Le piste “elettriche”

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Tutti quelli che sono stati adolescenti negli anni settanta, avranno, con molta probabilitA�, giocato con la pista elettrica con cui potevano sfidare amici e compagni di scuola in interminabili corse di auto sportive. Ci abbiamo passato interi pomeriggi, sognando di guidare, anche solo tramite un pulsante, le mitiche monoposto della��epoca. Erano gli anni in cui Emerson Fittipaldi con la sua Lotis, Niki Lauda con la Ferrari rossa, la��inglese Jackie Stewart che assomigliava ad un cantante beat con la sua Tyrrell e la��americano dal cognome italiano Mario Andretti ci facevano sognare.

Un gioco fantastico, che abbandonammo solo anni dopo quando il Subbuteo entrA? prepotentemente nelle nostre vite.

La storia delle a�?piste elettrichea�?, inizia, come avverrA� per il Subbuteo in Inghilterra nel 1957 grazie alla famosissima Scalextric, che iniziA? a produrre delle piste su cui far correre modellini in scala 1:32. Fu un successo clamoroso, al punto tale che queste autopiste comparvero anche in un film della��agente segreto piA? famoso del mondo: 007 nel 1970. Anche John Lennon dichiarA?, in un intervista, la sua passione per questo gioco.

Nel 1964 a Londra si disputA? addirittura lo Scalextric World Championship. Poco dopo le autopiste anglosassoni sbarcarono anche in Spagna, Francia, Australia, Nuova Zelanda e USA.

Nel frattempo nel 1963 la Policar inizia a produrre le prime a�?slot cara�? ( le auto che possono correre su una pista elettrica ) nel nostro paese. La Ferrari 156 “Squalo” in versione rossa o blu, A? la prima della sua lunga storia.

La qualitA� A? inferiore alle slot car della Scalextric, ma lentamente anche i modellini prodotti in Italia raggiungono uno standard di buon livello. Sul finire degli anni sessanta vengono poi prodotte delle scatole, che comprendevano tutto la��occorrente per costruire la propria pista, generalmente era a forma di un numero otto con un ponte dove le due corsie si incrociavano, nella propria abitazione. Pista, pulsanti, automobili e il trasformatore di corrente e potevamo iniziare a sognare di guidare la monoposto di Niki Lauda o quella di Mario Andretti.

Oltre che nelle case dei giovani adolescenti italiani, le piste elettriche, molto piA? grandi ed elaborate, fanno la loro comparsa anche nelle sale giochi del nostro paese. Qui a sfidarsi non sono adolescenti ma uomini di mezza etA�, che spesso portano la loro automobile preferita, con tutte gli eventuali ricambi ( ruote, motorea��), come le vere scuderie di F1.

Sopravvivono fino alla��arrivo del Flipper e dei primi videogiochi. Poi si chiude un epoca, quella della F1 giocata in una sala giochi.

Giorgio Acerbis

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Tifoso della SS Lazio, sono abbonato fin dal 1976 in Tevere non-numerata. Laureato in scienze politiche, ho pubblicato per Urbone “I Leoni di Lisbona”, la storia del Celtic che vinse la Coppa dei Campioni nel '67. Scrivo da tempo sulla Fanzine del Liverpool “Red all over the land”. Ho collaborato con alcune radio private di Roma curando delle rubriche su argomenti calcistici. Attualmente mi occupo della mia gatta Keira.

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