Il calcio malato

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Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini di quanto accaduto a Salerno. Scene fortunatamente non violente ne drammatiche ma che evidenziano ancora una volta quanto questo calcio sia ormai tarlato fino alla più interiore essenza di quello che invece lo sport in generale dovrebbe offrire. Finti infortuni, presunte minacce di morte ai giocatori hanno di fatto ostacolato il regolare svolgimento dell’atteso derby del Salento. Qualche tempo fa, prima di un derby capitolino, nonostante le garanzie del Questore e del Prefetto fu dato credito ad una notizia, confermatasi falsa,  diffusa ad arte per creare tensioni e soprattutto impedire il regolare svolgimento del match. Episodi che sono solo la punta di un iceberg che spesso si preferisce non vedere. Ingerenza dei tifosi, malcostume tipico italiano e l’invasione del dio denaro nel mondo del pallone hanno portato a quello cui oggi dobbiamo assistere domenicalmente. La passione, quella vera, ormai è sopraffatta da interessi che hanno snaturato di fatto il semplice gradimento dell’evento sportivo od il supporto alla propria squadra del cuore. Scene di violenza e di malaffare che si alternano in modo inqietante, passando da casi eclatanti a scandali di ogni genere. Ma il grande calcio non è che il risultato di quanto si produce dalla base. Facile certamente innescare giudizi e bei pensieri parlando del calcio dorato, ma per comprendere come si arrivi a tutto questo, tra le tante motivazioni anche a carattere sociale, sarebbe opportuno scendere nel calcio giovanile, quello in cui rispetto e lealtà dovrebbero prevalere su tutto il resto. Nella grande maggioranza dei casi, ognuno di noi abitualmente o sporadicamente ha avuto l’occasione di seguire il proprio figlio, nipote, amico giocare in qualche rappresentativa giovanile, scolastica od agonistica che sia. Ed allora si sarà accorto di un substrato di incomprensibile tensione ed egoismo allo stato puro, che –ed è questa la cosa grave- ormai si accetta con rassegnata devozione. Laddove il divertimento dovrebbe essere il principale artefice del movimento, per mere aspirazioni di genitori esaltati o tecnici arrivisti si trasforma in inspiegabile tensione agonistica. A far da contorno poi a questo malcostume (che fortunatamente però non si è impadronito di tutte le realtà giovanili calcistiche) c’è anche il tipico italiano “dare addosso all’arbitro”, a prescindere da tutto e tutti. E’ a dir poco avvilente, assistere a partite di ragazzi ove genitori tifosi, dalle tribune, invece di offrire un esempio positivo, si lasciano molto spesso andare a comportamenti censurabili nei confronti del direttore di gara di turno, anche quando questo magari è pressochè coetaneo di chi sta giocando. Offese e comportamenti che farebbero rabbrividire anche spalti della massima serie. Ma la cosa ironica, ed anche triste però, che poi ci si scandalizza di quanto accade a livello nazionale. Questioni di retorica forse, oppure semplice coerenza ma il movimento calcio dovrebbe migliorare anche e soprattutto dal basso per provare a guarire. Altrimenti la guerra è persa in partenza

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Massimiliano Marsili

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Romano de Roma, è ormai prossimo alle 50 primavere. Dopo la famiglia, la vita all'aperto è stato da sempre il suo secondo amore. Una vita nello sport con il grande hobby del giornalismo sportivo. Per poco non è diventata la principale attività lavorativa ma la passione non si è mai sopita. Basket e Calcio hanno rappresentato ed in parte tutt'ora lo sono parte della sua vita.... sport praticati a tutti i livelli, giocatore allenatore ed arbitro. Parimenti le esperienze radiofoniche con diverse emittenti e strutture locali e nazionali, sia web che FM. Laziale doc, amante di tutto il movimento biancoceleste che segue in diversi siti e blog. Con grande piacere ed entusiasmo si è lasciato coinvolgere dal progetto di SportBloggers.