Il Poz dA� lezioni di basket. Senza storia il match con Avellino.

IMG-20150112-WA0002Prima del match Frank Vitucci, indimenticato ex di Varese, aveva dichiarato che per vincere la partita bastava fare un canestro piA? degli avversari. La filosofia “stile Boskov” non faceva una grinza e, pur rispettando Pozzecco, si credeva pronto per disputare una partita di alto livello. Tra questa dichiarazione e la palla a due c’A? stata la sconfitta esterna di CantA? che ha consegnato nelle mani della Sidigas Avellino l’accesso alle F8 senza neppure la necessitA� di dover per forza vincere. Questa la situazione a bocce ferme con Avellino decisamente piA? tranquilla e non costretta a dover disputare la partita della vita e Varese, reduce da un inizio di stagione cosA� cosA�, a dover rincorrere pur con tutte le scusanti dovute alla prolungata assenza di Kangur (giocatore che farebbe la differenza in qualunque squadra e ancor di piA? in un roster non costruito per vincere il campionato).

Inizia la partita ed A? subito lezione di basket. Varese domina in ogni ruolo. Gli schemi funzionano e sia la zona che la difesa ad uomo mettono in serie difficoltA� Vitucci e i suoi giocatori. Avellino sembra un pugile suonato e giA� nel primo quarto iniziano a sentirsi sinistri scricchiolii in campo e in panchina. Dagli spalti, poi, giungono alcuni fischi in occasione di qualche palla persa e qualche tiro inopinatamente sbagliato. Sembrerebbe tutto facile per Pozzecco ma i Varesini perdono in brillantezza e sul finale di secondo quarto si fanno recuperare il vantaggio in doppia cifra fino ad arrivare al -2 del riposo. Avellino sembra aver capito come scardinare la difesa avversaria,A�registrando nel contempo la propria. Il pubblico tira un sospiro di sollievo e aspetta con discreta tranquillitA� la ripresa del match.

Purtroppo per i tifosi biancoverdi, i giocatori di Avellino entrano in campo ancor peggio di quanto avessero fatto nel primo quarto e Varese in un amen arriva a +20 chiudendo di fatto l’incontro. Il clima inizia a scaldarsi e il pubblico di casa non gradisce la prestazione. Le azioni Sidigas sono accompagnate da sonori fischi e urlaA�di disappunto. La contestazione si fa palese al termine dell’incontro quando parte del pubblico (esclusa la tifoseria organizzata) all’uscita dal campo di Varese tributaA�un lungo applauso alla compagine lombarda. Vitucci e i suoi escono tra la contestazione di tutto il palazzetto. Molti fischiano, altri intonano il coro “Avellino siamo noi”. Ma il discorso non cambia. Qualcosa si A? rotto tra la squadra e il pubblico e, in maniera piA? preoccupante, tra la squadra e Vitucci.

Dalla parte di Varese:

I tifosi. Giunti in poche unitA� al Paladelmauro, salutano il pubblico avellinese e si guadagnano la stima di chi apprezza il basket anche per questi gesti. A proposito di gesti, rivedibiliA�le molte braccia protese nel saluto romano durante l’esecuzione dell’inno nazionale.

B7JOXJgIcAEN9hePozzecco. L’ultimo incontro della sua carriera lo disputA? ad Avellino. Fu commovente quel giorno ed A? stato commovente ieri quando tutto il palazzetto, prima e dopo il match, ha reso il giusto onore ad un campione dalla classe cristallina e dal forte temperamento. Lui ringrazia e fa segno di avere nel suo cuore quel palazzetto e quelle persone. Momenti di basket non giocato. Momenti di pura passione per questo sport. Spazzata la commozione resta la lezione di basket che il Poz ha dato agli avellinesi. Sintomatica una rimessa per Varese con pochi secondi sul cronometro. Chiama un paio di suoi giocatori, gli dice non solo lo schema da utilizzare ma mima addirittura il movimento che debbono fare e la mattonella che deve occupare il suo giocatore per tirare. Schema eseguito alla perfezione e due punti a referto anche per il Poz. Le sue intemperanze le conosciamo, ma la classe non si discute. Sia quella da giocatore che quella da allenatore. Passa minuti e minuti a spiegare ai propri giocatori in panchina cosa non gli piaccia del gioco di Varese, vive la partita come se giocasse ancora. Si arrabbia anche sul +20 per la propria formazione. Gli sarA� andato tutto bene, d’accordo. Ma nel panorama cestistico italiano non ci sembra di vedere allenatori molto piA? capaci di lui. Poz di scienza.

