Io, portiere, il ruolo piA? pazzo del calcio…

portiere“E’ la dura legge del gol, fai un gran bel gioco perA?, se non hai difesa gli altri segnano e poi vincono”, recitava queste parole la canzone di Max Pezzali (al tempo 883); a proposito di difesa, nel reparto arretrato c’A? un “personaggio” che agisce sempre da solo, in solitudine perA? puA? fare il bene e il male della squadra, questa persona A? il portiere.

Cosa puA? spingere un ragazzo a intraprendere la “carriera” di portiere di calcio a 5, a 7 o 11 che sia? Beh, innanzitutto un portiere deve essere un “pazzo”; A�diciamoci la veritA�, chi si tufferebbe per terra e per di piA? sulle gambe di un calciatore che sta per calciare il pallone in rete, con il rischio certo di prendere una pallonata in faccia? Non si sceglie di essere portieri, lo si A? nel cuore, nel sacrificio durante la settimana e nella testa.

Portiere si nasce (e sicuramente lo si diventa nel tempo), non c’A? nulla da fare come fosse una vocazione; l’inizio A? simile un po’ per tutti, c’A? chi decide di mettersi i guanti e stare su quella porta “maledetta” un po’ perchA� si A? il bambino piA? “scarso” degli altri con i piedi, un po’ perchA� si ha qualche chilo di troppo (e si fatica a correre) ma c’A? anche chi si sente diverso da tutti, chi ha voglia di dimostrare qualcosa che non sia il “semplice fare gol” oppure A�chi ama stare fuori dagli schemi (A? stato il mio caso).

Fatto sta che una volta “entrati” a far parte di questo mondo solitario e diverso da tutti gli altri, non se ne puA? piA? fare a meno: A? il ruolo piA? bello del football, A? il ruolo che ti fa stare nell’olimpo del calcio, che ti fa sentire un eroe, che attira le attenzioni di tutti; il portiere deve essere e sentirsi il numero uno, deve avere le movenze di un felino per evitare il gol, deve muoversi come un ballerino, ma deve essere forte come un toro che sta per colpire a tutta forza il mantello rosso tenuto in mano dal torero.

La domenica per un giocatore di calcio A? un giorno sacro (toccagli tutti i giorni ma non questo!), A? la verifica, il sacrificio e la fatica fatta durante la settimana, A? il risultato.

Il portiere di calcio vive la domenica mattina come un rito (almeno io) , si prepara mentalmente e cerca di pensare e ripensare a cosa si deve fare e cosa non fare quando l’arbitro fischierA� l’inizio della gara, fischierA� l’inizio della battaglia.

Sa che non ci saranno i compagni a parare per lui, sa che esiste lui e basta, che non si puA? sbagliare, che A? vietato commettere errori altrimenti la squadra paga e non ci sarA� nessuno che verrA� dirti che andrA� meglio la prossima volta (vedi un attaccante quando sbaglia un gol clamoroso).

Se si sbaglia si perde (quasi sempre).

Poco prima della partita, durante il riscaldamento l’adrenalina inizia a farsi sentire, il cuore batte piA? forte e la bocca si asciuga ma ci siamo, ancora qualche rito scaccia-sfortuna e tutto puA? avere inizio.

Il portiere si deve ascoltare e gestire le emozioni che sta provando, deve trasmettere calma e sicurezza, non deve badare agli avversari pronti a fare di lui un super eroe oppure un incompetente. Un portiere nel bene e nel male farA� la differenza ogni maledetta domenica, sarA� sempre pronto ad accettare critiche e, A�perchA� no, gli elogi; A? questo ciA? che abbiamo scelto di essere, unici e responsabili in qualunque modo vadano le cose.

Qualche volta capita (nel mio caso) di pensare come e cosa sarei se non fossi quel giocatore diverso da tutti, ma la risposta A? semplice, ormai non si torna piA? indietro e io ringrazio chiunque abbia creduto e sta credendo in me e che mi sta facendo crescere come un numero uno. Io, fino alla fine della mia carriera calcistica, non lascerA? mai quella porta che tanto mi fa emozionare nel bene e (purtroppo!) nel male, ma noi…siamo portieri!

Stefano Saleri

About Stefano Saleri

View all Posts

Italiano di nascita, veronese per fortuna. Nato nel 1991, appassionato di sport e di informatica. Da sempre amante dei colori gialloblu dell' Hellas Verona, gira su e giù, destra e sinistra, in lungo e in largo l'Italia (sperando il prima possibile anche in Europa) a seguito della propria squadra del cuore. Decide di tatuarsi per ben due volte il Verona sulla pelle ancora quando stava nei bassifondi della Lega Pro (ex serie C). La passione non si esaurisce da spettatore perchè la domenica diventa portiere di calcio a 11. Fra le tante passioni, colleziona sciarpe delle squadre di tutta europa, che compra negli stadi in cui fa visita (tra cui lo Stamford Bridge e Upton Park di Londra, il Parc des Princes di Parigi, il Camp Nou di Barcellona, l'Allianz Arena di Monaco e lo Yankee Stadium di New York).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.