In viaggio col Pallone d’Oro – Parte III (Oro Globale)

Nella seconda parte di questo a�?speciala��, dopo aver celebrato la meritata vittoria numero tre (la seconda di fila) di Cristiano Ronaldo, abbiamo analizzato cosa sarebbe successo se il a�?lodo Weaha�� fosse stato valido da sempre o, viceversa, non fosse mai stato creato.

Questa��oggi, invece, vorrei immaginare cosa sarebbe successo se il Pallone da��Oro fosse stato sempre quel che A? oggi, ossia un premio globale, senza barriere.

Il che penso porti a una prima, immediata domanda: quante volte il Pallone da��Oro la��avrebbe vinto PelA�?

Forse un pensierino avrebbe potuto farcelo giA� nel 1958, dove il podio fu composto tutto da giocatori protagonisti al Mondiale svedese, quello dove a�?Oa��Reya�� si rivelA? al globo intero. Vinse il francese Kopa, che in quella��anno alzA? pure la Coppa dei Campioni col Real Madrid. Secondo fu il tedesco Helmut Rahn, la��eroe del a�?Miracolo di Bernaa�� che diede la Rimet alla Germania (Ovest) quattro anni prima. Terzo, un altro francese: il capocannoniere di Svezia a��58, Just Fontaine.

Quasi sicuramente suoi sarebbero poi stati il Pallone da��Oro 1962 e quello 1963: in questi due anni, infatti, col Santos fece cappotto, vincendo il campionato brasiliano, la Copa Libertadores e quella Intercontinentale, in due doppio a�?Tripletea�? che non ha eguali nella storia del calcio. Nel 1962, a volerla far completa, ci sono pure un Paulista e, soprattutto, il secondo Mondiale consecutivo. Nel quale perA? PelA� si infortuna subito, lasciando che la stella verdeoro sia Garrincha, che poteva arrivargli alla spalle nel premio.

Anche perchA� in quei due anni il trofeo va a due nomi decisamente diversi dal solito: nel 1962 vince il cecoslovacco Masopust, bandiera del Dukla Praga, e stella europea del Mondiale cileno, dove fu secondo solo a Garrincha nella corsa al titolo di miglior giocatore del torneo.

Nel 1963 tocca invece alla��unico portiere che sia riuscito a portarsi a casa il Pallone da��Oro: Lev Yashin. Il a�?Ragno Neroa�? sovietico, monumento della Dinamo Mosca, sarA� stato anche il miglio portiere di tutti i tempi, ma in quella��anno non fece nulla di diverso che nei precedenti o seguenti. E probabilmente meritava maggior attenzione tre anni prima, quando con la sua Nazionale vinse il primo Europeo della storia.

Forse un quarto poteva arrivargli nel 1970, grazie al Mondiale, che fu invece la vetrina per il super bomber tedesco Gerd Muller, e anche per Gigi Riva terzo classificato.

A�Peraltro, poi, ‘O’Rey’ un Pallone d’Oro l’ha vinto davvero: lo scorso anno ha il ‘Ballon d’Or Prix d’Honneur’, un premio alla sua straordinaria carriera.

E se tra un premio e la��altro a PelA�, il Pallone da��Oro la��avesse vinto anche un giocatore della��Ecuador?

Parliamo di Alberto Spencer, cannoniere implacabile che, negli Anni a��60, fece la fortuna dei giganti uruguaiani del Penarol. Andato a segno in tre diverse edizioni della Coppa Intercontinentale, nel 1961 poteva fregare il premio a Omar Sivori, primo a�?italianoa�? a vincerlo. PiA? difficile gli riuscisse nel 1966, quando il Mondiale inglese influenzA? non poco la��esito finale, col testa a testa tra Bobby Charlton ed Eusebio, vincitore la��anno precedente, e stavolta sconfitto per un solo voto (di un connazionale, peraltro).

