L’esilio A? finito, il Cagliari torna a casa

stadio sant'eliaDopo la��ennesima giornata condita da voci piA? o meno autorevoli, finalmente A? arrivata la��ufficialitA� che tutto il popolo cagliaritano attendeva da tanto, troppo tempo: Cagliari a�� Catania si giocherA� sabato alle 18 allo stadio Santa��Elia, per il momento con la��accesso limitato a 5000 spettatori.

Ea�� francamente difficile dire se con questa decisione sia finito il calvario dello stadio del Cagliari, non bisogna dimenticare infatti che si torna in una struttura fatiscente dove le due curve e i distinti saranno costituiti da tubi innocenti. Una vittoria tornare in cittA� dopo le assurde partite casalinghe nella lontanissima Trieste, finalmente con il tifo a sostenere, ma di nuovo in uno stadio che ormai difficilmente puA? considerarsi tale. Nella��Italia con gli stadi piA? brutti, scomodi e pericolanti da��Europa, a Cagliari si riesce ad avere il peggiore:A� paradossalmente oggi si esulta, e il che A? comunque assolutamente comprensibile.

Eppure il vecchio Santa��Elia non A? sempre stato cosA�. Si inaugurA? nel 1970, pronto ad accogliere i rossoblu appena laureati campioni da��Italia nel leggendario Amsicora. La capienza era di 59.972 posti a sedere, che ovviamente aumentavano notevolmente con quelli in piedi. La��esordio avvenne in coppa Italia con la Massese, anche se il vero battesimo fu contro il Saint Etienne in Coppa dei Campioni: circa 63.000 persone assistettero alla vittoria del grande Cagliari per 3-0.

Un sostanzioso restayling avvenne in occasione dei Mondiali del 1990: tutto lo stadio venne seggiolinato (capienza ridotta a poco piA? di 40.000 spettatori), si realizzo la copertura per la tribuna centrale (si bocciA? la��idea della copertura totale, i soldi vennero dirottati per la costruzione della bretella che collega la cittA� alla statle 131, la��Asse Mediano) e venne adeguato alle norme di sicurezza che la competizione richiedeva. Si giocarono al Santa��Elia Inghilterra a�� Olanda, Inghilterra a�� Irlanda e InghilterraA� – Egitto.

Fin qui tutto bene, ma la manutenzione non viene fatta come si deve e allora sorgono i problemi: nel 2002 la Lega nega la��agibilitA� (curve e distinti pericolanti) e si crea lo stadio matrioska , teoricamente soluzione temporanea: tre settori su quattro costruiti in tubi dalmine, sopra la pista da��atletica. Al momento sembrava un trionfo, tutti attaccati a far casino dietro il campo, nella vecchia curva si era lontani , non si vedeva ecc.. peccato che con le vecchie curve si riempiva lo stadio per le notti di UEFA e si festeggiA? ,ad esempio, una promozione in A davanti a oltre 35.000 persone mentre la��ultima promozione del 2004, sui tubi, si era circa 20.000.

Comunque,dicono in tanti, ormai si vede in tv la partita, perchA� andare allo stadio, e i posti purtroppo bastano e avanzano. Si arriva cosA� al 2012 e scoppia di nuovo il caos inagibilitA�: si gioca prima a capienza ridotta e poi si finisce il campionato a Trieste, decisione provocatoria quanto assurda.

Saltando la triste parentesi di Is Arenas, finalmente si raggiunge la��accordo con il comune che prevede anche la progettazione di un nuovo Santa��Elia, rendendo comunque subito lo stadio idoneo per le partite di serie A.

Si torna a casa, finalmente. NA? Is Arenas, nA? (figuriamoci) Trieste, questa A? la casa del Cagliari. Peccato che sia stata abbandonata da tutti nel tempo (in un rimbalzarsi di colpe tra Cagliari e Comune) e ora ci ritroviamo costretti ad esultare nel tornare in quello che A? diventato un rudere, soltanto perchA? finalmente il tifoso ritrova quello che il suo sacrosanto diritto: vedere la sua squadra nella sua cittA�.

Daniele Serra

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Daniele Serra nasce a Cagliari nel 1982 d.C. , sull ’isola più bella del mondo. Nel cassetto (chiusa bene) una triennale in lettere guadagnata con la tesi “Parola di Ultras – un’analisi linguistica degli striscioni delle tifoserie calcistiche italiane”. Ama scrivere, il buon cinema, le corse in riva al mare e con la palestra cerca di mantenere in condizioni accettabili la sua carcassa. Da sempre cagliaritano, nel bene e nel male.

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