Tecnologia sA�…Tecnologia no

juvemilanmuntariCirca vent’anni fa un tennista under 12 calcA? i campi in un torneo internazionale ETA in terra battuta dell’ex Sporting Mondadori, attuale Sporting Verona; nessuno avrebbe mai potuto prevedere, pur vedendo in lui talento e grande entusiasmo, che sarebbe diventato, a mio modesto parere, il piA? completo tennista di tutti i tempi.
Parliamo naturalmente di Roger Federer, 17 slam alle spalle da vincitore e in assoluto il piA? grande talento tennistico che ancora oggi a 32 anni calca con successo i campi in terra rossa, erba o cemento migliori del mondo. PerchA?, uno si domanda di frequente, quando si noti in azione il pluricampione svizzero, sembra cosA� facile giocare a tennis?
La realtA� A?, come in ogni sport, che in veritA� tutto A? facile…da fuori! Il tennis, come tutti gli sport individuali, necessita a differenza degli sport di squadra di una condizione psicofisica assolutamente perfetta. Se sbagli o fai punto sei sempre da solo, non hai compagni con cui confrontarti, rallegrarti o altro. La nuova tecnologia poi, con “l’occhio di falco” che al millimetro in tempo reale ti mostra se una palla A? dentro o fuori dal campo, ha reso ancora piA? appassionante vedere e seguire questo sport.
E qui si apre un dibattito che coinvolgerebbe anche altri sport, bisognosi di tecnologia. Nel tennis, sport di assoluta precisione, c’A? un solo giudice di sedia e ad ogni richiesta di verifica da parte del tennista per una palla dubbia si alzano cori di incitamento ed entusiasmo; nel calcio, per ogni partita di serie A, ci sono un arbitro, due guardalinee, due arbitri di porta e un quarto (! ?) uomo che controlla il comportamento degli allenatori in campo.
Eppure le polemiche per ogni atteggiamento, per il tempo perso, per un rigore o un fuorigioco, un gol dato o negato si sprecano ad ogni incontro ed a ogni giornata di campionato. Prandelli, attuale CT della Nazionale, tempo fa suggerA� di applicare, come nel calcetto, il tempo effettivo anche nel calcio.
A qualcuno puA? sembrare inutile ma in realtA� il fermare il tempo quando uno si rotola a terra invocando il fair-play solo per perdere tempo garantirebbe l’eliminazione di qualsiasi polemica sul tempo effettivamente perso e quindi si toglierebbe qualsiasi pretesto di discussione inutile.
Se poi ci aggiungessimo un po’ di tecnologia, l’indispensabile per garantire all’arbitro la certezza del gol dubbio, potremmo utilizzare i due arbitri di porta a manovrare comodamente seduti i display che indicano il tempo (cosa che giA� avviene, per esempio nel basket o nell’hockey su ghiaccio). Forse A? chiedere troppo ai burocrati al potere di cambiare poche e semplici cose per rendere uno sport bellissimo e col piA? grande seguito in assoluto (almeno in Italia) quasi esente da inutili e sterili polemiche, garantendo al tempo stesso lo spettacolo in campo?
Perlomeno fare un tentativo per vedere cosa succede non costerebbe in relatA� praticamente nulla, ma penso proprio che la battaglia per rendere questo sport al passo coi tempi sia giA� persa in partenza. E allora teniamoci il bello ed il brutto di questo fantastico sport

Daniele Sembenini

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Daniele Sembenini, veronese doc del 1965, mille soprannomi ed una laurea in Economia e Commercio, grandissima passione nell'organizzazione di sport (calcio a 5, tennis in primis) con anni di presidenza di Circoli alle spalle, "malato" di Hellas, considera Oscar Wilde il più grande genio della letteratura Inglese e del secolo Vittoriano e fa sua la frase: " Amare se stessi è un idillio che dura tutta la vita"