Lazarevic all’ultimo istante, al Chievo meritatamente il derby di Verona

Hellas-Verona-v-ChievoDal nostro inviato allo stadio, Matteo Brama

Al Bentegodi di Verona, sotto una pioggia battente, torna torna dopo 11 anni il derby di Giulietta o dell’Arena (in realtà manca un termine ufficiale), insomma la sfida cittadina tra il Chievo, piccolo quartiere della città scaligera e l’Hellas, la squadra che rappresenta la città intera di Verona. La classifica sorride al Verona, sesto in classifica, mentre decisamente a sorpresa il Chievo si appresta ad affrontare la stracittadina dal basso dell’ultimo posto e con un attacco alquanto deficitario (appena 7 gol segnati in 12 partite). Sulla panchina dei clivensi siede Corini, subentrato al pessimo Sannino, a lui il compito di risollevare le sorti di una squadra che ha tutto il potenziale per salvarsi.

Le formazioni sono sorprendenti: il Chievo, con un orribile divisa grigia (perché non la gialla?) col 4-5-1 ed il solo Thereau attaccante preferito a Paloschi, il Verona con un inedito 3-4-3 rinuncia invece al fluidificante Cacciatori (gioca Albertazzi a sinistra) ed aggiunge un uomo a centrocampo.

Sugli spalti il prepartita lo vince decisamente il Verona, da pelle d’oca i canti assordanti degli 8000 tifosi della sud (sui 22000 distribuiti negli altri settori), mentre i non più dei 2000 clivensi sventolano dalla curva nord delle piccole bandierine di carta, una scenografia decisamente modesta per una partita così importante.

Fischio d’avvio e subito un episodio che può cambiare la partita: punizione da sinistra, Cesar sbuca dal nulla ed infila sotto la traversa, gol annullato per fuorigioco. Se c’è, ma non sembra, è proprio millimetrico.

Paradossalmente, vista la posizione in classifica, sembra più nervoso ed impaurito l’Hellas, il Chievo tutto raccolto all’indietro pare ben messo in campo.

Gioco prevalentemente a centrocampo per i primi venticinque minuti, il Verona è totalmente assente dall’area di porta avversaria, nemmeno la parvenza di un’azione pericolosa, ma il Chievo lo segue a ruota, suo il dominio di palla ma del tutto sterile.  Al minuto 26’ Hetemaj sbaglia clamorosamente il tocco per chiudere la triangolazione con Thereau che si sarebbe presentato solo davanti al portiere veronese.

Al ventinovesimo clamoroso rigore negato al Verona, Cesar devia di mano un traversone dalla sinistra, l’assistente di porta a non più di un metro dall’azione non segnala nulla. L’episodio scuote i blu, che in pochi minuti alzano decisamente il baricentro del gioco e premono sull’acceleratore, sulla spinta del loro pubblico che canta incessantemente. Iturbe e Gomez però non incidono, Toni isolato in avanti non vede palla, mancano le sortite sulla fascia di Cacciatore, Albertazzi svolge il suo compito difensivo ma non sale mai ad offendere. Al minuto 42’ bel giro palla del Chievo che libera Estigarribia dai venti metri, la sua bomba diretta in porta viene deviata da n difensore e non sortisce effetto. E’ l’ultima pseudo occasione del primo tempo che si chiude a reti bianche, risultato giusto che fotografa al meglio la deludente prima frazione di gioco.

Nell’intervallo si scalda Jankovic, indiziato a subentrare nella ripresa per cercare di dare una svolta al match dei gialloblu.

L’avvio della seconda frazione è tutta per i veronesi che assediano l’area avversaria, Iturbe appare ora molto più incisivo ed in partita. Al minuto 8 Gomez rimedia un’assurda ammonizione per un fallo in realtà subito da Frey sulla trequarti. Al 12° l’arbitro sbaglia ancora non fischiando una punizione dal limite per un evidente fallo su Iturbe. Il Verona si è già spento ed il Chievo cresce minuto dopo minuto, così al quarto d’ora Mandorlini rivoluziona la squadra ed il modulo, inserendo Cacciatore e Martinho per Gomez e Donati. Risponde Corini togliendo lo spento Sestu per Lazarevic, un tornante per un altro.

