contare un solo vero tiro in porta concesso ai padroni di casa a fronte di diverse discese interessanti sul fronte offensivo laziale.

Tutto lascia pensare ad un debutto vincente per la Lazio, ma chi la conosce bene sa che “mai dire mai” ed infatti succede l’inaspettato.

Aldilà delle considerazioni sull’estensione di ulteriore tempo ai tre minuti di recupero concessi dall’arbitro, resta la grave colpa delle modalità del pareggio subito a tempo scaduto. Ovunque il calcio italiano è conosciuto per aver introdotto il famoso “catenaccio” che diventa quasi un dogma in circostanze come quelle di ieri sera. Proprio in quel frangente la Lazio ha mostrato il proprio limite principale, il grave errore della gestione di Pioli. La squadra si è dimostrata inesperta e priva di grinta e personalità. Prendere un gol del genere con addirittura due uomini liberi di colpire a rete indisturbati durante gli sviluppi di un corner è cosa assai assurda che lascia molto amaro nella bocca di tutti, soprattutto di chi stava già pregustando la dolcezza della vittoria. Non si può imprecare contro la sfortuna od i “fatti imprescindibili”. Prendere un gol in quel modo a tempo scaduto denota una grave responsabilità di tutti, un calo di tensione preoccupante che deve far correre ai ripari anche se sono valori aggiunti che si costruiscono col tempo e che non hanno allenamenti di sorta.

Fortuna vuole che anche nell’altra gara del girone, Saint Etienne e Rosenborg abbiano pareggiato, lasciando invariate ambizioni ed ottimismo a tutto l’ambiente con la consapevolezza però che, a prescindere dalle buone impressioni dei giovani, la squadra non debba più prescindere dagli elementi di esperienza in rosa che possano aiutare il gruppo a ritrovarsi e crescere al meglio.

Parola al mister, anzi no, meglio che si facciano i fatti.

Massimiliano Marsili

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Romano de Roma, è ormai prossimo alle 50 primavere. Dopo la famiglia, la vita all'aperto è stato da sempre il suo secondo amore. Una vita nello sport con il grande hobby del giornalismo sportivo. Per poco non è diventata la principale attività lavorativa ma la passione non si è mai sopita. Basket e Calcio hanno rappresentato ed in parte tutt'ora lo sono parte della sua vita.... sport praticati a tutti i livelli, giocatore allenatore ed arbitro. Parimenti le esperienze radiofoniche con diverse emittenti e strutture locali e nazionali, sia web che FM. Laziale doc, amante di tutto il movimento biancoceleste che segue in diversi siti e blog. Con grande piacere ed entusiasmo si è lasciato coinvolgere dal progetto di SportBloggers.