Ma a che calcio stiamo giocando?…

calciomalatoMa a che calcio stiamo giocando? A volte me lo chiedo quando al sabato pomeriggio bazzico per qualche campetto di periferia oppure ogni qual volta alla domenica sera si riassumono i risultati di giornata, sia che si tratti di calcio di A o di calcio giovanile. Negli ultimi giorni si A? discusso molto su quello che le grandi piogge hanno riservato ai nostri territori e sulle necessarie decisioni di sospendere molte gare, soprattutto dilettantistiche. Mi pare di aver accolto per la maggior parte degli addetti ai lavori il totale benestare della scelta che, ad ogni modo, ha fatto ancora discutere.

Ea��evidente che in questo caso il problema principale non siano soltanto le strutture (basta vedere quanta pioggia A? caduta nel giro di poche ore) perchA? se ci spostiamo fra i professionisti ci accorgiamo come poche domeniche fa non si A? riusciti a giocare neppure in uno degli stadi piA? grandi da��Italia, ovvero lo Stadio Olimpico. Pensate solo a quei 300/400 tifosi occasionali che dopo aver fatto un sacco di chilometri per raggiungere Roma sono stati costretti ad andarsene dopo 9a�� dalla��inizio della partita e giA�, peraltro,A�a rischio da qualche giorno. E come non bastasse si A? venuti a sapere che dietro a tutto questoA�potrebbe non esserci stataA�una regolare copertura del manto erboso prima delle incessanti piogge. Probabilmente con una accurata gestione della cosa si sarebbe potuto giocare. Detto questo, se ci aggiungiamo tutti i problemi burocratici che una persona A? costretta a subire ogni qual volta voglia andare allo stadio ci accorgiamo di come alle volte sia davvero un problema passare una domenica tranquilla a vedere una partita. E proprio per questo abbandoniamo per un attimo le abbondantiA�piogge e facciamo qualche altro esempio.

Avete mai provato a pensare quello che dovete fare per raggiungere uno stadio qualsiasi in Italia rispetto a quello che succede mediamente in Europa? La risposta A? arrivata niente meno che da due corrispondenti del Guerin Sportivo, storico giornale di critica e politica sportiva, che hanno provato a descrivere un sabato pomeriggio normale allo stadio in Italia e in Germania. La��immagine A? impietosa e piena di punti critici. Pensate che ad esempio a Monaco per raggiungere lo stadio, la maggior parte delle persone ci va con la bicicletta. E non A? uno scherzo. Salendo in sella a Marienplatz ci sono 13 chilometri di verde sul quale A? possibile percorrere attraverso la pista ciclabile tutto il tragitto che porta allo stadio. Ci sono famose birrerie, punti di ritrovo domenicale in cui si possono comperare scarpette e bandiere oltre ad incontrare un sacco di tifosi che si dirigono allo stadio.A� Nelle vicinanze della��Allianz Arena si trovano anche tutti quei tifosi arrivati con le metropolitane e che in genere in dieci minuti sono giA� seduti al proprio posto in uno stadio sempre pieno.

Se prendiamo Milano, per cambiare meta, se uno vuole andare allo stadio tranquillamente deve minimo sperare di trovare parcheggio e sperare che attraverso il biglietto nominale uno possa arrivare in tempo per la��inizio della partita. E dopo aver superato tre livelli di controllo, forse riesce ad andare a posizionarsi in un settore dello stadio diverso da quello indicato nel biglietto. Stadio che regolarmente A? pieno solo per le partite di cartello.

Fino a trenta��anni fa, al contrario, erano i nostri stadi un modello per gli altri, con curve sempre piene e colorate. Poi A? arrivata la burocrazia e la tessera del tifoso. Ma rimanendo ai nostri campetti provinciali e alle incessanti piogge, la sensazione A? che alle volte manchi un poa�� di equilibrio nei giudizi su chi deve necessariamente farsi carico di certe decisioni. Sia che si tratti di un dirigente, sia che si tratti di un allenatore. A�Lo sport da sempre educa al rispetto di regole e delle persone. Nulla a che vedere con le incessanti piogge di questi ultimi giorni, ma basta fare un poa�� di a�?zappinga�? nel mondo dello sport per capire che ca��A? sempre piA? bisogno di recuperare quel concetto di ruolo che porta successivamente ad un rispetto anche delle regole e delle opinioni.

Voi da che parte state?

Alla prossima..

Federico Vaccari

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Federico Vaccari è laureato in Scienze della Comunicazione. Scrive di sport sul Corriere dello Sport e L'Arena. Fiduciario Coni. Il connubio Musica e Sport è sempre stato sempre il suo stimolo, la sua passione e il suo mondo. La scrittura, il mezzo con cui ha potuto far crescere le sue aspirazioni. Nel 2012 ha collaborato per il secondo numero de "L'Arcimatto", rivista di studi e testimonianze per Gianni Brera. Nella sua vita ha fatto di tutto ma ha sempre cercato di non perdere di vista i propri orizzonti. E voi, su quali avete fatto crescere i vostri sogni? Seguitelo anche su Facebook e Twitter (@vaccarifederico)

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