Il Super Tele

superteleTutti coloro che sono stati adolescenti negli anni settanta con molta probabilitA� avranno iniziato a giocare a calcio con il famoso Super Tele. Il pallone super economico, con cui eravamo soliti disputare epiche ed interminabili partite di pallone con i nostri amici e i nostri compagni di scuola nei giardini sotto casa, alla��oratorio, nel campo in terra battuta della scuola o nel parcheggio poco trafficato. Fino al tramonto o fino a che qualche mamma ci chiamava a gran voce dal balcone di casa, immaginavamo, calciando quel pallone leggerissimo, di essere Giorgio Chinaglia, Vincenzo Da��Amico o Paolo Pulici, quei calciatori che rendevano uniche le nostre domeniche calcistiche allo stadio.
Il Super Tele nasce in una fabbrica di giocattoli della Valle Padana, era il lontano luglio del 1972. Una data che cambierA� per sempre il futuro di tanti ragazzini. Fu inizialmente prodotto in tinta unita ma presto passA? ad un disegno stampato a pentagoni neri, come i palloni di cuoio con cui furono giocati i mondiali di calcio di Messico ’70, quelli di PelA�, di Muller e di Rivera.
In pochissimo tempo il Super Tele diventA? famosissimo tra tutti gli adolescenti da��Italia e rimase un a�?musta�? per tutti gli anni ’70 e ’80, ancora oggi a distanza di tanto tempo, nel mondo della playstation e dei videogiochi, A? possibile trovarlo negli ormai rari negozi di giocattoli.
Veniva venduto dentro una semplice retina in plastica, chiusa da un colletto grigio metallico. Il suo costo era davvero irrisorio ed accessibile a tutti. Il pallone era gonfiabile tramite una piccola valvola in gomma, che era il perA? anche il suo punto debole, infatti dopo i tanti calci assestategli da noi giovani calciatori di strada spesso si staccava rendendolo inutilizzabile. Ma a�� poco male, si correva al piA? vicino negozio di giocattoli e se ne comprava un altro e potevamo continuare le nostre interminabili partite di pallone.
Finita la scuola, nel pomeriggio migliaia di ragazzini italiani si ritrovavano per disputare le loro epiche sfide calcistiche, le squadre ovviamente con erano composte ne da undici, ne da otto, ne da cinque elementi, il calciotto ed il calcetto erano oggetti sconosciuti. Tutti coloro che arrivavano nel luogo prestabilito per giocare erano utilizzabili per comporre le due squadre che a breve si sarebbero sfidate. Spesso le due formazioni non avevano neppure lo stesso numero di calciatori in erba, perchA� a nessuno veniva rifiutato di potersi cimentare nella��imminente confronto e allora formate le due squadre, la��ultimo calciatore disponibile veniva assegnato con la��umiliante : a�? palla, porta o scartoa�?.
Il Super Tele era un pallone molto leggero e le sue traiettorie erano imprevedibili come quelle di Vincenzo Da��Amico. Quando calciavi la sfera, dovevi sperare che non ci fosse troppo vento e che il tuo tiro finisse chissA� dove, certo perA? se eri particolarmente fortunato riuscivi ad imprimere delle traiettorie degne del miglior campione del momento. Era anche il nemico numero uno dei giovani portieri, che spesso incorrevano in figuracce, pur non essendone del tutto colpevoli. Se questo suo aspetto era particolarmente fastidioso nelle partite in cittA�, diventava gradito nelle partite, che da��estate giocavamo nelle spiagge delle nostre vacanze. La sua leggerezza era particolarmente gradita, da tutti coloro, che estranei alla contesa calcistica dei ragazzini villeggianti, erano colpiti dalla leggera sfera, mentre erano intenti a prendere il sole su sdraie e lettini. In quegli anni i racchettoni ed il beach volley erano fortunatamente ancora sconosciuti nella��italica penisola e si passava il tempo correndo dietro ad un pallone.
CosA� il Super Tel con il suo difficile controllo e la��impossibilitA� o quasi di palleggio, creA? grandissime schiere di calciatori, forse anche quelli che poi divennero famosi ed osannati negli anni ottanta e novanta. Il tutto con buona pace dei nonni e dei padri che non dovevano spendere grandi cifre per regalare al loro figlio, un gioco che li avrebbe accompagnati nei freddi giorni della��inverno e in quelli caldi e assolati della��estate.
Oggi che i bambini sono chiusi nelle loro case a giocare con i loro giochi elettronici ed hanno perso il nostro vecchio spirito aggregativo, il Super Tele resta una reliquia di un passato bello e spensierato, fatto di giornate senza problemi e di ginocchia sbucciate.

Giorgio Acerbis

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Tifoso della SS Lazio, sono abbonato fin dal 1976 in Tevere non-numerata. Laureato in scienze politiche, ho pubblicato per Urbone “I Leoni di Lisbona”, la storia del Celtic che vinse la Coppa dei Campioni nel '67. Scrivo da tempo sulla Fanzine del Liverpool “Red all over the land”. Ho collaborato con alcune radio private di Roma curando delle rubriche su argomenti calcistici. Attualmente mi occupo della mia gatta Keira.

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