Gli dei del basket: Claudio Capone

Ci sono giocatori che restano nella memoria collettiva per le loro imprese, altri per il loro carattere e il comportamento dentro e fuori al rettangolo di gioco. Poi ce ne sono alcuni che rimangono indelebilmente impressi nei ricordi di tifosi e avversari per aver messo la loro firma sui grandi successi delle proprie squadre. Non sono molti a potersi fregiare di questo, non sono tanti a potersi vantare di aver contribuito fattivamente a decidere le sorti di un campionato o di una coppa. Solo i grandi campioni possono farlo. Ed oggi noi parleremo proprio di uno di loro. Un giocatore che a pieno titolo siede nell’Olimpo del basket italiano.

Claudio Capone

Claudio Capone Nazionale Over 45

 

Claudio Capone nasce a Chieti nel 1965 e cresce cestisticamente nella squadra della sua cittA� natale nella quale milita dal 1978 al 1985. Da lA� in avanti sarA� una carriera ricca di successi e soddisfazioni, in squadre di primissimo livelloA�e non, ma sempre con la stessa voglia di giocare e stupire il proprio pubblico. E’ una guardia di un metro e 87 centimetri dall’ottima propensione difensiva e dal tiro da tre mortifero. Le sue percentuali realizzative da tre punti sono mediamente sempre attorno al 40% con un picco del 54% nel primo anno in cui indossa la maglia della Scandone Avellino. Tirare da due o da tre punti per Claudio A?A�la stessa cosa. Marcato o libero non importa. Anche con la mano dell’avversario sulla faccia si alza e tira senza alcun timore. E realizza, realizza sempre, mandando in bestia allenatori ed avversari di turno. E’ un grande atleta ma soprattutto un grande uomo. Mai un comportamento sopra le righe, mai un litigio con i propri compagni che non si sia ricomposto dopo alcuni minuti. La sua carriera puA? riassumersi nel dettoA�latino “Veni, Vidi, Vici”. Il suo marchio di fabbrica, senza neppure dirlo, A? il tiro da tre a filo di sirena con il quale ha deliziato i palati piA? esigenti del basket italiano. Tiri che molto spesso hanno consegnato vittorie importanti, ma che in almeno due occasioni, sono passati alla storia delle SocietA� in cui militava e l’hanno fatto entrare di diritto nella Hall of Fame del panorama cestistico continentale e non. E noi di SportBloggers vogliamo proprio ricordare queste due emozioni, questi due tiri da tre che hanno fatto la storia del basket italiano e che hanno unito nella gioia tifosi di due squadre lontanissime geograficamente: Blu Club Aresium Milano e De Vizia Scandone Avellino.

Claudio CaponeNei primi anni 90 Milano A? la capitale del basket. L’Olimpia, reduce dai incredibili successiA�degli anni ottanta, conquista Coppa Korac, scudetto e Coppa Italia mentre Arese e Desio si contendono il titolo di seconda squadra di Milano. Nell’annata 1994/1995 la Blu Club Aresium Milano disputa la sua settima stagione in serie A2. Nel girone A i play off sono facile appannaggio di ForlA� che elimina Caserta in semifinale (3-1) e Rimini in finale (3-0) e conquista a pieno merito e facilmente il primo posto libero per entrare nella massima serie. Nel girone B le cose vanno diversamente. In semifinale CantA? si sbarazza di Napoli solo al 5A� match mentre l’Aresium Milano passa in finale con meno ansia battendo il Cervia 3-1. La finale play off vede quindi impegnate la Blu Club Milano eA�la Polti CantA?. Gara 1 A? di Milano mentre in Gara 2 e 3 CantA? ha facilmente la meglio sulla compagine ambrosiana. Gara 4 A? giocata allo spasimo e Milano riesce alla fine ad imporsi 86 a 77 rimandando tutto a Gara 5. La “bella” si gioca in casa della Blu Club in un clima arroventato. A 24 secondi dalla fine Milano conduce di tre lunghezze e sembra poter portare a casa la vittoria e la promozione. Massimiliano Aldi sbaglia il tiro libero del +4 e sul capovolgimento di fronte Alberto “Lupo” Rossini realizza la tripla del pareggio di CantA?. La Polti A? reduce dalla retrocessione dell’anno precedente e vuole assolutamente tornare nella massima serie. Sul 58 pari la palla scotta ma l’Aresium Milano ha l’ultima azione. Claudio Capone non ha paura e prende la palla dalla rimessa. Ha di fronte il suo pari ruolo canturino Eros Buratti, sei anni piA? giovane di lui, che gli vuole impedire il tiro. Claudio supera la metA� campo, un’occhiata al cronometro, una all’avversario. Basterebbe una penetrazione o un fallo subito ma lui ha un’altra idea per la testa. Con un ball handling prova a liberarsi di Buratti che perA? non cade nelle finte. Mancano due secondi e Claudio si alza e tira da tre incurante della mano in faccia del suo avversario.A�Solo retina. 3 punti per l’Aresium Milano che conquista la promozione in A1 e raggiunge l’Olimpia nella massima serie.

