Inter troppo altalenante, ora serve continuitA� per dare un senso all’opaca stagione

Image00003

E’ la beffa calcistica per eccellenza. E’ come sparare a salve pur sapendo di essere pronti a caricare l’arma. Vincere meritando il pareggio e pareggiare meritando la vittoria: non A? solo la fortuna a decidere le partite di un’Inter alla ricerca di una nuova, vecchia identitA�.

L’1-1 casalingo contro il Cesena suona beffardo al netto delle clamorose occasioni fallite. Quella faziositA�, quel voler entrare in porta col pallone e quella voglia di spettacolo tipiche delle grandi squadre tradiscono un Mancini che ha forse realizzato ieri per la prima volta quanto sia difficile far pensareA�da big una squadra danneggiata e ridimensionata dagli eventi: il gioco spumeggiante c’A?, il talento non manca e l’ambiente non A? mai stato cosA� in fiducia verso l’allenatore dall’ormai lontano 2010. Eppure qualcosa manca.

La continuitA� si tiene alla larga da Appiano Gentile da settimane. Un Icardi troppo poco trascinatore necessita della costante presenza di un compagno che gli ruoti attorno per mettere in campo al meglio ogni dote, vedi Podolski ieri sera. Il tedesco si fa trovare pronto nel momento del bisogno, e quando un fondamentale e sfortunato Shaqiri (un magnifico sinistro si infrange sul palo) si trova costretto a uscire per infortunio, non tradisce le aspettative riuscendoA�a ricreare con il ritrovato Palacio unaA�magia che a San Siro ultimamente si faticava a scorgere.

Senza fare paragoni ora piA? che mai azzardati, non possiamo negare come l’Inter scesa in campo ieri sera avesse molto della spietata (non ancora perfetta, ma quasi) Inter mourinhana stagione 2008/2009, quella che quando andava sotto sapevi giA� che rimontava, quella che in porta col pallone ci entrava davvero, quella che alla fine evidentemente A? e rimane unica e inimitabile, anche perchA? proprio nel momento in cui Mister Roberto prova a emularla, la Dea Bendata si toglie la benda e gli volta le spalle. E non che l’ex 10 abbia qualcosa da dimostrare in panchina, ma il fatto di poter giocare con tranquillitA� e fiducia deve spingere quest’Inter a comportarsi da grande, mischiando qualitA� e quantitA� come piA? volte quest’anno come dimostrato di saper fare.

Non A? piA? il momento di lamentarsi per le occasioni fallite, il meteo o le decisioni arbitrali. Conta buttarla dentro, ora piA? che mai.

Se la difesa deve fare esperienza, il centrocampo A? ormai adatto per fronteggiare ogni tipo di situazione. Medel arretra quanto necessario a salvare un Ranocchia spesso in affanno, Kovacic fatica a fornire i ritmi giusti con regolaritA�, ma ha 20 anni, crescerA�. E mentre Guarin ripaga sempre piA? la fiducia di tifosi e allenatore, il talentuosissimo reparto offensivo puA? essere la chiave per sbloccare il match di giovedA� sera contro il Wolfsburg.

Fare prestazione sarA� importante, il risultato sarA� l’unica cosa che conta. Per ridare finalmente vita all’Inter: l’affamata Inter di Roberto Mancini.

Paolo Vavassori

About Paolo Vavassori

View all Posts

Nato a Bergamo, classe 1967 (la stessa di Roby Baggio e scusate se è poco). Leggo la stessa anche di Gigi D'Alessio (scusate e basta). Da piccolo gioca a calcio ed è una promessa (con se stesso). Ripiega da subito su sport più statici per passare ben presto allo sport parlato e scritto. Folgorato dalla stella Maradona che conosce di persona (conserva gelosamente una fotografia ricordo dell ' 89 che lo ritrae con il Pibe a ricordo anche della propria capigliatura). Folgorato molto prima dalla Dea Atalanta che segue da sempre e continuerà a seguire (sempre più spesso dal divano di casa). Appassionato di golf e fotografia ha come sogno quello di poter fotografare una partita di serie A da bordo campo con la sua mitica Canon (ma ci stiamo lavorando).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.