Inter troppo altalenante, ora serve continuità per dare un senso all’opaca stagione

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E’ la beffa calcistica per eccellenza. E’ come sparare a salve pur sapendo di essere pronti a caricare l’arma. Vincere meritando il pareggio e pareggiare meritando la vittoria: non è solo la fortuna a decidere le partite di un’Inter alla ricerca di una nuova, vecchia identità.

L’1-1 casalingo contro il Cesena suona beffardo al netto delle clamorose occasioni fallite. Quella faziosità, quel voler entrare in porta col pallone e quella voglia di spettacolo tipiche delle grandi squadre tradiscono un Mancini che ha forse realizzato ieri per la prima volta quanto sia difficile far pensare da big una squadra danneggiata e ridimensionata dagli eventi: il gioco spumeggiante c’è, il talento non manca e l’ambiente non è mai stato così in fiducia verso l’allenatore dall’ormai lontano 2010. Eppure qualcosa manca.

La continuità si tiene alla larga da Appiano Gentile da settimane. Un Icardi troppo poco trascinatore necessita della costante presenza di un compagno che gli ruoti attorno per mettere in campo al meglio ogni dote, vedi Podolski ieri sera. Il tedesco si fa trovare pronto nel momento del bisogno, e quando un fondamentale e sfortunato Shaqiri (un magnifico sinistro si infrange sul palo) si trova costretto a uscire per infortunio, non tradisce le aspettative riuscendo a ricreare con il ritrovato Palacio una magia che a San Siro ultimamente si faticava a scorgere.

Senza fare paragoni ora più che mai azzardati, non possiamo negare come l’Inter scesa in campo ieri sera avesse molto della spietata (non ancora perfetta, ma quasi) Inter mourinhana stagione 2008/2009, quella che quando andava sotto sapevi già che rimontava, quella che in porta col pallone ci entrava davvero, quella che alla fine evidentemente è e rimane unica e inimitabile, anche perchè proprio nel momento in cui Mister Roberto prova a emularla, la Dea Bendata si toglie la benda e gli volta le spalle. E non che l’ex 10 abbia qualcosa da dimostrare in panchina, ma il fatto di poter giocare con tranquillità e fiducia deve spingere quest’Inter a comportarsi da grande, mischiando qualità e quantità come più volte quest’anno come dimostrato di saper fare.

Non è più il momento di lamentarsi per le occasioni fallite, il meteo o le decisioni arbitrali. Conta buttarla dentro, ora più che mai.

Se la difesa deve fare esperienza, il centrocampo è ormai adatto per fronteggiare ogni tipo di situazione. Medel arretra quanto necessario a salvare un Ranocchia spesso in affanno, Kovacic fatica a fornire i ritmi giusti con regolarità, ma ha 20 anni, crescerà. E mentre Guarin ripaga sempre più la fiducia di tifosi e allenatore, il talentuosissimo reparto offensivo può essere la chiave per sbloccare il match di giovedì sera contro il Wolfsburg.

Fare prestazione sarà importante, il risultato sarà l’unica cosa che conta. Per ridare finalmente vita all’Inter: l’affamata Inter di Roberto Mancini.

Paolo Vavassori

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Nato a Bergamo, classe 1967 (la stessa di Roby Baggio e scusate se è poco). Leggo la stessa anche di Gigi D'Alessio (scusate e basta). Da piccolo gioca a calcio ed è una promessa (con se stesso). Ripiega da subito su sport più statici per passare ben presto allo sport parlato e scritto. Folgorato dalla stella Maradona che conosce di persona (conserva gelosamente una fotografia ricordo dell ' 89 che lo ritrae con il Pibe a ricordo anche della propria capigliatura). Folgorato molto prima dalla Dea Atalanta che segue da sempre e continuerà a seguire (sempre più spesso dal divano di casa). Appassionato di golf e fotografia ha come sogno quello di poter fotografare una partita di serie A da bordo campo con la sua mitica Canon (ma ci stiamo lavorando).

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