Interismi o…isterismi (di Mazzarri?)

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Confesso candidamente che, quando Mazzarri approdò all’Inter quest’estate, di lui avevo più che un’opinione precisa solo una vaga “sensazione negativa”. A pelle avevo però il sentore che non fosse la scelta migliore per la mia squadra del cuore.

 

Tutto ciò per vari motivi: come allenatore lo conoscevo poco, grazie ai suoi trascorsi da allenatore del Napoli e della Reggina nel corso degli anni lo avevo visto all’opera ben poche volte, solo quando vi ero “obbligato”, la mia simpatia per queste due squadre infatti si attesta ai livelli minimi (per non dire sottozero). Perciò non avevo mai seriamente analizzato i suoi abituali moduli di gioco, il suo “credo” calcistico, anche se sapevo che di lui si parlava bene per la sua maniacalità e pignoleria calcistica, per esser sempre sul pezzo in allenamento, in partita e pure…in vacanza. Come uomo mi era fondamentalmente antipatico, seppur tuttavia essere antipatico non significhi non poter essere un vincente, anzi, la maggior parte dei tecnici vincenti sono proprio i re dell’antipatia (esempi a caso Lippi, Conte, Capello, Mancini, ecc. ecc). Sull’aspetto umano, però, avrei sorvolato senza grossi patemi in cambio della rinascita della Beneamata.

 

L’approccio iniziale con le prime amichevoli estive era stato da brividi, sconfitte pesantissime che facevano paventare un anno di sofferenza indicibile. Poi però, contro tutto e tutti, l’avvio di campionato sembrava esaltare l’opera di questo toscanaccio sanguigno, capace di incassare pochissimi gol e di tramutare cinicamente nel migliore dei modi il suo gioco sparagnino in cui l’unico attaccante (il povero Palacio) si smazza per 90 minuti nella metà campo avversaria. Sfortunatamente, pian piano, il giocattolo col passare dei mesi si è rotto e partita dopo partita è venuto a galla il vero valore di Mazzarri come uomo e come allenatore Inter: in una sola parola, per essere buonisti…zero.

 

Eh sì, come allenatore, con una squadra decisamente migliore dell’anno scorso, a questo punto del campionato l’Inter ha oggi ben 4 punti in meno, è già eliminata dalla coppa Italia, lo scudetto è andato e la zona Champions è addirittura ad 8 punti…Ma allora Stramaccioni non era poi così male come lo si dipingeva o mi si spieghi perché Mazzarri stia avendo risultati così modesti (a dispetto della sua maniacale preparazione delle partite, pensate poi se fosse un allenatore meno ossessivamente concentrato sull’aspetto tecnico-tattico dove sarebbe l’Inter adesso? In zona retrocessione?…)

 

La verità è una sola, mettiamola giù così: quest’allenatore – ammesso che sia un buon allenatore – non è l’allenatore giusto per l’Inter. Si ostina a giocare con un modulo, ad una sola punta, che spompa Palacio costretto a macinare chilometri su chilometri per più di tre quarti di partita nell’attesa dell’arrivo di un collega di reparto che il buon WM gli regala sistematicamente ad un quarto d’ora dalla fine…La tattica monotematica ha funzionato qualche volta (contro il Genoa, Juve, Milan) ma tante, troppe altre volte no. Non puoi tenere Icardi, Milito e Belfodil in panca e giocare con un modulo anni settanta, come se fossi una squadretta che si deve salvare e spera con una tattica catenacciara di ridurre il gap tecnico con le squadre di maggior rango…

 

La classifica è anche troppo benevola con una squadra che ha proposto quasi sempre un gioco inguardabile, strappando vittorie immeritate (contro Genoa, Livorno, Milan) tanti pareggi che sanno di sconfitte (contro Bologna, Cagliari, Atalanta, Sampdoria) ed altri che potevano essere tranquillamente sconfitte (contro Torino, Parma, Juve).

 

Come se non bastasse l’andamento lento, costui ha la pessima abitudine di avere sempre la giustificazione pronta, da esibire nel dopo partita: i troppi infortuni, l’incredibile autorete, i pali colpiti, la sfortuna, la giornata sì del portiere avversario, il rigore non dato, l’espulsione non meritata…Ecco, se c’è una cosa su tutte che – secondo me – contraddistingue la positività dalla negatività di un allenatore è proprio quella di non trincerarsi sotto questa pletora di scusanti (anche se sotto quest’aspetto è in buona compagnia di almeno metà dei suoi colleghi…). Ho giocato male? Okay, mi prendo le mie responsabilità, non scarico le colpe su chiunque mi possa salvare il culo. L’arbitro ha cannato completamente l’arbitraggio? Il mio compito è allenare, non polemizzare, se c’è qualcuno che deve lamentarsi è bene che sia il Presidente o il Direttore Sportivo o chiunque altro dello staff Dirigenziale, ma non l’allenatore. Certo, in questo caso specifico, anche la Società Inter ha le sue colpe, lasciando che WM adotti quest’atteggiamento di insofferenza costante che si oppone all’etica sportiva e che non contribuisce di certo a far maturare lo “stile” della Società per la quale l’allenatore lavora.

 

Venendo al Walter uomo, posso senza dubbio affermare che, dopo pochi mesi di panchina interista, la mia antipatia iniziale “a pelle” nei suoi confronti è diventata reale, suffragata dagli atteggiamenti arroganti, presuntuosi e prepotenti nei confronti di giornalisti sportivi che lo intervistano nei dopo partita (ai quali purtroppo ho assistito alcune volte anch’io dal vivo) o addirittura di colleghi, come successe per esempio nel post partita di Inter Fiorentina, in cui lasciò sbigottiti milioni di telespettatori ed il povero Montella che si era sinceramente complimentato, senza alcuna ironia, con la prestazione nerazzurra rispondendogli di pensare solo alla sua squadra e di non azzardarsi a far commenti sull’Inter (sigh!)

 

Concludendo, sarò ben lieto nei prossimi mesi di essere smentito coi fatti (pardon, coi punti) e di trovare a fine campionato l’Inter in zona Champions (l’ultimo obiettivo rimasto). Sarebbe bello, ma temo sia solo una chimera, temo che il 2014 sarà l’ennesimo fallimento di una squadra/Società che – chiusa la felice parentesi Mourinho – è ritornata di prepotenza nel (talora anche ridicolo) grigiore in cui ha vissuto per tanti anni.

 

Paolo Vavassori

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Nato a Bergamo, classe 1967 (la stessa di Roby Baggio e scusate se è poco). Leggo la stessa anche di Gigi D'Alessio (scusate e basta). Da piccolo gioca a calcio ed è una promessa (con se stesso). Ripiega da subito su sport più statici per passare ben presto allo sport parlato e scritto. Folgorato dalla stella Maradona che conosce di persona (conserva gelosamente una fotografia ricordo dell ' 89 che lo ritrae con il Pibe a ricordo anche della propria capigliatura). Folgorato molto prima dalla Dea Atalanta che segue da sempre e continuerà a seguire (sempre più spesso dal divano di casa). Appassionato di golf e fotografia ha come sogno quello di poter fotografare una partita di serie A da bordo campo con la sua mitica Canon (ma ci stiamo lavorando).