Il derby è del Benevento: Avellino secondo ko consecutivo!

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Ceravolo e Falco siglano le reti del successo degli stregoni che consolidano la quinta posizione in classifica. L’ex Eusepi accorcia le distanze per i biancoverdi, ma non basta. Lupi adesso con un solo punto di vantaggio sulla zona play out. Spettacolo, goliardia e sfottò sugli spalti…  

Si tinge di giallorosso l’atteso derby tra Benevento e Avellino. Vittoria importante e meritata per la squadra di mister Baroni che torna al successo dopo 4 giornate e consolida la quinta posizione in classifica attestandosi a quota 58 punti. Male invece la formazione di Novellino che perde la seconda partita consecutiva lontano dalle mura amiche del Partenio e vede complicarsi la scalata alla tanto agognata salvezza dal momento che adesso resta uno solo il punto di vantaggio sulla quint’ultima posizione occupata dal Trapani. Il tecnico delle streghe recupera Ciciretti e schiera la squadra con un funzionale 4-2-3-1: retroguardia affidata da sinistra verso destra a Lopez, Lucioni, Camporese e Venuti. In mediana Cisbah e Viola mediani con il trio Eramo, Falco e Ciceretti a supporto di bomber Ceravolo. Novellino, che deve fare a meno dell’infortunato Gonzales, dello squalificato Castaldo e degli acciaccati Verde e Belloni (entrambi in tribuna) al solito si schiera con un abbottonato 4-4-2 con la collaudata coppia centrale Djimsiti – Jidayi, coadiuvati sugli esterni da Laverone e Perrotta. In mezzo al campo Moretti e Omeonga supportati da D’Angelo e Lasik a suggerire il tandem Ardemagni – Eusepi.

Il match.

Partono subito forte i padroni di casa, che spinti dal pubblico delle grandi occasioni e approfittando anche dell’incapacità degli avversari di portare pressione sui portatori di palla, mettono alle corde i lupi che solo per l’imprecisione dei giallorossi e la bravura di Radunovic vanno al riposo indenni. Viola è il più pericoloso dei suoi e tra il decimo e il 15esimo ci prova per ben tre volte senza successo. Al 28esimo è sempre l’ex regista del Novara a sprecare a tu per tu con l’estremo biancoverde in uscita disperata. Al 34esimo ci prova Falco con un destro a giro che si spegne di poco sul fondo. Un minuto più tardi ancora Falco innesca Ceravolo che scarica il destro, ma è prodigioso Radunovic che devia con la mano sinistra in angolo. Al 38esimo finalmente si vede l’Avellino: Ardemagni guadagna un angolo. Sugli sviluppi del corner la palla finisce sui piedi di Lasik che da posizione centrale spedisce fuori d’un soffio. Sarà l’unico sussulto del primo tempo per i 1000 supporters di fede biancoverde.  A due minuti dall’intervallo si infortuna Ciciretti. Entra Puscas e Baroni cambia modulo passando al 4-4-2, con Falco che viene dirottato sull’out di destra.

Nella ripresa la musica non cambia: il Benevento fa la partita, l’Avellino soffre la maggiore freschezza e qualità in mezzo al campo delle streghe che, dopo aver dominato i primi 45 minuti, trovano finalmente la rete del meritato vantaggio: al 50esimo bella apertura di Viola per Falco, pennellata per la testa di Ceravolo, bravo a sovrastare un inguardabile Jidayi e ad infilare nell’angolino dove Radunovic non può arrivare. Novellino prova subito a immettere forze fresche per tentare di riprendere la gara: fuori un opaco Lasik dentro Bidauoi. L’ex crotonese porta vivacità sulla corsia mancina, ma è ancora il Benevento ad andare vicino al raddoppio con un gran tiro di sinistro di Falco smanacciato dal portiere serbo. Al 58esimo spunto di Bidauoi: serpentina e destro a incrociare, Cragno respinge di piede, Eusepi raccoglie e scarica il destro, ma viene provvidenzialmente murato da Lopez. Al 64esimo Novellino si gioca la carta dell’esterno mancino Asmah, al rientro dall’ultima del girone di andata, al posto di Jidayi, con Perrotta che scala al centro della difesa. Neanche il tempo di trovare la quadratura in difesa che i padroni di casa raddoppiano: Omeonga perde ingenuamente palla al limite, permettendo a Falco di involarsi tutto solo in area e trafiggere Radonovic. Attimi di delirio giallorosso sugli spalti… L’Avellino però reagisce subito al doppio svantaggio e al 70esimo accorcia le distanze con un bel colpo di testa di Eusepi su cross di D’Angelo. A questo punto Novellino tenta anche la carta Camarà che rileva un esausto Eusepi, ma gli ultimi 20 minuti trascorrono praticamente senza sussulti con i calciatori di casa spesso a terra a far trascorrere il tempo e incapaci di chiudere il match in contropiede e quelli irpini inabili nell’imbastire una manovra degna di nota e creare vere occasioni da rete.

