La Scandone ritrova se stessa ma lascia la Coppa in laguna

imageSe qualche errore è stato commesso, se qualcosa poteva essere fatta meglio, bisogna andare indietro nel tempo alla partita d’andata disputata in Irpinia. E’ lì che la Scandone ha lasciato gran parte della speranza di conquistare il suo primo trofeo continentale. Mentre è da ciò che è successo ieri, dalla gestione del match, dalla ritrovata consapevolezza della propria forza, che bisogna ripartire per affrontare quest’ultima decisiva parte della stagione. Due partite di campionato, con Bologna fuori casa e Trento tra le mura amiche, per stabilire la posizione di accesso ai playoff ma soprattutto per vedere se quanto di buono fatto vedere ieri dagli uomini di coach Sacripanti sia il preludio di una rinascita fisica e psichica o solamente l’ultimo tentativo di riprendere la via che aveva portato la Scandone ad essere una delle prime forze del campionato.

Perdere la finale di andata e perderla malamente non era di certo nei piani del coach. Ma così è stato e gli errori commessi hanno avuto strascico anche nella successiva partita casalinga con Sassari. Uscire tra i fischi di parte del pubblico è amaro. Sia per chi li subisce sia per chi crede che il pubblico dovrebbe sostenere i propri giocatori, soprattutto a sole 72 ore dalla finale di ritorno.

Così arriviamo alla finale di ieri. Coreografia scenografica per un Taliercio completo in ogni ordine di posto. Tifosi di Avellino fuori dall’acquario ma caldo asfissiante per tutta la durata del match. Tra secondo e terzo quarto i veneziani inondano di birra gratis la tifoseria ospite. Gesto non solo apprezzato ma che fa capire quanto, al di là dei risultati sportivi, il basket può servire ad unire terre così lontane e differenti. Piccolo incidente per una tifosa irpina che scivola e batte la testa richiedendo l’intervento del personale medico prontamente accorso.

La partita. Avellino non parte battuta. Grinta, determinazione e coraggio sono le armi che non ti aspetti da una formazione abulica nelle due precedenti partite. Rich prende per mano la squadra. E’ lui il playmaker degli irpini. Filloy lo accompagna ma si vede fin dalle prime battute che non è serata per l’ex veneziano. Fitipaldo bocciato, a dare respiro e minuti di riposo al buon Ariel pensa Lollo D’Ercole. In tema di riconferme è lui il pilastro su cui dovrebbe poggiare il prossimo campionato SIDIGAS. Ha mentalità vincente e una dose di sfacciataggine che gli consente di mettere una tripla in faccia agli avversari prendendo un passaggio di 20 metri di Leunen.

image (1)Fesenko è davvero il centro più dominante del campionato italiano. Se il fisico reggesse e fosse sintonico con la sua voglia di vincere farebbe 40 punti giocando ogni secondo della partita. Purtroppo il ginocchio continua a dargli problemi e così Sacripanti deve sacrificarlo in panchina. Pecca solamente quando ritrova la bestia nera dei playoff dello scorso anno, tale Peric che, sfruttando il fisico nettamente più agile e la propensione al tiro dalla lunga, riesce a mettere una striscia di 7 punti consecutivi prima di essere riposto nella fondina dal pistolero De Raffaele.

Avellino resta a galla 40 minuti disputando una delle partite più intense della stagione. Il match è deciso probabilmente da un tiro da tre di Filloy che prende il secondo ferro con Avellino in vantaggio di 3. Nel successivo ribaltamento di campo Venezia non segna ma Filloy sbaglia nuovamente un appoggio a canestro. Avellino ci prova ma, al momento di azzannare partita e avversari, va completamente in bambola e alla fine cede anche la partita di ritorno. Venezia vince meritatamente ma Avellino esce dal doppio confronto con la consapevolezza che, tra sé e le avversarie che incontrerà nei playoff oramai alle porte, non c’è tutta la differenza che giornalisti e tifosi avevano raccontato al termine dell’incontro di andata e poi alla fine del match con la Dinamo Sassari.

Raccontiamo così di una Reyer sul tetto d’Europa. Il tetto meno nobile, per carità, ma un tetto che tutte le altre italiane oggi si sognano mentre De Raffaele e i suoi ci stanno ballando su da ieri sera. La FIBA EUROPE CUP è una coppetta, è la coppa di legno, è la coppa dei migliori tra gli scarsi, è la coppa di cui vergognarsi. Sarà così. Ma gli altri cosa hanno portato a casa? A nostro parere, piuttosto che le brutte figure in Eurolega a cui ci sta abituando l’Armani, è meglio addirittura la medaglia d’argento della Scandone. Il basket è uno sport. Nello sport l’importante è partecipare, certo. Ma qualche volta vincere qualcosa non fa male. Né alla singola squadra né a tutto il movimento cestistico nazionale. In alto i calici. Venezia esulta meritatamente. Noi siamo grati a due squadre italiane che hanno portato in Europa una mentalità finalmente vincente. Grazie Venezia, grazie Avellino.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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