Impresa Avellino a La Spezia

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I lupi sbancano il Picco al termine di 120 minuti di gioco vibranti, intensi e ricchi di emozioni. Zito porta in vantaggio gli irpini nel primo tempo, Brezovec pareggia nella ripresa con gli irpini in 10 dal 40esimo; al 97esimo del primo tempo supplementare Comi regala la semifinale play off contro il Bologna ad una provincia che adesso sogna il grande ritorno in A.

Tutti in piedi per la��Avellinoa�� chapeau a Rastelli e ai suoi uomini per la��impresa piA? bella degli ultimi anni della storia biancoverde. Con una prova stoica, fatta di cuore, grinta, passione, orgoglio, i lupi sono stati capaci di vincere a La Spezia contro una squadra tecnicamente piA? forte, che non solo aveva dalla sua il fattore campo e il vantaggio del miglior piazzamento in classifica, ma anche i favori dei pronostici, fatti di statistiche e numeri. Quelli che parlavano di una squadra in gran forma e in crescita che vantava il secondo miglior attacco e la quinta migliore difesa del torneo, appunto lo Spezia, e di una��altra in grave difficoltA� sotto il profilo tecnico, tattico e mentale, avendo racimolato ben poco nella��ultimo scorcio del campionato e risultando la peggiore delle partecipanti agli spareggi promozione per rendimento esterno e numero di reti segnate. Insomma, almeno sulla carta una sfida impari, che invece tale non si A? dimostrata.

La��Avellino A? sceso in campo concentrato, motivato e determinato a portare a casa un risultato storico e regalare una gioia immensa agli oltre mille supporters giunti in Liguria e alle migliaia che erano incollati, a casa e nei locali, davanti alle Tv. Rastelli, orfano degli infortunati Castaldo, Soumare e Chiosa, ha compiuto un capolavoro tattico, mettendo a tacere per la��ennesima volta i suoi denigratori, e dimostrando coraggio e sagacia. Si A? affidato al 4-3-1-2 con uno strepitoso Frattali tra i pali, Almici e Visconti rispettivamente sugli out di destra e sinistra, Pisacane ed Ely centrali difensivi, Arini metodista, KonA? e Zito interni, Sbaffo rifinitore alle spalle della��inedito tandem da��attacco composto da Mokulu e Trotta. Una squadra battagliera, paziente, muscolosa, pratica ed aggressiva, che da subito ha fatto capire allo Spezia che avrebbe venduta cara la pelle. E neppure le cervellotiche e discutibili decisioni del mediocre signor Gavilucci hanno intimorito i biancoverdi che, pur vedendosi sventolare sotto il muso cartellini gialli a raffica, non hanno arretrato di un centimetro, pressando a tutto campo, soffocando le fonti del gioco spezzino che portavano i nomi di Catellani e Brezovec e neutralizzando lo spauracchio NenA?, costretto ad uscire anzitempo per un infortunio. Tra il 34esimo e il 36esimo raffica di emozioni. Prima lo Spezia invoca il penalty per una presunta spinta di Zito su Giannetti, poi A? lo stesso esterno irpino a trovare la rete del vantaggio su assist di Mokulu. Il Picco ammutolisce e mentre in tribuna volano spintoni, offese gratuite e parole grosse, in campo Arini rimedia il secondo giallo per un involontario calcione a Giannetti. La��Avellino resta in dieci: lo Spezia si carica a mille e comincia la seconda frazione di gioco con un piglio battagliero. I lupi serrano le fila, Rastelli ha il gran merito di tenere in campo le due punte nonostante la��inferioritA� numerica, ma soffrono terribilmente. E dopo le due reti giustamente annullate agli aquilotti, arriva il pari firmato Brezovec, bravo a sfruttare un rimpallo favorevole in area di rigore.

La��Avellino sembra essere alle corde: lo Spezia pigia sulla��acceleratore e va vicino al raddoppio in un paio di occasioni sulle quali A? bravo e fortunato Frattali, specie sul colpo di testa allo scadere della��onnipresente Giannetti che sfiora da��un soffio il montante alla destra della��estremo difensore irpino. Si va ai supplementari. La��Avellino perde Da��Angelo (frattura di una costola) al suo posto dentro Schiavon: entrambe le squadre sono stanche e si vede. Lo Spezia spreca, non riesce ad amministrare e ad addormentare la gara e comincia a contare i minuti nella speranza di chiudere il match in paritA�. I lupi sono obbligati a vincere e cercano il momento giusto per piazzare la zampata decisiva, che giunge al 97esimo: punizione velenosa dal limite di Visconti, la difesa ligure non riesce ad allontanare, la palla finisce sui piedi di Comi che di destro insacca alle spalle della��incolpevole Chichizola. Sugli spalti occupati dai tifosi biancoverdi A? delirio allo stato puro. L’euforia A? solo smorzata dalla paura per a�?capitana�? D’Angelo, che alla��improvviso si accascia per il dolore a seguito della botta al costato che lo aveva costretto a lasciare il campo e viene trasportato in ospedale.

Si riprende a giocare. I minuti sembrano interminabili. Il secondo tempo supplementare A? lunghissimo, ma i dieci uomini in casacca verde sono a dir poco eroici, commoventi, encomiabili. Lottano su ogni pallone, mordono le caviglie degli avversari, gettano il cuore oltre la��ostacolo e alla fine dei due minuti di recupero impazziscono di gioia sotto il settore dei propri sostenitori facendosi travolgere dalla��entusiasmo. Ea�� la vittoria di un gruppo fatto di uomini veri che con merito, sacrificio e caparbietA� hanno raggiunto un traguardo insperato alla vigilia.

Adesso sotto con il Bologna. Neanche il tempo di rifiatare e riordinare le idee che venerdA� si scende in campo per la��andata della semifinale. Rastelli ancora una volta dovrA� fare la conta dei disponibili: quasi sicuramente non sarA� del match Castaldo, certe invece le assenze di Da��Angelo, Chiosa e SoumarA? (per tutti e tre campionato finito) e dello squalificato Arini. SarA� una��altra dura, durissima battaglia durante la quale bisognerA� essere pazienti e concentrati, occorrerA� dosare le forze e anche badare ai cartellini per non rischiare di giocare in terra emiliana con gli uomini contati (sono a rischio squalifica Pisacane, Kone, Sbaffo e Mokulu). Comunque vada, sarA� un successoa�� e il popolo irpino sarA� fiero della sua squadra. Anche perchA� adesso la��Italia intera lo sa: a�?Hic sunt leonesa�?a�� anzi no, veri lupi!

 

Nicola Iannaccone

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"In una serata primaverile di un lontano aprile del XX sec., nasceva nella ridente e verde Avellino, Nicola Iannaccone, per tutti NIKO… l’insegnante precario, l’archeologo fossilizzato, il giornalista sfaccendato, il fotografo movimentato, l’incallito viaggiatore, l’inguaribile sognatore, l’autista impaziente, il calciatore scalciato, il Gascoigne misurato, il tennista smanettato, lo sportivo attapirato, ma soprattutto il tifoso sfegatato. Di chi? Dei lupi biancoverdi ovviamente, che non hai mai tradito, né abbandonato, al punto da aver fatto richiesta per avere residenza e domicilio presso la curva Sud del Partenio!"

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