Facciamo ora un salto in avanti di quasi trenta��anni, e arriviamo al 1992: il brasiliano RaA�, fratello minore del grande Socrates, guida il San Paolo alla vittoria nel Paulista, nella Copa Libertadores e, soprattutto, nella Coppa Intercontinentale, dove con una doppietta fa fuori il a�?Dream Teama�� barcellonista di Crujiff.

Una��annata indimenticabile che, con le regole attuali la��avrebbe sicuramente messo in ottima posizione per la conquista del Pallone da��Oro.

Ma comunque difficilmente la��avrebbe strappato a Marco Van Basten, al terzo premio, e autore di un 1992 fantastico, purtroppo di fatto la��ultimo vero anno della sua stupenda quanto disgraziata carriera.

La��olandese vince lo Scudetto da capocannoniere col primo Milan di Capello. Quindi, dopo un Europeo in chiaroscuro, riparte alla grande segnando una media di un gol a partita in Serie A e addirittura 6 reti in 4 match in Champions League, grazie soprattutto allo stupendo poker rifilato agli svedesi del Goteborg.

Entriamo finalmente in questo secolo, e diamo una��occhiata a cosa��A? successo nel 2000. Il Pallone da��Oro lo vince il portoghese Luis Figo, il giocatore del momento. Nella��estate di quella��anno, infatti, la��ala destra lascia clamorosamente il Barcellona per passare al Real Madrid, coi a�?blancosa�? che versano agli arci rivali la clausola rescissoria e si portano a casa il giocatore. Che in quella��anno non vince nulla: la sua ultima stagione in a�?blaugranaa�? A? senza trofei, mentre la��unico che nella��anno solare puA? vincere, la Coppa Intercontinentale (dato che il Madrid A? campione da��Europa), va al Boca Juniors. Merito del suo piA? grande bomber di sempre, Martin Palermo, autore di una doppietta nel giro di tre minuti, che porta la squadra di Carlos Bianchi sul tetto del Mondo. In quel 2000, il Boca di Palermo vince anche la Libertadores e il Clausura argentino. ChissA�, magaria��

Nel 2003 sarebbe potuto toccare ad un altro giocatore del Boca Juniors, e in tal caso saremmo stati di fronte al piA? giovane a�?golden ballera�? della storia. Lo vinse uno juventino di allora, Pavel Nedved, poteva vincerlo uno juventino di adesso. Se ancora non si A? capito, stiamo parlando di Carlitos Tevez.

Che, alla��epoca, aveva solo 19 anni, eppure stava giA� incantando il Sudamerica e il Mondo.

In quel 2003 vince il Sub-20 Sudamericano con la��Argentina, mentre con gli a�?Xeneizesa�� porta a casa Apertura, Copa Libertadores (dove A? grande protagonista, andando a segno nei quarti di finale, in entrambe le semifinali con tre reti, e poi aprendo le marcature nella finale di ritorno) e Coppa Intercontinentale. Non a caso, sarA� giocatore sudamericano della��anno, stesso riconoscimento avuto in Patria. A� vero che la a�?Furia Cecaa�� quella��anno fu straripante, e che praticamente tutti sono concordi nel sostenere che, senza la sua squalifica per la finale, quella Champions sarebbe andata alla Juve e non al Milan. PerA?, un a�?Apachea�� cosA�a��

I seguenti sono tutto sommato meritati, poi la regola a�?universalea�? entra effettivamente in vigore, e quindi i a�?sea�? decadono. Magari non tutti quelli che la��hanno vinto la��hanno fatto meritatamente (e di questo parleremo nella��ultima puntata, domani), ma ciA? non significa per forza che il Pallone da��Oro dovesse attraversare la��Atlantico.

PerA? sarebbe bello che in futuro succedesse, e non solo per raggiungere Argentina o Brasile o Uruguay. No, magari per finire tra le mani di un calciatore della MLS (forse, in tal senso, dovrei approfondire un poa�� la carriera, purtroppo conclusa, di Landon Donovan), o del campionato messicano.

E perchA� no, andare poi in Africa, in Asia, in Oceaniaa��

A�

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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