Giochi senza frontiere

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Quando eravamo ragazzini, le nostre serate estive, dopo la fine del campionato di calcio e in attesa della sua ripresa e di qualche nuovo buon calciatore che potesse indossare la casacca biancoceleste della a�?nostraa�? Lazio, erano alla��insegna di un programma televisivo, che divenne un appuntamento fisso a cui non mancare. Andava in onda nel secondo canale della Rai, ed era condotto da Giulio Marchetti ed Enzo Tortora. Il suo nome, per chi non la��avesse giA� capito era: Giochi senza frontiere !

Questo programma, che seguivamo tifando per qualche cittA� italiana che spesso non avevamo mai neppure sentito nominare, fu una delle trasmissioni piA? famose della storia della televisione italiana, che contribuA� piA? di tante altre decisioni prese a tavolino dai politici, a instillare nella mente degli europei, il concetto di quello che molti anni dopo sarebbe stata la��Europa unita. Tanti ragazzi, provenienti da tanti paesi del nostro continente, in anni in cui anche solo andare in trasferta a Torino era come andare alla��altro capo del mondo, tanto lenti erano i mezzi di trasporto, avevano modo di conoscersi e di confrontarsi.


I giochi nacquero nel 1965 per volere del politico francese Charles De Gaulle, fautore a quei tempi di un unitA�, almeno economica tra i popoli europei. Alla prima edizione parteciparono solo quattro nazioni: Belgio, Francia, Germania Ovest e Italia. Ma il loro numero aumentA? fin da subito, dal a��65 al a��99, infatti, furono diciotto le nazioni che prenderanno parte alle varie edizioni dei giochi, negli anni che vanno dal 1970 al 1982. Nel 1978 partecipa la prima nazione proveniente dalla��Europa della��Est, A? la Jugoslavia.


La prima edizione andA? in onda il 26 di maggio del 1965, e poi ogni estate ininterrottamente fino al 1982, dopo una sospensione di alcuni anni, il programma riprese nel 1988 e andA? avanti fino al 1999. Il successo di Giochi Senza Frontiere superA? qualsiasi previsione e risultA? travolgente in tutta Europa. Si puA? dire che l’Italia degli anni settanta si fermasse per vedere il programma. Nel 1977 una puntata di Giochi senza Frontiere fece segnare un’audience di 17 milioni di spettatori, ma secondo alcune fonti la trasmissione avrebbe toccato i venti milioni

Un appuntamento imperdibile per milioni e milioni di europei.


Condotti nelle edizioni storiche dal mitico Ettore Andenna, assursero a ruolo di protagonista i due giudici svizzeri Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi, vere icone dell’evento.


Ma come era articolato questo gioco ? la competizione era una sorta di piccola olimpiade dove ogni nazione partecipante era rappresentata da una propria cittA� che si sfidava in prove semplici ma e bizzarre, con le cittA� delle altre nazioni. Ogni formazione era composta da otto giocatori, divisi in numero uguale tra A�donne e A�uomini, un allenatore ed un capitano che non potevano partecipare alle prove dei giochi. A�La particolaritA� che farA� conoscere tante cittA� europee e i loro costumi, A? che ogni puntata A? basata su un tema caratteristico della cittA� ospitante

Erano generalmente piccoli paesi, piuttosto che grandi cittA�, a rappresentare le nazioni. Ma in alcune puntate sono state protagoniste alcune delle cittA� si piA? belle per il loro patrimonio artistico e culturale d’Europa, Bruxelles, e Chartres e Orvieto.

Le prime cittA� italiane a vincere i giochi furono Como nel 1970 e Abano Terme nel 1978.


Si A? piA? volte tentato di fare resuscitare la trasmissione, ma i tempi sono profondamente cambiati e l’ingenuitA�, la spontaneitA�, l’importanza mediatica di quelle edizioni non possono piA? tornare.

ResterA� perA? per sempre nei nostri ricordi !

Giorgio Acerbis

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Tifoso della SS Lazio, sono abbonato fin dal 1976 in Tevere non-numerata. Laureato in scienze politiche, ho pubblicato per Urbone “I Leoni di Lisbona”, la storia del Celtic che vinse la Coppa dei Campioni nel '67. Scrivo da tempo sulla Fanzine del Liverpool “Red all over the land”. Ho collaborato con alcune radio private di Roma curando delle rubriche su argomenti calcistici. Attualmente mi occupo della mia gatta Keira.

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