In morte del a�?Profetaa��: Johan Cruijff, 1947-2016

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Qualche mese fa disse che, contro il cancro, stava vincendo 2 a 0. Evidentemente, la��ostico avversario ha saputo rimontare, fino ad avere la meglio su Hendrik Johannes Cruijff, per tutti Johan, ma anche a�?il Profeta del Gola��, il simbolo del Calcio Totale, della��Olanda bella e dannata degli Anni a��70, il figlio prediletto del a�?santonea�� Rinus Michels, colui che forgiA? il grande Ajax delle 3 vittorie consecutive in Coppa dei Campioni.

Entrato nel vivaio dei a�?Lancieria�� alla��etA� di dieci anni, Cruijff debutta in prima squadra nel novembre 1964, andando subito in rete, e chiudendo la sua prima stagione tra i a�?grandia�� con 10 presenze e 4 gol. La��annata successiva, con la��arrivo sulla panchina ajacide di Rinus Michels a�� appunto – diventa definitivamente titolare, mettendo a segno ben 25 reti in 23 partite tra Coppa da��Olanda e campionato, che la��Ajax vince. La��anno dopo A? addirittura double campionato-coppa nazionale, cui lui contribuisce con un impressionante bottino di 33 centri in 30 partite in Eredivisie e 5 gol in 5 match in coppa. Si aggiudica inoltre il titolo di Giocatore Olandese della��Anno. Nel 1967-a��68 arriva la tripletta a�?scudettoa�? e, per lui, la Scarpa da��Oro. Nel 1969 la squadra rimane clamorosamente a bocca asciutta (e, a bruciare, A? soprattutto la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni contro il Milan di Rivera e del a�?Parona�� Rocco), ma lui A? di nuovo giocatore della��anno. Torna a vincere con la squadra nel 1970, centrando un altro double, e segnando il gol del definitivo 2 a 0 in finale di coppa contro il PSV. A� quindi il turno della��agognato trionfo europeo, con la Coppa dei Campioni, vinta in accoppiata con la Coppa da��Olanda (per lui due gol nella prima finale, poi vinta al replay contro lo Sparta Rotterdam). In campionato A? di nuovo capocannoniere, e conquista pure il suo primo Pallone da��Oro (e il terzo titolo di calciatore della��anno). La��anno dopo il premio di a�?France Footballa�� A? tutto un affare per tedeschi, che trionfano alla��Europeo con la Nazionale, ma lui vince tutto: Coppa dei Campioni, segnando i due gol con cui la��Ajax stende in finale la��Inter; titolo nazionale da capocannoniere e Coppa da��Olanda, segnando il primo dei tre gol con cui la��Ajax batte 3 a 2 il Den Haag in finale. Rimanendo nella��anno solare, arrivano pure la Coppa Intercontinentale, e segna anche qui: la��1 a 0 della gara da��andata (che si chiuderA� 1 a 1). La stagione, iniziata con la conquista del a�?tetto del Mondoa�?, si conclude con la terza Coppa dei Campioni consecutiva, condita anche questa da uno a�?scudettoa�� e la prima storica Supercoppa Europea (seppur non ufficialmente riconosciuta alla��epoca), nella quale Cruijff segna sia nella gara da��andata sia in quella di ritorno (il gol della vittoria) contro i Rangers di Glasgow. Qui perA? si chiude il suo primo periodo alla��Ajax, dato che in estate si traferisce al Barcellona, ricongiungendosi col a�?maestroa�� Michels: il ciclo sa��A? esaurito, lui ha bisogno di nuove sfide e inoltre i compagni, forse un poa�� gelosi dei suoi successi personali, non lo riconfermano nelle votazioni per eleggere il capitano. Nel passaggio tra le due squadre arriva il secondo Pallone da��Oro e, a fine stagione, vince subito il titolo, cui contribuisce con 16 centri, tra cui uno segnato dopo aver dribblato tre avversari, nel clamoroso 5 a 0 inflitto al Real Madrid al a�?BernabA�ua��. In quella��estate trascina la��Olanda alla finale Mondiale contro la Germania padrona di casa, coi teutonici che solo in rimonta riescono a tornare sul tetto del Mondo, venta��anni dopo la prima vittoria nella Coppa Rimet. Lui segna tre gol nel torneo: 2 alla��Argentina e uno al Brasile. Vince il suo terzo Pallone da��Oro e continua a macinare gol in Spagna, dove rimane fino al 1978, chiudendo oltretutto in bellezza con la vittoria della Copa del Rey, che alza da capitano. In mezzo conquista pure un terzo posto alla��Europeo del 1976 con la Nazionale, cui dice addio nella��ottobre della��anno successivo