Gli episodi condanno i lupi a Bari

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Al san Nicola accade tutto nella ripresa: Kresic illude i 1300 tifosi giunti dall’Irpinia, poi in quattro minuti prima il pareggio di Improta con un missile terra-aria all’incrocio e poi Galano su discutibile calcio di rigore regalano la vittoria ai padroni di casa. Per l’Avellino sconfitta amara, ma la testa è già al derby di domenica contro la Salernitana.

Terza sconfitta su quattro gare disputate lontano dal Partenio-Lombardi. Nove reti incassate, cinque quelle realizzate, tre punti incamerati sui dodici disponibili. L’Avellino formato trasferta proprio non va: dopo i ko di Cremona e Cesena, arriva quello di Bari, altro match che i lupi sono stati capaci di complicarsi e gettare alle ortiche, stavolta addirittura dopo essere passati in vantaggio.

Già, perché dopo un primo tempo abbastanza avaro di emozioni, se si eccettua una clamorosa palla goal non sfruttata da Ardemagn e un incrocio colto da Galano proprio allo scadere, i biancoverdi a sorpresa erano riusciti a passare al 75esimo con una bella girata mancina di Kresic. Neppure il tempo di far gioire i 1300 supporters giunti dall’Irpinia che un solissimo Improta ha però pescato il jolly con un tiro dai trenta metri che si è infilato all’incrocio siglando il pari. E quattro minuti più tardi Galano su calcio di rigore a dir poco discutibile (per presunto fallo di mano di D’Angelo su cross dello stesso attaccante biancorosso) ha insaccato la rete del definitivo sorpasso.

Ingenuità? Presunzione? Calo di tensione? Reazione inconsistente? Mancanza di rabbia? Un mix di tutto questo e anche di più… la verità è che se il Bari poco o nulla ha fatto per vincere la gara, l’Avellino non è che abbia dimostrato di meritare di più. Certo il match è stato deciso dagli episodi, ma è pur vero che i lupi non sono mai stati in grado di impensierire la retroguardia pugliese, se si eccettua un colpo di testa di D’Angelo smanacciato di istinto da Micai. Non hanno funzionato le fasce: Molina e Laverone prima, Bidaoui e Camarà poi, sono stati ben bloccati dagli uomini di Grosso, mettendo così in difficoltà anche la coppia centrale Di Tacchio – D’Angelo. Rifornimenti per Ardemagni e Asencio non ve ne sono stati e lo stesso Castaldo quando è entrato poco ha inciso. La retroguardia ha retto bene, ma nonostante ciò resta il dato preoccupante che mai quest’anno l’Avellino è riuscito a chiudere una gara mantenendo la propria porta inviolata.

Resta l’amaro in bocca e l’impressione che un’altra occasione è stata sprecata. Un vero peccato, perché con un pizzico di attenzione e cattiveria in più un risultato positivo si poteva portare a casa… adesso però occorre resettare tutto e pensare al derby di domenica pomeriggio. Arriva la Salernitana, gara sentita da entrambe le tifoserie che, sebbene si sostenga il contrario sia su sponda granata che su quella biancoverde, vale molto più dei semplici tre punti. Gli uomini di mister Novellino lo sanno bene, perciò non saranno ammessi né leggerezze, né cali di tensione o concentrazione: occorre solo vincere e farsi perdonare lo smacco sùbito in terra pugliese. E se tutto andrà come si augurano i tifosi di fede biancoverde, al termine del match scorreranno fiumi di Ceres, sponsor del match per la gioia degli stessi supporters e dello store dell’Us Avellino che in queste ore sta facendo affari d’oro grazie al logo della birra danese stampato su gadget e magliette ufficiali.

Nicola Iannaccone

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"In una serata primaverile di un lontano aprile del XX sec., nasceva nella ridente e verde Avellino, Nicola Iannaccone, per tutti NIKO… l’insegnante precario, l’archeologo fossilizzato, il giornalista sfaccendato, il fotografo movimentato, l’incallito viaggiatore, l’inguaribile sognatore, l’autista impaziente, il calciatore scalciato, il Gascoigne misurato, il tennista smanettato, lo sportivo attapirato, ma soprattutto il tifoso sfegatato. Di chi? Dei lupi biancoverdi ovviamente, che non hai mai tradito, né abbandonato, al punto da aver fatto richiesta per avere residenza e domicilio presso la curva Sud del Partenio!"

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