Gli anni passano, gli errori restano.

17035921_10208397294466688_492214449_oPoco più di un anno fa scrivevamo “Nessuno tocchi coach Pino”. Un articolo duro, forse. Ma necessario visto il clima che si respirava in città. Un clima da caccia al colpevole e sul banco degli imputati c’era finito Sacripanti. Un anno è passato, un anno ricco di soddisfazioni per una provinciale (semifinale playoff persa a gara 7, finale di coppa Italia) e siamo qui a raccontarvi di una nuova polemica che investe il coach irpino e il suo staff. Polemica basata sugli ultimi risultati ma che spesso non tiene conto del fatto che Avellino è la seconda forza del campionato e tra le 16 migliori squadre della Champions League.

Errori Sacripanti ne ha commessi? Tantissimi. Ne mettiamo in fila qualcuno

  1. arrivo di Logan nel momento più sbagliato (alla vigilia del quarto di coppa Italia)
  2. dichiarazioni fuori luogo sul mancato appoggio del Paladelmauro (qualche mese fa)
  3. disgraziata gestione degli ultimi minuti in alcune partite importanti (non ultima quella di stamane con Brescia)

Errori suoi ma anche del suo staff. Ad esempio, anche se tutti si affrettano a dire il contrario, Ragland si tocca la spalla come e più di prima. Ha dolore. Forse andava fermato per più tempo. Chissà. Coi se e i ma non si fanno le stagioni vincenti. Di certo c’è che il ragazzo pare ancora avere fastidio e di certo non ha le stesse prestazioni di un mese fa.

Detto questo stiamo parlando sempre di un allenatore che ha portato Avellino laddove mancava da anni. Poi le partite si possono vincere o perdere. E’ il basket. Quello che stupisce è però la mancanza di argomentazioni dopo le sconfitte. Non si può addebitare sempre tutto alla sfortuna o alla cattiva gestione degli ultimi minuti. Non è possibile che in tutto il campionato si sia vinto con ampio margine e in scioltezza solo in solo 2 occasioni. Ok, c’è grande livellamento e anche le squadre più deboli sono attrezzate. Ma è mancato sempre quello che un poco aveva contraddistinto Avellino delle scorse stagioni. Azzannare l’avversario quando era in difficoltà chiudendo la partita ben prima dell’ultima sirena.

Tornando alla partita di oggi con Brescia, ci chiediamo perché è stata affidata a Logan una rimessa importantissima a pochi minuti dalla fine e con la Scandone in recupero. E’ quello che conosce meno i movimenti dei propri compagni poiché appena arrivato. La riprova? Trenta secondi dopo, stessa rimessa, palla in mano a Randolph. Su questo un allenatore può e deve incidere. Ancora. Fesenko deve ricevere più palloni. Quando accade è devastante e comunque le sue percentuali da due sono nettamente superiori a quelle dei compagni (rispetto ai tentativi fatti, ovviamente). Quindi palla a Fesenko? Non sempre. A volte male, a volte affatto. Ancora. Thomas irriconoscibile e Randolph che la metteva sempre. Togli il secondo e metti il primo. Brescia recupera il piccolo vantaggio accumulato da Avellino. Era meglio far giocare Randolph forse in debito di ossigeno ma con la mano calda o un Thomas che entra e scarica sui difensori avversari un pallone che mai sarebbe arrivato sul lato opposto?

Sono critiche alla gestione e dopo una sconfitta ci stanno tutte. Come ci stavano tutte dopo la sconfitta con Sassari in Coppa Italia. Non si può però giudicare una stagione di volta in volta a seconda che si vinca o si perda. Le stagioni si giudicano a fine anno tirando le somme e guardando il complesso di quanto accaduto nel corso del campionato e delle coppe. Avellino ha ancora due obiettivi importanti. Sacripanti ha sbagliato ma da uomo intelligente sa di averlo fatto. E, forse, sa che non tutte le colpe sono ascrivibili a lui (come la gestione dell’arrivo di Logan). Quindi ora come allora, nessuno tocchi coach Pino.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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