Il Verona si inchina all’Avellino

verde

Un rigore di Paghera e una velenosa conclusione di Verde dal limite regalano ai lupi tre punti preziosi contro l’ex capolista. Finalmente fuori dalla zona play out, i biancoverdi guardano al futuro con rinnovato ottimismo e fiducia. Ferma condanna per l’aggressione all’automobile sulla quale viaggiavano, poco prima dell’inizio del match, il presidente del Verona Setti, il direttore Barresi e Luca Toni.

L’Avellino non si ferma più: batte con merito l’ex capolista Verona, inanella il sesto risultato utile consecutivo, sale al quattordicesimo posto in classifica a quota 29 punti e si ritrova finalmente fuori dalla zona calda della classifica. Il processo di crescita e maturazione targato mister Novellino dunque prosegue basandosi su poche, ma fondamentali certezze: autostima e carattere accresciuti, umiltà, continuità, voglia di lottare su ogni pallone sudando la maglia, struttura, identità di gioco, modulo e interpreti ben definiti. Pochi ingredienti, ma indispensabili per ottenere quei risultati che con mister Toscano latitavano e che avevano depresso non poco un ambiente che adesso ha invece ritrovato passione ed entusiasmo. Merito del mister originario di Montemarano, ma anche del buon lavoro fatto dalla società durante il mercato di gennaio, capace di liberarsi della “zavorra” e di portare nuova linfa in squadra con l’inserimento di due ottimi giocatori come Moretti e Laverone, un degno sostituto di Mokulu come Eusepi e il promettente Solerio.

Contro il Verona i lupi hanno giocato una gara praticamente perfetta: squadra corta, reparti compatti, buon palleggio in mezzo al campo, capacità di soffrire e saper colpire e un pizzico di fortuna che non guasta mai. Con Castaldo non ancora al meglio, Gonzales squalificato, Asmah e Gavazzi indisponibili, Novellino ha riproposto un Avellino ermetico con il solito 4-4-1-1: in porta l’ormai inamovibile Radunovic, in difesa Perrotta ha agito da terzino sinistro, Laverone sull’out opposto, coppia centrale formata da Jidayi e Djimsiti; a centrocampo la qualità di Moretti dal primo minuto con al suo fianco l’infaticabile Paghera coadiuvato sugli esterni da D’Angelo a sinistra e Lasik a destra. In avanti l’orai consolidata coppia Ardemagni – Verde, con il folletto romano libero di agire su tutto il fronte offensivo, ma con il compito di dar man forte ai compagni della mediana. Di contro un Verona che orfano di Pazzini si è schierato con un 4-3-2-1 con terminale d’attacco un evanescente Gomez  supportato da Bessa e Luppi.

Pronti, via ed è subito l’Avellino a sfiorare il vantaggio dopo 4 minuti con un velenoso tiro di Verde dal limite deviato con i piedi dall’estremo difensore gialloblù Nicolas. Sette minuti più tardi sono invece gli ospiti a sfiorare il goal con un tiro di Bessa dal limite, a cui subito dopo risponde ancora Verde con un tiro di sinistro che coglie l’esterno della rete dando l’illusione del goal. Il Verona cresce in intensità e costringe i padroni di casa nella propria metà campo. Al 23esimo scaligeri vicinissimi al vantaggio: cross di Bessa per Gomez che anticipa Djimsiti, ma di testa spedisce incredibilmente sul fondo. Alla mezz’ora prima sostituzione: Pecchia getta nella mischia Siligardi al posto dell’infortunato Romulo, perdendo in dinamicità e intraprendenza sulla destra. I biancoverdi soffrono, ma si difendono con ordine, provando a ripartire in contropiede e allo scadere della prima frazione di gioco sfiorano anche la rete del vantaggio con un colpo di testa di Ardemagni che supera di poco la traversa.  Squadre a riposo sullo 0 a 0.

Nella ripresa Novellino sostituisce subito l’acciaccato D’Angelo con Belloni, l’Avellino sembra aver un piglio più dinamico e al 49esimo arriva puntuale il vantaggio: trattenuta di Caracciolo su Ardemagni, il signor Serra decreta il penalty che un inedito Paghera rigorista trasforma con freddezza spiazzando il suo ex compagno di squadra al Lanciano Nicolas. Il Verona crolla fisicamente e mentalmente: i lupi ne approfittano e chiudono i conti al 60esimo con un tiro dal limite di Verde che il portiere scaligero si fa colpevolmente passare sotto il corpo. Pubblico in visibilio che sovrasta i circa 300 veronesi accorsi in Irpinia come al solito protagonisti di cori beceri, offensivi e razzisti. Il tecnico dei lupi sostituisce in rapida successione un esausto Moretti con Omeonga e Verde con il debuttante Solerio, che si schiera a sinistra da quinto in difesa.  L’Avellino amministra con ordine e personalità il doppio vantaggio rischiando in una sola occasione su stoccata di Zaccagno a cinque minuti dal termine sulla quale si supera Radonovic. Al triplice fischio festa grande e liberatoria sotto la curva sud per tutta la squadra che preparerà la trasferta di Cittadella con rinnovata fiducia ed ottimismo.

Tutto perfetto se non fosse stato per la vile aggressione, avvenuta prima dell’inizio della partita, all’automobile sulla quale viaggiavano il Presidente del Verona, Maurizio Setti, il Direttore Operativo, Francesco Barresi, Luca Toni e un’ altra persona. A quanto pare un gruppo di facinorosi, composto da una decina di persone, in una via centrale della città, non appena riconosciuta una sciarpa gialloblù all’interno della vettura, l’hanno circondata e danneggiata. Tanta paura per gli occupati del veicolo, ma nessun danno fisico. Un episodio assolutamente da condannare che purtroppo va a rafforzare la discutibile tesi del patron Taccone (tanti rifiuti in sede di mercato per il clima teso e ostile che c’è in città) e l’ancor più contestabile statistica uscita in settimana dell’AIC che menzionava Avellino come una delle piazze più calde e pericolose d’Italia. Un peccato, perché questa tifoseria si è sempre contraddistinta per correttezza, civiltà e sportività, dando spesso lezioni di stile su tutti i campi d’Italia.

Nicola Iannaccone

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"In una serata primaverile di un lontano aprile del XX sec., nasceva nella ridente e verde Avellino, Nicola Iannaccone, per tutti NIKO… l’insegnante precario, l’archeologo fossilizzato, il giornalista sfaccendato, il fotografo movimentato, l’incallito viaggiatore, l’inguaribile sognatore, l’autista impaziente, il calciatore scalciato, il Gascoigne misurato, il tennista smanettato, lo sportivo attapirato, ma soprattutto il tifoso sfegatato. Di chi? Dei lupi biancoverdi ovviamente, che non hai mai tradito, né abbandonato, al punto da aver fatto richiesta per avere residenza e domicilio presso la curva Sud del Partenio!"

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