Robinson: A? uno dei giocatori di Varese a rischio taglio. Nel frattempo fa 17 punti con 23 di valutazione risultando uno dei migliori nella sua formazione. La sveglia A? suonata e la societA� lombarda dovrA� pensare se privarsi o meno di un giocatore che A? riuscito a fare la differenza soprattutto nell’uno contro uno. Non A? mai troppo tardi.

Rautins: tirare da tre punti con quasi il 90% di realizzazioni non A? da tutti e non capita tutti i giorni. Certo la difesa di Avellino gli ha consentito enormi praterie utili a posizionarsi sulla giusta mattonella, a scegliere se passare o meno, a tirare in tutta tranquillitA�. Ma lui le mette. E fa la differenza.

Dalla parte di Avellino:

Il pubblico. Abbiamo scoperto che al Paladelmauro anche i tifosi in tribunaA�hanno la voce. Peccato che la usino soltanto per fischiare e contestare la propria squadra. Il risultato non sarebbe cambiato e neppure il destino dell’incontro, ma A? vergognoso che ci siano persone disposte ad aprir bocca solo quando ci sia da contestare e mai quando c’A? da sostenere la propria formazione.

O.F. Il tifo organizzato incita meritoriamente la propria squadra dal primo all’ultimo minuto. Poi all’uscita dei giocatori sventola le bandiere e intona il coro “Avellino siamo noi”. E’ probabile che Vitucci, Cavaliero, Cortese e Lechthaler abbiano capito l’antifona. Ma per gli stranieri crediamo sia difficile capire che si trattasseA�di contestazione. E forse proprio loro avrebbero meritato di capire fino in fondo il disgusto del pubblico per la vergognosa prestazione.

Vitucci. Ad un anno da Reggio Emilia con il pivot Thomas dietro la lavagna reo di aver “perso” il pullman e con il coach costretto a scusarsi con cittA� e pubblico siamo punto e a capo. Ma senza le attenuanti di una squadra non scelta da lui e di giocatori imposti dalla societA�. Se c’A? qualcosa che non va (e c’A? qualcosa che non va) A? anche e soprattutto sua responsabilitA� (come onestamente ammette in conferenza stampa post partita). Ci saremmo aspettati un gesto forte da parte sua. Mettere sul tavolo le sue dimissioni e vedere come la squadra avrebbe reagito. Alcuni giocatori sembrano decisamente non seguirlo piA? e hanno atteggiamenti fin troppo palesi sia durante la partita che quando siedono in panchina. Ma A? Vitucci ad avere il polso della situazione. Se ha deciso di non decidere avrA� i suoi motivi. In settimana ha annunciato una soluzione shock. Il pubblico avellinese spera che non si tratti semplicemente di una soluzione sciocca.

Gaines. Il play irpino A? forse quello che si sente piA? responsabile della debacle contro Varese. E si incazza (ci scuserete il francesismo). Con Vitucci, con Harper, col mondo intero. PerchA� la figura del pirla la fa lui ma sono i suoi compagni che fanno le belle statuine e in attacco fanno ridere. Quando poi Sundiata A? costretto anche a sostituirsi ai lunghi a rimbalzo capisce che il troppo A? troppo. Alza bandiera bianca e aspetta che l’incontro finisca. Partita da dimenticare ma chi se la prende solo con lui capisce poco di basket.

Cortese, Cadougan e Trasolini. Con lo starting five e Cavaliero che giocano a nascondino sembrano gli unici a voler dimostrare di esserci. Riccardo mette buoni tiri e si fa trovare libero in piA? di una occasione, Junior porta la carretta e fa qualche punto come sarebbe stato necessario anche in altri incontri. Trasolini non fa rimpiangere Harper anche se l’Harper di ieri non l’avrebbe fatto rimpiangere neanche la nonna in carrozzella. Se c’A? una cosa da salvare di Avellino A? questa. Ricominciamo?

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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