L’Avellino sbanca Cittadella

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Strizzolo illude i padroni di casa, poi una doppietta di Ardemagni e una rete di Eusepi in pieno recupero permettono ai lupi di portare a casa i tre punti, inanellare il settimo risultato utile consecutivo e salire al 13esimo posto in classifica. Vittoria dedicata agli ultras biancoverdi costretti a saltare la trasferta in terra veneta, ma degnamente rappresentati dai supporters del Nord.

L’Avellino si riprende con gli interessi quanto perso nella gara di andata contro il Cittadella e lo fa grazie ad una rete di Eusepi in pieno recupero e alla doppietta di Matteo Ardemagni, proprio colui che sbagliò il rigore che concesse i tre punti agli uomini di Venturato un girone fa.

Finisce 3 a 1 per i lupi la gara del Tombolato, una vittoria di carattere, in rimonta, certamente fortunosa per come è arrivata, ma cercata e voluta soprattutto per dedicarla a chi oggi non è potuto essere sugli spalti dell’impianto veneto. Ovvero a quegli ultras ingiustamente tanto bistrattati in settimana (e puniti con 8 Daspo preventivi) per la “presunta” aggressione all’automobile del presidente del Verona, a cui è stata negata la trasferta, ma ai quali, i circa 150 supporters residenti al Nord, hanno dedicato striscioni (“Colpevoli di una passione” – “Curva Sud orgoglio irpino“), coreografia, cori ed esultanza finale. Settimo risultato utile consecutivo per i lupi, seconda vittoria esterna stagionale, tredicesimo posto in classifica a quota 32 punti in compagnia  della Salernitana. E’ un Avellino trasformato quello di mister Novellino, una squadra che rispetto a quella guidata da Toscano, adesso ha un’anima, una identità ben definita, è capace di soffrire, gettare il cuore oltre l’ostacolo ed è diventata terribilmente cinica.

Orfano dei lungodegenti Asmah e Gavazzi, ai quali in settimana si è aggiunto Djimsiti, con Paghera e Castaldo in panchina perché non al meglio, Novellino vara il solito 4-4-1-1 con Radunovic tra i pali, Jidayi e Gonzales centrali difensivi coadiuvati da Laverone e destra e Perrotta a sinistra. Chiavi del centrocampo affidate e Moretti con D’Angelo interditore, Belloni sull’out mancino e Lasik su quello opposto (salvo poi invertirsi nella prima frazione di gioco). In avanti la collaudata coppia Verde – Ardemagni. Di contro un  Cittadella schierato con un compatto ed elastico 4-3-1-2 con Strizzolo, al rientro dopo due  turni di stop, che agisce in tandem in avanti con l’ex Arrighini, match-winner della gara di andata, supportati alle spalle dal sempreverde Antimo Iunco.

Neanche il tempo di battere la palla al centro che i padroni di casa vanno subito vicini al vantaggio: Radunovic sbaglia il disimpegno, palla a Strizzolo che calcia frettolosamente sull’estremo difensore biancoverde. Pochi giri di lancette e Benedetti impegna ancora l’estremo serbo. Il Cittadella è padrone del campo, l’Avellino sembra aver sbagliato l’approccio alla gara, risultando mentalmente assente e fisicamente in difficoltà. Va in costante difficoltà per il pressing alto e l’aggressività dei padroni di casa e al 12esimo capitola: Pasa innesca Benedetti sull’out mancino, cross rasoterra per Strizzolo che anticipa Gonzales gonfiando la rete.

I lupi provano a reagire ma non riescono ad imbastire nessuna trama pericolosa; nonostante ciò al 15esimo su errato rinvio di Alfonso, Verde ha sui piedi l’occasione del pari ma sciupa con tiraccio dai 40 metri che finisce abbondantemente fuori dalla porta lasciata incustodita dal numero 1 granata che nell’occasione si infortuna lasciando il posto a Paleari. Al 23esimo ancora Arrighini pericoloso dalla destra con un rasoterra velenoso che per poco Gonzales non devia nella sua porta. Il Cittadella fa ciò che vuole, si chiude bene e riparte in velocità. L’Avellino si vede solo sul finire della prima frazione di gioco: al 37esimo con una conclusione di Moretti dai 30 metri e successivamente con Jidayi di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

Nella ripresa Novellino capisce che la gara non va giocata di fioretto, ma di sciabola, magari scavalcando il centrocampo con lanci lunghi, e così lascia negli spogliatoi un Moretti apparso lento e lezioso, gettando nella mischia il più dinamico Omeonga. Il cambio non ha gli effetti sperati e il Cittadella riparte come aveva finito, cioè martellando i biancoverdi e sfiorando il raddoppio in rapida successione con Arrighini prima (salvataggio sulla linea di Gonzales) e Schenetti poi. Al 53esimo inaspettato giunge però il pari dell’Avellino: tiro di Verde dal limite, Ardemagni si trova sulla traiettoria, deviazione decisiva e palla in fondo al sacco. Reazione rabbiosa dei padroni di casa che un minuto più tardi sempre con lo sgusciante Arrighini sfiorano il vantaggio con un tiro che sibila alla sinistra di Radunovic. Il portierone serbo diventa protagonista: prima salva in uscita a valanga su Strizzolo lanciato a rete e al 71esimo si supera su calcio di punizione velenoso di Benedetti. D’Angelo e compagni soffrono terribilmente e arretrano pericolosamente il baricentro: allora Novellino per evitare che vengano schiacciati, inserisce Camarà per Verde ed Eusperi per Belloni. Il Cittadella vuole però i tre punti, continua a premere sull’acceleratore, ma trova un Radunocivic insuperabile. Al 41esimo la doccia gelata per i granata: Laverone, sugli sviluppi di un angolo, pennella dalla destra per Ardemagni che insacca di testa il vantaggio irpino. Il Cittadella accusa il colpo, i sei minuti di recupero ridanno speranza, si riversa in avanti, ma presta il fianco: ne approfitta Lasik che, a tre minuti dal triplice fischio, si invola sulla sinistra e mette al centro un pallone facile facile per Eusepi che sigla il 3 a 1 finale.

Tripudio in campo e sugli spalti per una vittoria fortunosa, ma meritata, che riaccende l’entusiasmo di una piazza che sabato contro il Vicenza (sperando non giunga il provvedimento di  chiusura della curva Sud) è chiamata a dare una risposta forte sotto tutti i punti di vista all’Italia intera. Ma soprattutto a questo allenatore e a questi giocatori che stanno incarnando alla perfezione i valori, il carattere e lo spirito di questa provincia…

 

Nicola Iannaccone

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"In una serata primaverile di un lontano aprile del XX sec., nasceva nella ridente e verde Avellino, Nicola Iannaccone, per tutti NIKO… l’insegnante precario, l’archeologo fossilizzato, il giornalista sfaccendato, il fotografo movimentato, l’incallito viaggiatore, l’inguaribile sognatore, l’autista impaziente, il calciatore scalciato, il Gascoigne misurato, il tennista smanettato, lo sportivo attapirato, ma soprattutto il tifoso sfegatato. Di chi? Dei lupi biancoverdi ovviamente, che non hai mai tradito, né abbandonato, al punto da aver fatto richiesta per avere residenza e domicilio presso la curva Sud del Partenio!"

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