I motivi della sconfitta a Brindisi. Le 7 criticitA� di casa Scandone.

leunen-sidigas-e1443604615300La sconfitta brucia. Brucia per tanti motivi. Innanzitutto la forza dell’avversario: sull’orlo di una crisi di nervi e in piena crisi di risultati, Brindisi aveva come unica chance quella di vincere e convincere tra le mura amiche. Pur non giocando un buon basket A? riuscita nell’impresa di sottolineare i problemi che affliggono la squadra di Sacripanti. Vediamo di mettere in ordine le questioni che fanno preoccupare addetti ai lavori e tifosi.

  1. Attacco della zona avversaria. Il problema non A? soltanto di quest’anno. La Sidigas targata Sacripanti va sempre in difficoltA� quando il tecnico avversario schiera la zona. Lo scorso anno e in parte di quello precedente c’era Ragland a risolvere la maggior parte delle situazioni. Quest’anno il compito se lo dividono equamente Rich e Filloy. Ma la questione resta, probabilmente evidenziata anche dalla mancanza sotto le plance di un giocatore come Fesenko utilissimo nel far collassare le difese e ancora piA? utile per creare maggiori spaziature per i compagni.
  2. Fitipaldo. Che non fosse un grande difensore era risaputo. Che la sua involuzione tecnico tattica portasse Sacripanti a centellinarne la presenza era del tutto inaspettato. Bolso in difesa e fuori contesto in attacco, fa specie la mancanza di idee e di soluzioni. Oltre a questo, evita di prendersi responsabilitA� e penetra solo quando costretto. Farsi battere sempre sul primo palleggio A? sintomo di questo disagio. Lo A? stato in partite vittoriose, lo A? ancora di piA? quando i biancoverdi perdono.
  3. Il reparto lunghi. Che la scelta di prendere un giocatore infortunato (Lawal) confermando Fesenko e prendendo N’Diaye (entrambi impegnati nelle rispettive competizioni continentali) fosse un azzardo era scontato. Che si rompesse Fesenko e che la schiena in cattive condizioni del Senegalese costringesse De Cesare ad un ulteriore sforzo era meno scontato ed entra a pieno titolo tra le sfortunate coincidenze di inizio stagione. L’ingresso di Ortner ha solo alleviato le sofferenze del reparto. Una squadra costruita attorno a Fesenko e alle sue caratteristiche si regge ora sulle spalle di lunghi con velleitA� completamente diverse da quelle dell’ucraino. Le difficoltA� a rimbalzo, coperte sovente dalla buona vitalitA� di Scrubb sotto le plance, sono esplose nella partita contro Brindisi registrando un +10 dei pugliesi nei rimbalzi offensivi.
  4. Le partite di Champions. La competizione europea sta sottraendo energie e riducendo gli spazi di recupero dai piccoli acciacchi dei giocatori avellinesi. Oltre a questo, vengono ridotti al lumicino o praticamente annullati i benefici degli allenamenti. Giocare ogni 72 ore comporta una contrazione sostanziosa del tempo dedicato alla messa in pratica degli accorgimenti tattici necessari per affrontare ogni avversario con la dovuta preparazione. La soluzione non c’A? a meno di non volersi augurare l’uscita dalla Coppa.
  5. La difesa allungata. Utile in molteplici circostanze di gioco, quest’anno Sacripanti ha puntato molto sulla pressione a tutto campo sul play avversario. Purtoppo nella maggior parte dei casi lo stratagemma tecnico si A? risolto con un facile canestro da parte degli avversari. Dall’altro lato del campo, a parti invertite, la Scandone va in estrema difficoltA� quando sono gli avversari a sfruttare questo accorgimento. Caso eclatante con Brindisi doveA�3 minuti di difesa allungata pugliese hanno portato ben 3 palle perse da parte dei biancoverdi. Se fai allenamenti specifici per giocare con la difesa allungata, dovresti sapere anche come se ne esce. Ovviamente anche qui l’assenza di Fesenko si fa sentire. Avere una boa mobile di 120 chilogrammi e 2.20 che ti accompagna nel superamento della metA� campo.
  6. Il pick & roll. Fase offensiva. Prendere un blocco buono di N’Diaye A? praticamente impossibile. Sottile come una carta di giornale, i suoi blocchi sono facilmente aggirabili dai piccoli avversari. Oltre a questo, se prova minimamente a spostarsi, gli arbitri gli fischiano giustamente fallo per blocco in movimento. Questo comporta che molti degli schemi Scandone non abbiano un buono sbocco offensivo e debbano risolversi in una penetrazione azzardata o in una scelta forzata del singolo. Fase difensiva. I play di Avellino riescono pochissime volte a passare davanti al blocco del lungo avversario. Passare dietro dA� lo spazio per un tiro facile al portatore di palla, cambiare in maniera sistematica (come fatto con Brindisi) crea dei mismatch che si risolvono in altrettante penetrazioni facili degli avversari.
  7. La gestione del vantaggio. Nell’economia di una partita, trovarsi con un vantaggio in doppia cifra A? essenziale. Ma ancora piA? decisivo A? conservare il piA? a lungo possibile tale vantaggio in maniera da spegnere ogni velleitA� degli avversari. Avellino troppo spesso si fa recuperare strappi anche molto consistenti riaprendo la partita e di fatto rimettendo in gioco l’avversario. Con Brindisi un blackout di 5 minuti A? costato un umiliante parziale di 16 a 2 per i pugliesi. Imbarazzante anche il ricordo di un derby casalingo con Caserta. Ovviamente Sacripanti cerca di far ruotare il piA? possibile i propri uomini ma qualche volta sarebbe opportuno gestire meglio i vantaggi accumulati con fatica e dilapidati in un batter di ciglia.

 

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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