“I vantaggi” della tessera del tifoso: per molti, ma non per gli avellinesi…

 

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Garantito l’ordine pubblico, ma i tifosi irpini a Palermo sono entrati nel settore ospiti con 20′ minuti di ritardo e giovedì sera nella vicina Castellammare con 35′. Quattro ore di viaggio e controlli esasperanti per un derby che sugli spalti ha visto prevalere goliardia, sfottò, colore e tanta passione.

La tessera del tifoso nelle intenzioni del ministero dell’Interno sarebbe dovuto essere quello strumento di fidealizzazione che oltre ad identificare i tifosi delle squadre di calcio permettendo loro di avere libero accesso alle gare in trasferta dei propri beniamini, avrebbe dovuto agevolare il riconoscimento degli stessi e snellire le pratiche di accesso ai vari settori ospiti. Concetto chiaro e inappuntabile, peccato che a quanto pare le cose non sempre vanno come il legislatore si era auspicato. Già, perché nella pratica, ciò che nelle intenzioni doveva essere, accade raramente… e sicuramente non agli avellinesi, i cui toperdoni, come già accaduto a Palermo 15 giorni fa, anche in occasione del derby giocato a Castellammare di Stabia, sono stati oggetto di controlli che definire esagerati ed esasperanti  (sono stati effettuati alla partenza, durante il tragitto e anche dopo), è quanto meno riduttivo. Per carità giustissimo che vengano fatti, onde evitare l’ingresso di materiale esplosivo (che poi puntualmente e misteriosamente viene comunque introdotto nel settore) o oggetti contundenti, ma a volte si sfiora il paradosso!

Morale della favola: a Palermo i tifosi biancoverdi, pur avendo pagato la considerevole cifra di 15 euro ed essersi sobbarcati una trasferta lunghissima con annessi onerosi costi di trasporto, sono stati fatti entrare nel settore ospiti della Favorita con 20 minuti di ritardo e in quello del Menti di Castellammare la maggior parte di loro, pur radunandosi alle 17 e partendo alle 18, per ricoprire soli 70 km, sono addirittura entrati 35 minuti dopo il calcio d’inizio, ovvero 4 ore dopo la partenza…

Qualcuno ci spieghi perché accade ciò? Perchè pur avendo regolarmente la tessera e avendo pagato un biglietto per assistere ad uno spettacolo, questi tifosi che fanno sacrifici solo per amore, in nome di una fede e una passione, pur avendo una nomea di correttezza e sportività esemplare, devono essere mortificati con un trattamento simile.

Certo si è evitato qualunque tipo di scontro tra le tifoserie, il servizio d’ordine è stato impeccabile, ma è pur vero che la sensazione di sentirsi “sequestrati” in nome della sicurezza pubblica non è piacevole, così non lo è pagare per non assistere dall’inizio alla gara. Soprattutto se poi il trattamento che ricevono le altre tifoserie al Partenio è di tutt’altro genere: a memoria non si ricorda l’ultima volta in cui ad una tifoseria è stato impedito di raggiungere e sistemarsi con congruo anticipo nel settore ospiti del Partenio-Lombardi. Questione di stile? Di capacità in taluni casi e incapacità in altri? Difficile dirlo…

Tornando al derby giocato giovedì sera, va detto che sotto il profilo dell’ordine pubblico, tutto è filato liscio. Tra i supporters stabiesi e i quasi 700 avellinesi accorsi al Romeo Menti ci sono stati i soliti sfottò, qualche striscione ironico, tante promesse e minaccie di aggressione piovute dalle tribune (rimaste fortunatamente verbali) e un acceso diverbio tra il ds irpino De Vito e il calciatore della Juve Stabia Lanzaro in tribuna che ha scaldato eccessivamente gli animi costringendo il dirigente biancoverde a lasciare gli spalti anzitempo.

Tre i momenti più belli vissuti sugli spalti: nell’intervallo, quando ormai come da consuetudine i tifosi del lupo hanno continuato a cantare incessantemente e a squarciagola lasciando esterefatti i tifosi gialloblù; l’applauso di tutto lo stadio, compreso quello degli avellinesi, quando la curva di casa ha esposto uno striscione in memoria di Catello Mari, calciatore della Cavese scomparso otto anni fa nella notte tra il 15 e il 16 aprile in un incidente stradale mentre tornava a Castellammare dalla festa per la promozione in C1 dei metelliani. E dulcis in fundo l’ormai marchio di fabbrica della tifoseria irpina, ossia la sciarpata a scomparsa stavolta accompagnata da un goliardico coro preparato ad hoc dagli stabiesi. Insomma sana rivalità, condita da quel pizzico di ilarità e goliardia che rendono queste partite speciali e il calcio ancora affascinante…

Nicola Iannaccone

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"In una serata primaverile di un lontano aprile del XX sec., nasceva nella ridente e verde Avellino, Nicola Iannaccone, per tutti NIKO… l’insegnante precario, l’archeologo fossilizzato, il giornalista sfaccendato, il fotografo movimentato, l’incallito viaggiatore, l’inguaribile sognatore, l’autista impaziente, il calciatore scalciato, il Gascoigne misurato, il tennista smanettato, lo sportivo attapirato, ma soprattutto il tifoso sfegatato. Di chi? Dei lupi biancoverdi ovviamente, che non hai mai tradito, né abbandonato, al punto da aver fatto richiesta per avere residenza e domicilio presso la curva Sud del Partenio!"

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