Intelligenza e tecnica: Marquez trionfa ad Aragon e ipoteca il titolo

Un weekend nel deserto e il deserto in classifica, alle spalle di Marc Marquez. Il campione di Cervera corre inarrestabile sull’autostrada diretta alla leggenda, ipotecando il suo settimo mondiale al termine dell’ennesimo duello, per una volta poco combattuto, con Andrea Dovizioso.

La strapotenza in pista è quella di sempre, ieri celata per buona parte da un passo gara relativamente cauto in favore della posteriore morbida ma sbattuta in faccia agli avversari nel finale, e porta a celebrare una volta di più il talento immenso di un pilota che, a soli 25 anni, ha di fronte a sé l’ambizione nemmeno troppo audace di vedersi un giorno porre sullo stesso gradino del mito e acerrimo rivale Valentino Rossi, se non altro come numero di titoli.

La gara ha dato dunque per larghi giri la sensazione di poter essere decisa all’ultima staccata, nonostante si sia vista privare fin da subito del poleman e annunciato protagonista Jorge Lorenzo: se l’high side che scaglia il maiorchino fuori dai cordoli sembra dovuto all’eccessiva freschezza della gomma, è lo stesso numero 99 a puntare il dito verso un Marquez reo di averlo condotto fuori traiettoria. A detta del pilota la gravità della manovra non si coglierebbe dalle immagini televisive, ma sarebbe stata la causa principale della caduta e della conseguente lesione all’alluce.

Mentre HRC fa gli scongiuri in vista della convivenza nel box che la prossima stagione porterà con sé, nel resto del paddock si alternano euforie e totali sconforti.

Festeggia infatti una Suzuki che, oltre all’eccellente prestazione di uno  Iannone terzo sul traguardo e per qualche istante addirittura in lotta per il primo posto, vede Alex Rins sfrecciare subito alle spalle del compagno: si abbracciano dunque i fratelli Brivio, provati una prima parte di stagione sotto tono e il cui intenso lavoro ha trovato gratifica nelle gesta di un professionista che, se pur uscente, non lesina mai nel dare del proprio meglio.

Sorride invece strozzando in gola le urla di gioia sognate il giorno precedente la Ducati, il quale traguardo più grande è forse quello di riuscire finalmente a scendere in pista tutte le domeniche sul livello (o quasi) del marziano in tuta arancio. Un immenso DesmoDovi tiene nuovamente testa al leader della generale, scaldando i cuori degli italiani fino a una manciata di giri dal termine.

Piange infine una Yamaha in crisi ormai da un anno e mezzo: l’umiliante diciottesimo posto di Rossi sembrava quasi dimenticato nei primi giri, in cui il pilota di Tavullia batteva gli stessi tempi dei primi due. L’inaffidabilità della M1 ha riportato però alla luce le solite problematiche, la cui origine resta tuttora un fitto mistero anche per i vertici giapponesi. Che si tratti di motore o di compatibilità dell’elettronica, l’unica cosa ad oggi certa è il gigantesco cambiamento che l’inverno dovrà portare con sé.

Se dunque la quattordicesima gara della stagione somigliava tanto a un ultimo appiglio, al quale l’ottima Ducati vista recentemente voleva aggrapparsi per continuare a sognare in grande, la sconfitta della coppia in rosso sancisce la virtuale consegna a Marquez del quarto titolo di categoria. Ci regala al contempo la certezza della crescita di avversari di livello e ci induce ad immaginare ancora una volta il prossimo anno in una veste sempre più spettacolare.

Jacopo Brama

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Un lunedì di tanti anni fa, seduto all’ultimo banco di una terza elementare, conobbi la prima pagina della Gazzetta e ne rimasi folgorato. Qualche primavera dopo porto nel cuore lo stesso sogno: trasmettere al mondo sentimenti ed emozioni che solo lo sport sa regalare.

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