Dopo 14 anni il Benevento fa suo il derby regalando ai propri tifosi una grande gioia. Per l’Avellino, che solo una settimana fa sembrava avere la salvezza a portata di mano, la strada diventa in salita: le due sconfitte contro Ascoli e Benevento e i risultati a sorpresa delle dirette concorrenti (Brescia su tutti) hanno rimesso tutto in discussione. La salvezza andrà sudata e guadagnata negli ultimi 270 minuti a partire dal prossimo match casalingo contro il Bari. Poi l’altro derby infuocato all’Arechi di Salerno e infine la chiusura con un Latina che tutti si augurano allora essere già retrocesso. Ma ciò che deve cambiare è l’approccio alle gare e l’atteggiamento in campo: squadra troppo rinunciataria, ferma sulle gambe, incapace di rendersi pericolosa… a Novellino il compito di rialzarla e condurla in lidi sicuri.

Derby delle tifoserie

La coreografia che i tifosi di casa preparavano da settimane è oggettivamente ben riuscita. Quattro drappi fluorescenti,  cartoncini gialli, bianco e rossi a coprire il settore, gigantografia sottostante e striscione in latino: “Inermes cum singulis vestimentis sub iugum missurum; alias condiciones pacis aequas victis ac victoribus fore: si agro Samnitium decederetur, coloniae abducerentur, suis inde legibus Romanum ac Samnitem aeque foedere victurum”. (traduzione: “li avrebbero fatti passare sotto il giogo, disarmati, vestiti della sola tunica. Le altre condizioni di pace accettabili ai vinti e ai vincitori: il ritiro dell’esercito dal territorio dei Sanniti e quello delle colonie ivi mandate; in seguito Romani e Sanniti sarebbero vissuti ciascuno con le proprie leggi in giusta alleanza”). Come al solito i tifosi sanniti, non avendo argomenti e storia calcistica lontanamente paragonabile a quella dei tanto odiati-invidiati cugini, stavolta per dimostrare la loro presunta “superiorità in ambito storico” hanno dovuto scomodare  Tito Livio e la sua “Ab urbe condita”, citando il brano relativo all’umiliazione subita dai romani durante la battaglia delle Forche Caudine. Peccato però non sapere che il condottiero sannita era tal Gaio Ponzo, nativo di Abellinum e che la lega sannita  era costituita dalle tribù di Caudini, Pentri Carricini e soprattutto Irpini grazie ai quali si ottenne il successo nel 321 a.C. in una non meglio identificata valle del Taburno. Ultras giallorossi rimandati in storia, ma anche in tifo… perché come sempre sugli spalti sono stati discontinui e poco originali, con i tifosi del lupo che si sono contraddistinti per incitamento costante nonostante lo svantaggio, solito sventolio dei vessilli per tutto il match e tanta goliardia. Bella in tal senso l’idea di disertare gli spalti al momento della loro coreografia e di esporre lo striscione “Nel vostro giorno di gloria… nessuna considerazione per la vostra misera storia. Curva Sud Avellino” e il coro finale “Tornerete in serie A”… Encomiabile infine l’iniziativa di andare ad accogliere la squadra al suo rientro da Benevento per far sentire la vicinanza della tifoseria nonostante il ko e stringere con loro un “patto salvezza”!

Nicola Iannaccone

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"In una serata primaverile di un lontano aprile del XX sec., nasceva nella ridente e verde Avellino, Nicola Iannaccone, per tutti NIKO… l’insegnante precario, l’archeologo fossilizzato, il giornalista sfaccendato, il fotografo movimentato, l’incallito viaggiatore, l’inguaribile sognatore, l’autista impaziente, il calciatore scalciato, il Gascoigne misurato, il tennista smanettato, lo sportivo attapirato, ma soprattutto il tifoso sfegatato. Di chi? Dei lupi biancoverdi ovviamente, che non hai mai tradito, né abbandonato, al punto da aver fatto richiesta per avere residenza e domicilio presso la curva Sud del Partenio!"

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