Gregoretti & Ugolini alla Yukon Ultra Arctic

gregorettiugolini1Partire dalla��Italia con un sogno, sconfiggere il grande freddo con il solo calore dei muscoli e la concentrazione mentale A? quanto hanno coronato i due “ultra men” Stefano Gregoretti e Davide Ugolini, entrambi riccionesi iscritti alla SocietA� sportiva Misano Podismo. Lo avevano annunciato prima di partire per la Yukon Ultra Arctic che il loro obiettivo era vincere e abbattere il record assoluto (poco piA? di 21 ore) nella corsa piA? difficile di tutte: la 100 miglia (160Km) tra le innevate e ghiacciate lande del Canada.

Hanno corso per 25 ore consecutive alla velocitA� media di circa 9 minuti al chilometro, senza mai mollare, giorno notte e poi ancora giorno. Hanno sorpreso tutti, anche gli organizzatori della durissima gara a cui solo in 20 da tutto il mondo hanno avuto il coraggio di partecipare.
L’unico neo, se proprio vogliamo trovarne uno, A? dato dal fatto che i ragazzi non sono riusciti ad abbassare il record delA�tragitto, sebbene ciA? sia stato dovuto solo alle avverse condizioni di gara; rispetto alla��edizione scorsa infatti i due italiani non hanno trovato vento freddo e ghiaccio su cui avrebbero corso piA? velocemente ma neve fresca che li ha accompagnati per gran parte della corsa e vento debole.

Assieme ai runner della 100 miglia ca��erano anche quelli della 300 e 430 miglia, i ciclisti e gli sciatori, in quella che A? unaA�gara di resistenza che da 10 anni si svolge sulle tracce della famosa Yukon Quest, la trentennale gara di sladdog, sfidando condizioni atmosferiche proibitive e temperature che vanno dai -20 ai -50 gradi centigradi.

Stefano e Davide,A�con la loroA�determinazioneA�eA�coraggioA�da vendere,A�sono arrivati pari merito al villaggio, ad attenderli alla��aperto non ca��era nessuno, non hanno neppure tagliato il traguardo perchA� lo striscione non era ancora stato montato, tanto erano in anticipo sui tempi previsti…

Lo hanno issato loro lo stricione, dopo essersi messi al collo la meritatissima medaglia, unico compenso per la grande fatica, e si sono prestati ad accogliere gli italiani iscritti alle altre discipline: Aldo Mazzocchi in mountain bike arrivato al campo base dopo 6 ore ed Enrico Ghidoni su sci da alpinismo, entrambi primi nelle loro categorie.

La��Italia ha cosA� conquistato gran parte delle gare in programma stupendo gli organizzatori e gli altri concorrenti, per lo piA? canadesi, norvegesi e svedesi, giA� temprati dal grande freddo e ben allenati. Da sottolineare A? inoltre il fatto cheA�piA? della metA� degli atleti in gara non hanno nemmeno tagliato il traguardo, fermati dal freddo o dalla stanchezza.

Appena sbarcati in Canada la sensazione di freddo, tremendo freddo, benchA? temprati durante tutto la��inverno da allenamenti in t-shirt, camminate sulla neve e termosifoni spenti in casa, ha fatto temere ancor di piA? il a�?frost bitea�� (congelamento istantaneo) ai due riccionesi.

Dopo il veloce corso di sopravvivenza organizzato dallo staff di gara, i corridori si sono presentati sulla linea del via davanti a tutti, per evitare di dover sorpassare gli altri 18 concorrenti in difficili condizioni, infatti, il passaggio era unico: una interminabile scia bianca contornata da cumuli di neve fresca.

I due amici hanno corso assieme per una quarantina di chilometri, poi ognuno ha proseguito secondo il suo ritmo, Stefano davanti e Davide dietro. Tra loro solo il bianco e il silenzio. Ad indicare la strada paletti catarifrangenti piantati ogni 500 metri di distanza. Nessun altro: nessun villaggio, nessun animale, nemmeno le motoslitte degli organizzatori.