CaponeCinque anni dopo Capone non indossa piA? la maglia dell’Aresium Milano (che tra l’altro A? fallita dopo il primo anno di A1) e ha militato a ForlA�, Fabriano, Roma e Pozzuoli. E’ proprio lA� che lo scova il duo Menotti Sanfilippo – Montella, dirigenti della Scandone, portandolo ad Avellino con la speranza che sia l’italiano che fa la differenza. E’ il 1998 e Avellino A? al secondo anno di A2. L’anno successivo la stagione inizia con i migliori auspici ma alla quinta di campionato Capone si infortuna. La Scandone A? costretta a giocare senza guardia titolare mettendo in campo il sostituto Seco Umaro Camara noto per mettere serie di venti triple in allenamento e per sbagliarne altrettante in partita. Coach Dal Monte A? costretto a chiedere allo societA� uno sforzo ed arriva il greco Vangelis Vourtzoumis, non un fenomeno ma capace di tamponare l’assenza del buon Claudio. Capone torna la sesta giornata di ritorno in casa contro Biella e la Scandone ricomincia a macinare gioco e punti. Arrivano i play off e in semifinale Avellino incontra Fabriano. C’A? bisogno di Gara 5 per decidere chi andrA� a sfidare Jesi in finale. Avellino batte Fabriano realizzando 84 punti e va a giocarsi le chances di conquista della massima serie avendo il fattore campo a proprio vantaggio. La Scandone vince Gara 1 in casa, poi cede in Gara 2 a Jesi per poi tornare a vincere sul proprio parquet. E’ il 25 maggio del 2000, a Jesi A? di scena Gara 4. Ad Avellino basterebbe vincere per coronare il sogno di una vita. Jesi deve recuperare il terreno perso per sperare di andare a fare il colpaccio in Gara 5 in casa dei biancoverdi. Mancano 6 secondi alla fine di Gara 4. Jesi A? in vantaggio di due ma in lunetta c’A? il play di Avellino Sergio Mastroianni per due tiri liberi che puntualmente realizza. Palla a Jesi e perfetta paritA�. Massimo Guerra porta palla ma la perde prima della metA� campo. Capone la arpiona e lascia partire un tiro da oltre 9 metri. Solo retina.A�3 punti per AvellinoA�che conquista la promozione in A1. Il resto A? storia.

Due episodi di una lunghissima carriera. Probabilmente i due episodi apicali. Ma tanti e tanti altri potrebbero raccontarne chi ha visto CaponeA�calcare i campi di basket da nord a sud della nostra penisola. I campioni non giocano solo nell’NBA, non indossano per forza la maglia numero 23. Ci sono ragazzi che nel loro piccolo hanno fatto la storia del basket di casa nostra e delle squadre in cui hanno militato. Grazie Claudio, lupo vero.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...