a qualificazione mondiale raggiunta, dopo 48 presenze e 33 reti. Lasciata la Catalogna dopo una��amichevole contro il a�?suoa�� Ajax, tenta come tanti altri campioni ed ex compagni la��avventura americana, giocando dapprima coi Los Angeles Aztecs (dopo che erano saltate le trattative coi a�?miticia�� New York Cosmos, coi quali aveva disputato dei match di esibizione), vincendo il titolo di giocatore della��anno, e poi con i Washington Diplomats. Nella��autunno del 1980 torna ad allenarsi con la��Ajax, ma i regolamenti gli impediscono di giocare, e allora assume la carica di consulente tecnico. Gioca quindi tre amichevoli col Dordrecht. Quindi, dopo aver trattato con gli inglesi del Leicester City (ed aver suscitato la��interesse della��Arsenal e a�� pare a�� anche della��Amburgo), si accasa nella B spagnola al Levante, in marzo. Il suo contributo A? ben sotto le aspettative, con appena 2 gol in 10 partite, e la squadra fallisce la promozione nella massima serie. Torna quindi brevemente ai Diplomats, poi gioca una partita col Milan al Mundialito per Club del 1981, ma una��eventuale trasferimento in rossonero non si concretizza. Ecco quindi il ritorno al a�?primo amorea��, la��Ajax, dove rimane due stagioni vincendo altrettanti campionati, il secondo dei quali in abbinata con la Coppa da��Olanda (andando in gol in finale). Poi la squadra decide di non prolungargli ulteriormente il contratto e lui, per dispetto, firma con gli arcirivali del Feyenoord, coi quali replica il double campionato-coppa nazionale della��anno precedente. Saluta la Eredivisie il 13 maggio 1984 contro lo Zwolle, andando anche in rete. Quindi, dopo una partita in Arabia Saudita per un torneo, lascia definitivamente il calcio giocato. Un anno dopo il ritiro, pace fatta con la��Ajax, che lo chiama ad allenare. Centra subito la Coppa da��Olanda, bissata la��anno successivo, stagione in cui vince anche la Coppa delle Coppe. Lascia a metA� della stagione successiva, dimettendosi dopo non aver trovato la��accordo con la dirigenza sul prolungamento del contratto. In estate diventa allenatore del Barcellona, ripetendo il percorso fatto da giocatore e creando quello che passerA� alla storia come il a�?Dream Teama��. Il primo anno vince la Coppa delle Coppe, il secondo la Coppa del Re, quindi arrivano 4 a�?scudettia�� consecutivi (1991-1994), 3 Supercoppe di Spagna (1991, 1992, 1994) e soprattutto la Coppa dei Campioni 1992, vinta in finale contro la Sampdoria, completando poi la campagna europea con la Supercoppa 1992. Dopo due stagioni senza trofei (e una finale di Champions League persa malamente per 4 a 0 contro il Milan di Capello nel 1994) e un litigio col presidente NA?A�ez, lascia nel 1996, ritirandosi anche dalla carriera di allenatore per via di problemi cardiaci legati al viziaccio del fumo, che giA� nel 1991 la��avevano costretto temporaneamente a cedere la guida dei catalani al suo vice, Carles Rexach, per sottoporsi ad un intervento di bypass. TornerA� in panchina nel 2009, come CT della Catalogna, incarico mantenuto fino al 2013. Ha fatto anche il dirigente, ovviamente sia alla��Ajax sia al Barcellona. Inizialmente viene annunciato come nuovo direttore tecnico dei Lancieri nel febbraio 2008, ma in marzo A? lui stesso a spiegare che la cosa non si puA? concretizzare per differenze da��opinione tra lui e la��allenatore, il suo ex pupillo Marco Van Basten. Due anni dopo viene nominato presidente onorario del Barcellona da Joan Laporta, allora numero uno del club catalano, che aveva appoggiato nelle elezioni blaugrana e per il quale avevo svolto un ruolo da consulente informale. Qualche mese dopo, perA?, il nuovo presidente Rosell, col quale A? in pessimi rapporti, lo destituisce. Torna nella dirigenza della��Ajax nel febbraio 2011, ma si dimette poco tempo dopo nella faida tra chi vuole nominare direttore Van Gaal e il suo a�?gruppoa��, che contesta la scelta. Si trasferisce quindi in Messico, al Guadalajara, come consulente. Firma un contratto di tre anni, ma lascia dopo soli nove mesi. SarA� la sua ultima esperienza calcistica, se si esclude ovviamente la��impegno con le scuole calcio che portano il suo nome.