Stefano seguiva le impronte delle mute dei cani da slitta che avevano solcato il ghiaccio il giorno precedente, Davide seguiva le orme di Stefano. Poi la notte, ma nessuna sosta, se non un pisolino di poco piA? di 10 minuti cheA�Stefano si A? concesso infagottato nel piumone, seduto sulla slitta, ed un ciclo di mini sonno di Davide che alternava la corsa a soste non piA? lunghe di 30a��a�� o 1 minuto, rimanendo in piedi, appoggiato sui bastoncini con cui si sorreggeva.

Alle 3 di notte, dopo circa 130 chilometri e 12 ore in solitaria si sono ricongiunti ma il giorno sarebbe arrivato solo 6 ore dopo; trascorrere la notte assieme era un obiettivo comune, una decisione saggia maturata giA� in Italia.

Nel frattempo i due si sono cibati: Stefano con 38 barrette gel e del grana, Davide con 30 barrette gel, 3 salsicce preparate nella sua macelleria e ciccioli, assai piA? digeribili e soluzione ottimale per ricaricarlo di energie quanto mai indispensabili per recuperare lo sforzo giA� profuso. Sulle spalle due litri e mezzo da��acqua, non di piA?, sarebbe pesata troppo e avrebbe rischiato di congelare, infatti il camel bag A? stato inserito a contatto con il corpo degli atleti per evitare che la��acqua ghiacciasse.
La stanchezza ha cominciato a farsi sentire alle luci della��alba e i due hanno cominciato ad alternare allucinazioni visive e uditive: Stefano sentiva voci, mentre Davide scorgeva animali e persone. Per entrambi la difficoltA� piA? grossa non A? stata quella fisica, ma vincere la��assenza di persone, cose, rumori quotidiani.

Passate le crisi, a pochi chilometri dalla meta hanno cominciato a guardarsi indietro, per controllare di non essere superati proprio in prossimitA� della��arrivo. Ad un tratto una sagoma in avvicinamento li ha fatti scattare, aumentando il passo ancor di piA?, finchA? al momento del sorpasso non si sono resi conto che la ragazza era trainata da una muta di cani. Anche questa A? la a�?magiaa�� di una corsa alla��apparenza impossibile…

Il prossimo obiettivo fissato da Ray Zahab, allenatore e guru dei due uomini entrati nella leggenda della��Ultra Trail, si svolgerA� sul massiccio del PerA? in alta quota. Intanto Stefano e Davide si concentreranno su sfide piA? vicine, ma sempre estreme come il Rimini Challenge di Triathlon il prossimo 26 maggio, la Lavaredo Ultra Trail il 30 giugno, la��Ultra Trail del Monte Bianco a fine agosto ed in fine la Tor des GA�ants, che con i suoi 330 chilometri di lunghezza e i 24 mila metri di dislivello positivo A? un unicum del panorama mondiale degli Endurance Trail.

 

About Matteo Brama

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Veronese, alle soglie dei 50 anni ha 5 amori (Barbara, Jacopo, Joe, l'Inter e L'Hellas) e per non essere da meno pure 5 amanti (la corsa, la bici, la fotografia, la scrittura e lo sport in generale). Sportivamente parlando vanta un paio di record di cui va fiero: maggior numero di sport praticati in vita (ne ha perso il conto) nonché maggior numero di infortuni e fratture (che gli hanno valso il meritato soprannome di Swarosky). Nella sua quarantennale carriera sportiva è stato giocatore, guardalinee, arbitro, dirigente, presidente, allenatore, giornalista-fotografo-scrittore sportivo...Sta seriamente pensando di taroccare la carta d'identità per poter partecipare al corso arbitri e chiudere il cerchio per entrare nel guinness dei primati. E' fondatore e promotore di SportBloggers.