Fra talento e audacia: il ritorno dei francesi

Germania, 20 luglio 2002. Olivier Jacque sorride scendendo dalla sua Tech 3. Non è una vittoria, ma ci assomiglia molto: la pole è un evento raro per il box di un team satellite, e conquistarla con un connazionale proietta il team manager Hervé Poncharal in paradiso.
I due transalpini si abbracciano, ma quello che non sanno è che passerà molto, troppo tempo, prima di partire nuovamente davanti a tutti.
I capelli di Hervé sono ora più grigi. La torrida estate di inizio millennio è lontana ormai quindici anni quando Johann Zarco, nuova speranza del motociclismo francese, stacca di 65 millesimi Marquez e manda Assen in visibilio: la sua stella comincia a brillare.
Alcune gare e qualche podio dopo, ci ritroviamo vicini alla fine del 2018. Al campione di Cannes sono bastati un paio di secondi posti e qualche altra pole per attirare su di sè gli sguardi curiosi della propria nazione, come nemmeno i titoli di Moto2 avevano saputo fare: il nuovo eroe dei francesi ha i capelli corti e corre col numero 5. Già l’anno prossimo lo vedranno passare al ricco e ambizioso progetto KTM, che in quanto tale lo allontanerà per un periodo dalla lotta per i primi posti in vista di un radioso futuro.
I propositi per continuare a seguire le due ruote non mancheranno comunque: l’ingresso di Fabio Quartararo nel neonato team Petronas ha fatto discutere e dibattere gli addetti ai lavori fin dai primi momenti, attirando la curiosità di una nazione intera. Il diciannovenne di Nizza, fresco trionfatore della tappa giapponese, è infatti conosciuto come un talento inespresso. Al carattere acceso e all’agilità dimostrata in sella si sono sempre contrapposti imprevisti, sfortune e cambi di team che ne hanno rallentato l’ascesa.
La fama di vincitore più giovane nella storia del CEV e gli sprazzi di luce intravisti un paio di stagioni fa in Moto3 gli erano valsi il salto di categoria, ma nulla di speciale si era concretizzato fino alla sua prima vittoria, arrivata dopo un GP di Catalogna che, fino alla gara di Motegi, rappresentava il suo unico successo. Da qui lo stupore e la diffusa perplessità quando, in barba ai pronostici generali, alla Petronas l’hanno fieramente annunciato come pilota per il 2019.
Una scelta impopolare e insolita, che riporta alla mente degli appassionati l’ancor più precoce percorso di Jack Miller (evitò del tutto la categoria di mezzo), considerato un terribile errore fino all’anno scorso e totalmente rivalutato dopo le prestazioni di quest’anno in Pramac. Ci si aspettava la firma di un veterano, un pilota di mezza classifica che garantisse esperienza e conoscenza della materia, un usato sicuro con il quale puntare fin da subito a un piazzamento in top ten. Alla fine la scelta è caduta su di lui, che con Franco Morbidelli formerà la coppia più giovane della classe regina.
Fiducia, audacia e un motore Yamaha: nella speranza che la Francia abbracci presto un nuovo campione.

Jacopo Brama

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Un lunedì di tanti anni fa, seduto all’ultimo banco di una terza elementare, conobbi la prima pagina della Gazzetta e ne rimasi folgorato. Qualche primavera dopo porto nel cuore lo stesso sogno: trasmettere al mondo sentimenti ed emozioni che solo lo sport sa regalare.

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