Personaggio anche fuori dal campo, controcorrente e a�?antipaticoa�� quanto basta, mentre era ancora in vita sono stati intitolati a lui un asteroide, la Supercoppa da��Olanda (Johan Cruijff Schaal) e il premio come Miglior Giocatore Olandese della��Anno.

Le sue peculiaritA� caratteriali si riscontrano in alcune curiositA� a lui legate, in primis quella del numero 14 sulle spalle. In veritA�, agli inizi giocava con un classico a�?9a��. Dopo un infortunio, che lo tiene fuori per qualche tempo, torna in campo subentrando dalla panchina e vestendo il 14, e da allora non lo lascia fino a che non approda al Barcellona, dove a�� essendo al tempo in vigora la numerazione classica – riprenderA� il a�?9a��. Cambiamento che effettua anche in Nazionale: al Mondiale a��74 ha il a�?14a��, alla��Europeo a��76, appunto, il a�?9a��. La��Ajax ha comunque deciso di ritirare il a�?14a��, che Cruijff ha indossato nel periodo piA? prolifico della sua esperienza coi a�?Lancieria��.

Una��altra curiositA� A? quella legata allo sponsor: da giocatore aveva un contratto con la Puma, mentre la Nazionale olandese al Mondiale a�?74 vestiva Adidas. Per ovviare a questo a�?inconvenientea�� (ai tempi le sponsorizzazioni funzionavano in maniera piA? pioneristica rispetto ad oggi), la sua maglia arancione aveva solo due strisce (nere) sulle spalle, invece che le caratteristiche tre della��azienda tedesca di abbigliamento sportivo.

Nel 2000 la��IFFHS, il celebre istituto di statistiche del calcio, stilA? la classifica dei migliori calciatori del Ventesimo Secolo: Cruijff risultA? secondo, dietro solo a PelA�.

A? stato, indubbiamente, uno dei 5 migliori giocatori della storia, forse il piA? completo assieme a Di Stefano: sostanzialmente attaccante (con ottimo fiuto del gol), poteva fare la��esterno, il trequartista e perfino la��interno di centrocampo, pressando, difendendo, impostando la��azione e finalizzando con classe e spirito beffardo.

Non va inoltre dimenticata la sua grandezza anche nella a�?fase 2a��, quella fuori dal campo e sulla panchina: A? stato un innovatore, senza il quale non ci sarebbero stati i Barcellona di Guardiola (regista del suo a�?Dream Teama��) prima e Luis Enrique ora. E lui, oltretutto, un Messi non ce la��avevaa��

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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