IntensitA� e spettacolo. Avellino vince a Sassari

“I muscoli flessuosi contratti dallo sforzo e le braccia pronte al palleggio. Ondeggiava veloce scivolando come una furia sul parquet liscio e lucido. Bastava uno sguardo per capire cosa fare. Un attimo e tirare, mentre la sfera a spicchi lanciata in aria disegnava una geometria incantata accoccolandosi tra la rete del canestro. Come una freccia che sibilando nell’aria centrava il cuore del bersaglio. Giocava a basket ma non solo, giocava anche nella vita di tutti i giorni, spirito libero e coscienza pulita. Si allenava e accettava vittorie e sconfitte con la dovuta moderazione, perchA� chi ama la dimensione del gioco non puA? adattarsi: continua a volare in alto e caso mai, qualche volta, sfiora solo per stanchezza il vivere quotidiano. E poi una corsa tra le nuvole e un sorriso luminoso, lassA? oltre il cielo, dopo il canestro da tre all’ultimo secondo.” (daA�Roberta Serradimigni, la donna mito del basket sardo di Federica Ginesu)

15086937_10207606842105873_1543244582_nPala Serradimigni. Sassari e Avellino sono le due squadre, assieme a Reggio Emilia, che vogliono essere le pretendenti al ruolo di anti Milano. Vengono entrambe da una sconfitta in campionato. Vogliono entrambe vincere. Ne esce una delle partite tra le piA? belle ed intense degli ultimi anni coi commentatori SKY che non si tirano indietro ad elogiare il gioco delle squadre e dei singoli giocatori. Sassari non sarA� piA? la squadra “corri e tira” di Meo Sacchetti ma la versione 2.0 targata Pasquini si differenzia di pochissimo. Gioco in post praticamente nullo, ricerca spasmodica dell’uscita a ricciolo o dell’esterno con il penetra e scarica. Lunghi che tirano da tre, gioco all’interno del pitturato utile solo a liberare spazio per i tiratori. Ed allora Sacripanti spariglia le carte in tavola e, come chiedevamo a gran voce la scorsa settimana, fa partire Fesenko in quintetto per sfruttarne le doti in attacco e, quest’oggi, anche in difesa. Il pivot irpino stupisce per l’impegno profuso. Esce a difendere sugli esterni quando la difesa irpina A? costretta ad accettare i cambi. Fa quello che fece O’Neill nei Lakers quando assieme a Bryant decisero che farsi la guerra non aveva senso. Difende forte, riceve in profonditA�. Macina metri e gioco che probabilmente non si trasforma in tanti punti ma fa tanta qualitA�. La partita resta sempre in equilibrio con Sassari che viaggia a folate trascinata dal solito fantastico pubblico. Avellino ricuce i piccoli strappi e rimane aggrappata all’incontro con le unghie e con i denti. Nonostante una pessima statistica ai liberi (alla fine saranno 8/20 contro il 19/20 degli avversari), Avellino riesce a pensare e ad usare le sue armi migliori. La palla corre veloce, quando Ragland viene costretto a penetrare dal lato destro (da mancino va in difficoltA�), Sacripanti mette Randolph nello spot di play e la difesa della Dinamo va in bambola. Thomas, cecchino da tre punti, azzecca anche una “tripla bella di tabella” che probabilmente dA� il colpo di grazia ai sassaresi. Cusin in lunetta, con nove secondi sul cronometro, fa finalmente due su due e consegna praticamente la vittoria in mano agli irpini. Prima sconfitta casalinga per la Dinamo Sassari che cede con l’onore delle armi ad una squadra che ha fatto della soliditA� mentale un punto di forza. Dunque onore agli sconfitti e grande onore ai vincitori. 70 a 75 il risultato finale.

Migliore in campo

E’ decisamente Thomas l’MVP del match. Si contende lo scettro con Randolph, autore di pregevoli giocate soprattutto quando lasciato libero di penetrare nella difesa avversaria o tagliare veloce sulla linea di fondo campo. Thomas non solo riscatta qualche opaca prestazione. Riesce a consegnare un match di pregevole fattura laddove peccava anche quando lo score gli dava ragione: la difesa. Commette ancora qualche fallo ingenuo che lo tiene lontano dal campo almeno 5 minuti di troppo ma al giocatore non si puA? chiedere ancora il “perfect match”.

