La dura realtA� bianconera

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Potremmo maledire un arbitraggio realista in terra madrilena, o la��infamitA� di un campo che definire impraticabile risulterebbe un eufemismo (ma dopo la��acquitrino di Perugia, praticamente tutti i campi sono praticabilia��tranne quello soleggiato del San Paolo: ca��era il rischio ustionia��). Magari facendo della dietrologia sul fatto che la��arbitro di quella piovosa giornata umbra della��A.D. 2000, A? oggi il capo degli arbitri europei. Ma non sarebbe giusto.

PerchA�, come dico sempre, se fai quattro pappine a una Corea del Sud qualunque, non ca��A? Byron Moreno che tenga.

E allora, invece di pensare agli arbitri (o al cu..Bo del Milan), concentriamoci nella��analizzare il fatto che non siamo stati in grado di vincere a Copenaghen, e che con i danesi al ritorno siamo andati avanti a suon di rigori (che ca��erano, ma non A? questo il punto). E del pastrocchio casalingo col Galatasaray, che dovremmo dire?

Con precedenti del genere, mi permetto di avere meno certezze di Antonio Conte, quando dice che con un campo a�?civilea�? le cose sarebbero andate ben diversamente. A guardare i dati di cui sopra, la cosa mi parrebbe tutta��altro che scontata, in tutta onestA�.

Eppure la Juventus di questa��anno A? unanimemente considerata superiore a quella della��anno scorso. Coma��A? possibile che quella abbia fatto fuori il Chelsea campione in carica (e rinforzatosi rispetto al trionfo europeo, seppur orfano di Drogba) e avuto la meglio sulla��ostico Shakhtar Donetsk, vera sorpresa del torneo?

Fame e consapevolezza dei propri mezzi, ecco le risposte. Quella Juve era quella del tanto agognato ritorno sul massimo palcoscenico continentale; aveva voglia di far bella figura e, soprattutto, era concentratissima perchA� sapeva bene che, da a�?debuttantea�?, bastava poco per fare brutta figura.

Quella di questa��anno, invece, oltre ad essere un poa�� meno affamata (e diciamo che possa pure starci), soffre un poa�� di quel combinato disposto di sufficienza e arroganza che cresce nella��allenatore di vittoria in vittoria.

E dunque, siccome negli ultimi due anni abbiamo fatto bis tanto in campionato quanto in Supercoppa, e il nostro A? il campionato piA? bello del Mondoa��

a��peccato che invece il calcio italiano sia sempre piA? in ribasso e oggi vincere lo a�?scudettoa�? in Serie A o nella Primeira Liga portoghese cambia poco.

La Juventus sarA� pure la squadra piA? forte da��Italia, ma in questa��Italia, sai che vantoa��dieci anni fa la squadra di Conte non si sarebbe qualificata nemmeno per la��Europa League, probabilmente. E avevamo un posto in piA? per la Champions, tanto per dire.

La dura realtA� A? che siamo, come da troppo tempo a questa parte e in tantissimi settori, permeati da un letale mix di provincialismo e immobilismo italico il cui trend continua ad essere pericolosamente negativo.

E che la Juve, fortunatamente, sta comunque meglio degli altri, visto che ha lo stadio di proprietA�, ma dopo?

Servono:

-A�A�A�A�A�A�A�A�A� Un vero a�?musta�? in difesa, altro che Bonucci e Chiellini;

-A�A�A�A�A�A�A�A�A� Andare oltre Pirlo, che A? vecchio e straprevedibile, ormai;

-A�A�A�A�A�A�A�A�A� Un attaccante di livello mondiale (e che comunque Tevez e Llorente stanno facendo meglio di quanto pensassi questa��estate);

-A�A�A�A�A�A�A�A�A� Un gruppo dirigente con un profilo sia sportivo sia finanziario/commerciale di livello superiore;

-A�A�A�A�A�A�A�A�A� Un allenatore di respiro europeo: Conte A? un Trapattoni piA? offensivo ma con meno talento a disposizione.

Ricetta impossibile? Assolutamente no! Trovando (e ci sono) le persone giuste per gli ultimi due punti, si otterranno anche le risorse per i primi tre. E allora si che ritroveremo una Juve ai massimi livelli continentali, come nella seconda metA� degli Anni Novanta. O come dieci anni fa. Fidatevi.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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