La vergogna di Varsavia

legia_varsavia_lazio_Scrivere di getto o nell’immediatezza di quanto le cronache ci riportavano dalle strade della capitale polacca era impossibile sia per la incompletezza dell’informazione e sia perchè sarebbe stato difficile scindere la parte razionale da quella emotiva. Le immagini crude e fin troppo  eloquenti del trattamento riservato ai tifosi laziali hanno fatto il giro del mondo in pochissimo tempo. Nascono in primis due considerazioni fondamentali. La prima circa l’adeguatezza del comportamento della polizia polacca e la seconda sulla proporzionalità circa quanto realmente accaduto. Nel primo caso, da quanto appreso e delineato in queste ultime ore appare come una esagerata prova di forza di uno stato oltretutto comunitario e che tanto deve all’Italia considerato che non sono state diffuse alcune riprese circa il presunto comportamento violento dei tifosi biancocelesti. Il tutto appare piuttosto una assurda rivincita su quanto accaduto sette giorni prima a Roma. In quella occasione i tanti tifosi al seguito del Legia furono liberi di danneggiare, devastare e disturbare oltremodo l’intera città senza che per’altro le forze dell’ordine italiane reprimessero i facinorosi con i modi dei loro colleghi dell’est, alcontrario suscitando qualche polemica circa la libertà lasciata a questi teppisti. Ci sarebbe dunque da valutare se, a patto ci fossero stati i presupposti in entrambi i casi, quali sarebbero state le modalità più opportune e civili per fronteggiare la situazione. Restare inermi intorno a tifosi ubriachi che insultano e si agitano con una manciata di fermi e tante grazie come in Italia oppure oltre venti arresti con il l fermo di quasi duecento persone costrette a terra ed ammanettate in vario modo trascinate come neanche la peggior risma umana meriterebbe. Naturale passare al secondo aspetto, dove sarebbe opportuno conoscere la verità. Che ci sia stato qualche esagitato sembra possibile ma dalle risultanze degli atti polacchi e dalle testimonianze di quelli rientrati in patria, non si evincono con certezza le rispettive responsabilità. Non si sa neppure quali gravi reati siano stati commessi da tutti quei tifosi che sono stati arrestati e processati od ancora in attesa di conoscere il proprio destino. La polizia di Varsavia riferisce di un agguato di supporter del Legia a quelli della Lazio, ma non vi è traccia di alcun fermo operato a carico di cittadini polacchi. Ciò quindi alimenta seri dubbi sulla buonafede della polizia locale, lasciando trasparire possibili collusioni tra tifoseria locale e forze dell’ordine per “vendicare” l’andata. Mentre la S.S.Lazio si chiama fuori prendendo le distanze dai propri tifosi, in queste ore si registra l’interessamento della Farnesina, del Sindaco di Roma che hanno mobilitato il nostro ambasciatore a Varsavia. Se questo è il modo di operare in materia di ordine pubblico, allora che lo si attui anche in Italia, senza pena di qualche buonista e benpensante che si erga a paladino dei diritti di chi vive al di fuori della legalità a scapito di chi invece quella legalità deve far rispettare. Il rischio che quei tifosi ancora sequestrati a Varsavia possa trasformarsi in un nuovo caso Marò è forte. Ma è ancor più forte la consapevolezza di vivere in uno stato debole, incapace di proteggere i propri cittadini piegandosi a chiunque ed accettando sempre passivamente ogni attacco alla propria sovranità ed alla propria appartenenza  senza la benchè minima forza, volontà ed interesse a reagire anche in modo netto e preciso. Allo stato attuale nulla giustifica il comportamento e le azioni delle autorità polacche che dovrebbero riscaldare e non poco i rapporti tra i due paesi. Così come con l’India. La diplomazia spesso non paga, anzi si rischia di passare per colpevoli quando non si è commesso nulla con l’aggravante di sentirsi indifesi. E se poi come trapela, tale azione di repressione è stata fatta a scopo preventivo allora credo che la misura sia davvero colma.

Massimiliano Marsili

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Romano de Roma, è ormai prossimo alle 50 primavere. Dopo la famiglia, la vita all'aperto è stato da sempre il suo secondo amore. Una vita nello sport con il grande hobby del giornalismo sportivo. Per poco non è diventata la principale attività lavorativa ma la passione non si è mai sopita. Basket e Calcio hanno rappresentato ed in parte tutt'ora lo sono parte della sua vita.... sport praticati a tutti i livelli, giocatore allenatore ed arbitro. Parimenti le esperienze radiofoniche con diverse emittenti e strutture locali e nazionali, sia web che FM. Laziale doc, amante di tutto il movimento biancoceleste che segue in diversi siti e blog. Con grande piacere ed entusiasmo si è lasciato coinvolgere dal progetto di SportBloggers.