Dietro al lavagna

Nonostante la buona prestazione in fase difensiva (riesce a limitare persino il gioco di Stipcevic) Obasohan continua a limitare il suo gioco offensivo a qualche innocua penetrazione. Preferisce farsi morire il pallone in mano piuttosco che tirare da tre punti e questo A? un bruttissimo segnale. Il morale non A? alle stelle e si vede. Ma non A? non prendendosi responsabilitA� che ci si risolleva. Preferiamo vedere un tiro che non prende neppure il ferro piuttosto che un giocatore che teme di tirare.

La prestazione

Chiamarla sorpresa A? forse non conoscere a fondo il lavoro fatto da due anni a questa parte su Severini. Giocatore maturato giorno dopo giorno e a cui Sacripanti affida minuti importanti sempre con maggiore frequenza. Oggi mette una tripla, cattura un rimbalzo offensivo che tramuta in due punti facili. E non A? questa la cosa migliore. Difende e contrasta il gioco perimetrale del play sassarese che A? costretto a marcare. Mette le mani, passa con costanza avanti al blocco del lungo avversario. Se Avellino vince A? anche grazie ai 15 minuti di pura intensitA� difensiva che mette in campo il ragazzo marchigiano. Complimenti.

La giocata

Oggi sono due i momenti topici del match. Il primo: Randolph penetra, si arresta e tira dai sei metri. Capisce subito che la palla gli A? uscita male dalle mani e corre a rimbalzo. Salta e mette due punti con un tap in vincente. Il secondo: Thomas riceve nell’angolo. Lascia partire un tiro da tre. Tabella e solo retina per tre punti di gran, come dire, classe…

I numeri

Avellino tira meglio da tre (45% contro il 40% di Sassari) ma soprattutto da due (45% contro il misero 30% degli avversari). Sacripanti vince lA� la sua partita. Riesce a sfruttare meglio il gioco in post dell’ala grande. E quando vede Leunen in difficoltA�, mette un quintetto piA? basso con Thomas nello spot di 4 che giocando spalle a canestro mette in difficoltA� il pari ruolo avversario. Disastrosi i viaggi irpini alla linea della caritA� dove, invece, Sassari fa la differenza (45% contro uno stratosferico 95%). Gli 8 rimbalzi offensivi in piA? catturati da Avellino palesano lo strapotere biancoverde sotto le plance (miglior rimbalzista Fesenko con 9)

Il coach aggiunto

Sacripanti contro Pasquini. Sacripanti e Green contro Pasquini. Il play di riserva non regala il bis dopo la prestazione super contro Reggio Emilia. Ma A? importantissimo quando Avellino chiama time out. E’ il cuore che batte e che lotta. E’ quello che affianca coach Sacripanti nelle scelte e che dA� suggerimenti ai compagni. L’allenatore in seconda, non ce ne vogliano Oldoini e De Gennaro, A? lui. Vede le situazioni di gioco meglio di chiunque altro. Alcune volte entra e mette in pratica ciA? che predica, altre si limita ad istruire i compagni. Essenziale nello spogliatoio forse piA? di quanto non lo sia in campo. Green Power.

L’avversario

Utilizzando gli schemi odierni per liberare al tiro gli esterni e mettendo la partita sul binario di un tiro al bersaglio, Pasquini limita l’utilizzo di uno dei giocatori a nostro avviso piA? incisivi nel gioco non perimetrale di Sassari: Brian Sacchetti. Naturalmente il figlio dell’ex allenatore dei sardi sa benissimo di non avere da coach Pasquini nA� il minutaggio nA� la fiducia che riponeva il padre in lui (pur essendo stato sempre molto duro nel giudicare le prestazioni del figlio). Oggi probabilmente un minutaggio maggiore avrebbe permesso di contrastare il gioco spalle a canestro di Thomas, ad esempio. Oppure di limitare l’intelligenza tattica di un Leunen che, nonostante sia sembrato appesantito, quando A? rimasto sul parquet si A? dimostrato un fattore (plus minus di +12). Sassari avrebbe bisogno di un pivot dal maggior impatto fisico. Un pivot capace di prendere 10 rimbalzi e con una trentina di minuti nelle gambe. Questa A? stata la pecca piA? grande della squadra nel match odierno. Non avendo a disposizione quel tipo di centro, Sacchetti serve come il pane. Ha la prontezza e l’intelligenza tattica di strappare rimbalzi agli avversari. Ma se lo si utilizza poco e gli si affidano compiti non alla sua portata o comunque non nelle sue corde i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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