Al minuto 16 Chievo vicino al gol con Thereau che parte dalla metà campo in progressione ed arriva al limite dell’area svirgolando da posizione favorevole. Mani nei capelli per il tatuato attaccante francese.

Minuto 23, Jorginho perde palla sulla trequarti, Hetemaj calcia a rete, la palla si impenna ma Rafael è pronto a sventare in angolo.

Minuto 28, su un cross dalla sinistra si avventa Radovanovic che calcia a botta sicura, la deviazione quasi beffa Rafael proteso in tuffo, la palla finisce in corner per pochi centimetri.

Corini ci crede, vede l’Hellas in difficoltà sotto la spinta di un focoso Lazarevic ed inserisce Paloschi per l’inutile (come al solito) Estigarribia.

Minuto 39, mischia in area Hellas, la palla arriva a Radovanovic che dal limite calcia radente, Rafael blocca in presa.

Minuto 42, Toni servito in area viene subito circondato dai difensori clivensi e non riesce a battere a rete.

Il 90° è già scoccato quando su lancio da centrocampo Toni di testa prolunga per Iturbe che controlla col braccio lungo il corpo e segna con un perfetto diagonale, gol annullato ingiustamente dal pessimo giudice di gara Guida.

Mancano una manciata di secondi al termine, da una veloce azione sulla sinistra Hetemaj crossa rasoterra, a centro area sbuca Lazarevic che di piatto infila con un piattone di rara potenza e precisione sul primo palo l’incolpevole Rafael. Nemmeno il tempo di riordinare le idee, triplice fischio finale, Chievo- Hellas 1-0

NOTA CONCLUSIVA: Il Chievo, che per undici lunghi anni ha dovuto sopportare gli sfottò veronesi per l’ultimo derby perso in rimonta (da 2-0 a 2-3), serve la vendetta su un piatto non freddo gelato: vince meritatamente allo scadere (quindi con ancor maggiore soddisfazione) una partita che ha ben controllato nel primo tempo e dominato nella ripresa, il Verona alla seconda sconfitta consecutiva può solo fare un mea culpa per la brutta prestazione e dà comunque preoccupanti segnali di involuzione che i caldi tifosi gialloblu sperano siano solo passeggeri. 

MVP (il migliore): A parte Lazarevic, autore del gol e di un’ottima prestazione, la palma di migliore se la merita Corini, bravissimo a mettere in campo una formazione che non rischia quasi nulla ed offende il giusto. La difesa è sistemata (non prende gol da più di tre partite), ora con qualche rete in più la salvezza è decisamente alla portata

LVP (il peggiore): Un bel 5 di collettivo se lo merita tutto l’Hellas, ma la palma di peggiore la diamo a Mandorlini, un bel 4 in pagella per l’incomprensibile cambio di modulo e per l’incapacità di variare in corsa l’assetto tattico. Certo, finchè si continua a schierare titolare (e non sostituire) un  Halfredsson costantemente ed assolutamente nullo la sconfitta un po’ la si merita sempre…

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Veronese, alle soglie dei 50 anni ha 5 amori (Barbara, Jacopo, Joe, l'Inter e L'Hellas) e per non essere da meno pure 5 amanti (la corsa, la bici, la fotografia, la scrittura e lo sport in generale). Sportivamente parlando vanta un paio di record di cui va fiero: maggior numero di sport praticati in vita (ne ha perso il conto) nonché maggior numero di infortuni e fratture (che gli hanno valso il meritato soprannome di Swarosky). Nella sua quarantennale carriera sportiva è stato giocatore, guardalinee, arbitro, dirigente, presidente, allenatore, giornalista-fotografo-scrittore sportivo...Sta seriamente pensando di taroccare la carta d'identità per poter partecipare al corso arbitri e chiudere il cerchio per entrare nel guinness dei primati. E' fondatore e promotore di SportBloggers.