Meno plusvalenze per tutti?

Archiviata la vicenda “Parma-Calaiò”, con una squalifica di 2 anni per il giocatore, ma la Serie A garantita per i ducali (partiranno dal -5 nella stagione che sta per iniziare), ora dal Tribunale Federale Nazionale della FIGC si attende il giudizio sul caso delle plusvalenze che vede coinvolte ChievoVerona e Cesena.

Con il sopraggiunto fallimento dei romagnoli, però, di fatto è solo la società della Diga a vivere ore di apprensione, dopo la richiesta della Procura federale di infliggere un -15 sulla classifica dello scorso anno che, di fatto, porterebbe i gialloblu in Serie B, con il Crotone a conquistare invece quella salvezza che il campo gli ha negato.

La contestazione mossa alla società guidata dal presidente Luca Campedelli è piuttosto chiara: l’intenso scambio di giocatori con il Cesena (15 “baratti”, cha coinvolto 30 atleti) è stato fatto a valori assolutamente anormali, con l’intento di sistemare fittiziamente bilanci che, altrimenti, non avrebbero consentito l’iscrizione della squadra.

Un’accusa pesante che, al di là dei soliti strali da “bar sport”, merita un’analisi approfondita, da un punto di vista sportivo, economico-finanziario e gestionale.

E’ giusto partire da un dato di fatto oggettivo, benché in molti facciano finta di nulla: le plusvalenze le fanno tutti.
Non si tratta di una giustificazione, ma di un dato di fatto. Senza, praticamente tutte le società calcistiche professionistiche avrebbero difficoltà importanti di fronte alla CoViSoC.

Il problema, per il Chievo, è semmai di aver abusato di questa pratica, perché è del tutto evidente che questo via vai di “carneadi” con la Romagna ha poco a che fare con il lato tecnico-sportivo e molto con quello della contabilità.

Ma, fatta questa doverosa premessa, va anche detto che un calciatore non è un macchinario industriale, fatto di componenti che hanno un determinato costo, assemblato da operai con un determinato stipendio, così da poterne determinare in maniera abbastanza certa il valore.

Un calciatore (come un cestista, un pallavolista, ecc.) non può avere un valore certo, e anche determinati parametri si basano comunque su valutazioni altrui del tutto arbitrarie.
Per fare un esempio molto recente: la Juventus ha pagato il cartellino di Cristiano Ronaldo 100 milioni di euro, rispetto a questa cifra quanto vale Daniele Vantaggiato, capocannoniere del girone A dell’ultima Serie C?
Il giocatore si è accasato alla Ternana dopo aver concluso il suo rapporto contrattuale con il Livorno, ma qualora l’ex prodotto del Settore giovanile del Bari fosse stato ancora vincolato, gli umbri avrebbero potuto pagarlo anche 101 milioni, avessero voluto.

Quindi, perché il terzino sinistro Carlo Alberto Tosi (il ragazzo la cui valutazione più di tutte ha destato scalpore, nell’affaire), classe 2000, non può essere valutato/contabilizzato a 4,5 milioni di euro?

Insomma, per farla breve, o si trova un metodo per stabilire parametri più o meno fissi sulle valutazioni dei giocatori oppure uno potrebbe valutare chiunque qualunque cifra.

Quindi?
Quindi è ovvio che in quel che Chievo e Cesena hanno fatto qualcosa di opinabile c’è, ma questo non significa necessariamente che sia illegittimo.

Su questo si innestano anche le controdeduzione dei professionisti che affiancano il Chievo in questa vicenda; e se l’avvocato Marco De Luca (legale della società) si è limitato a una considerazione piuttosto generale («Mi aspettavo una richiesta pesante da parte della Procura della Figc perché di solito quando si ha torto si fanno sempre richieste pesanti per suggestionare i tribunali. Più la richiesta è pesante e più è debole la proposta di deferimento. È un deferimento fragilissimo che contiene errori marchiani anche nei numeri. Sono abbastanza fiducioso che gli errori commessi in sede procedurale vengano sanzionati anche duramente. La Procura si è rifiutata per due volte di ascoltare il Presidente Campedelli e quindi l’improcedibilità sta nei fatti. È un deferimento completamente infondato e non possiamo non essere fiduciosi»), nel merito sono entrati i professori Angelo Provasoli e Pietro Mazzola, che nella nota da loro redatta parlano, tra le altre cose, di un “errore effettuato dai consulenti della Procura Federale di euro 29,2 milioni su un totale di circa euro 32 milioni in uno dei calcoli relativi alla presunta sovrastima”.

Come finirà?
La sentenza sul Parma, che invece di una penalizzazione sulla scorsa stagione ne ha avuta una su quella prossima (salvaguardando così la promozione in Serie A dei ducali), potrebbe far ben sperare dalle parti di via Galvani, che potrebbe cavarsela con un’ammenda importante, un paio d’anni di inibizione (sui 3 richiesti) per il presidente Campedelli e una penalizzazione con cui iniziare la nuova annata di quelle problematiche (diciamo 8-9 punti). Sarebbe una scoppola importante, ma suonerebbe sempre meglio che ritrovarsi a fare il derby di sabato…

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.