Milano a lezione di basket. Avellino domina e dA� spettacolo.

AV - MIChe per l’Olimpia non fosse una partita facile lo si A? capito dai primi minuti di gioco. Pronti via e Avellino era giA� avanti di 15 punti e Milano ancora doveva bucare la retina. Ma sarebbe ingeneroso per entrambe le formazioni in campo dire che la partita si A? risolta nel primi 5 minuti. Avellino e Milano macinanoA�un ottimo basket. Ma i biancoverdi hanno qualcosa in piA?. Quel qualcosa che a Milano dovrebbero conoscere bene visto che su una delle due sponde calcistiche ha allenato il vate del calcio moderno che predicava bel gioco e intensitA�. Ed A? proprio l’intensitA� che contraddistingue la serata della Sidigas. Parte forte in difesa e non smette mai per tre quarti di difendere con le unghie e con i denti. Dall’altra parte c’A? una squadra piuttosto spenta, con Moss febbricitante e quindi non disponibile, che tra l’altro viene da un impegnativo incontro di Euroleague. In attacco Avellino dA� spettacolo mentre Milano trova enormi difficoltA� sia a liberarsi da tre punti, sia ad attaccare il pitturato. Anosike a rimbalzo fa il fenomeno e Harper dimostra che la sua mano sa essere molto ben educata. Stupisce anche la verve di Gaines, opaco nelle prime uscite della Scandone ma che a fine gara sarA� uno dei migliori dei suoi. Gentile fa il Gentile. Come al solito molto di nome e poco di fatto. Stuzzica i tifosi ospiti con giocate spettacolari, si incaponisce e, si direbbe a Milano, fa il “Venezia”. E forse A? proprio questa la chiave di lettura dell’ultimo quarto. Gentile crea occasioni e punti. Ricuce quasi tutto lo svantaggio di Milano. Ma l’Olimpia si affida solo ed esclusivamente a lui. Lo schema “passatela a Gentile” puA? funzionare per qualche minuto, ma alla fine risulta deleterio e serve soltanto a far raffreddare la mano dei propri compagni. Dall’altra parte, invece, c’A? un Avellino che fa del collettivo la sua arma principale. Non ci sono primedonne, non ci sono campioni (uno c’A?, Banks, ma fa di tutto per non sembrarlo), ma c’A? gente che lotta, gente che finalmente crede nei propri mezzi fisici e nell’impianto di gioco del coach. Questo A? il segreto della vittoria di Avellino. La fame. E cosA� Avellino dA� una bella lezione di basket ad un’Olimpia opaca e per certi versi vittima sacrificale sull’altare dei propri impegni che la costringono a giocare ogni 72 ore.

Cosa ci A? piaciuto.

Harper. Lo schiacciatone ad una mano cade comeA�unA�tomahawk sulle teste dei giocatori dell’Olimpia. Justin sale in cielo e con tutta la rabbia che ha in corpo rompe gli indugi consegnando al pubblico avellinese la piA? bella prestazione da inizio campionato. Finalmente riesce ad essere efficace anche in difesa ma, lo dicevamo, era solo questione di condizione fisica.

Anosike. Diciamolo, sotto le plance non c’A? avversario che riesca a contrastarlo. E’ esplosivo. A volte addirittura troppo. Un paio di volte strappa i rimbalzi anche ai propri compagni. Non ce n’A? per nessuno. Solo Lamonica e soci riescono a contenerne la potenza fischiandogli almeno un paio di falli molto discutibili.

Vitucci. Finalmente “nu journo buono” per Frank. Non ne sbaglia una. Soprattutto vince capendoA�che A? Lechthaler il sostituto naturale di Anosike e tenendo Trasolini il meno possibile in campo. Marc avrA� tempo per rifarsi ma, ad oggi, gli schemi di Avellino non prevedono un finalizzatore con le sue caratteristiche e il suo gioco ne risente vistosamente.

Il pubblico. Finalmente il Paladelmauro ospita il pubblico delle grandi occasioni. Un pubblico vivace e che incita la propria squadra dall’inizio alla fine. Orgoglio biancoverde in diretta nazionale. Solo un consiglio per la societA�: destinare le tribune laterali (desolatamente vuote) a progetti di incontro tra scuole inferiori e basket. Piuttosto che vedere un palazzetto con alopecia di tifo A? meglio riempire gli spazi dando ingressi gratis alle scuole. Il basket A? anche insegnamento e cultura.

Lechthaler. Causa arbitraggio si trova a dover rimpiazzare Anosike in alcuni momenti decisivi dell’incontro. Non A? la stessa cosa ma tiene botta piA? che discretamente. A dimostrazione che l’impegno e la voglia possono sopperire alle carenze tecniche e fisiche. Colosso.

Gentile. E’ lui. Nel bene e nel male. Spina nel fianco per gli avversari e croce e delizia per il suo pubblico e il coach. Passatela a lui e creerA� un’occasione. Passatela a lui e farA� un gran canestro. Passatela a lui ma non pensate che ve la ripassi. Come giA� detto, A? Gentile soltanto di nome. Ma che la sua classe sia cristallina A? fuori di dubbio. E’ l’ultimo ad arrendersi ed il primo ad assumersi la responsabilitA� di ricucire lo strappo che aveva portato Avellino avanti di oltre venti lunghezze. Mai domo A? un piacere vederlo in campo. Peccato per alcune intemperanze sia verso il pubblico (danno carica e si possono tollerare) che verso gli arbitri (lamentarsi dopo che la terna non ti ha fischiato un fallo contro per oltre 35 minuti di gioco ci sembra a dir poco inopportuno).

Brooks. Che sia un campione non si discute. Che soffra la presenza in squadra di personalitA� forti come quella di Gentile A? fuor di dubbio. Per chi viene dall’NBA A? inconcepibile vedere un giocatore europeo che, invece di passargli la palla, penetri e vada a canestro. Nonostante queste difficoltA� di ambientamento A? l’unico di Milano che ha una percentuale discreta da tre punti (33%) e che ha la continuitA� giusta per tutti i minuti in cui coach Banchi lo schiera in campo.

Cosa non ci A? piaciuto.

Arbitraggio. Lamonica ormai A? carta scoperta. Non ha paura di fischiare contro Milano nA� contro un pubblico inferocito. Il problema A? che qualche volta fischia a sproposito e nell’azione successiva cerca di rimediare. La terna dovrebbe essere arbitro e non decidere delle sorti di un incontro. Con un paio di fischi (4 fallo di Hanga e successivo fallo di Harper conA�Avellino che esaurisce il bonus) rischia di far tornare Milano in partita. A quattro secondi dalla fine segnala un antisportivo di Melli con palla ancora ferma e con la partita giA� saldamente in mano ad Avellino. Poteva evitare. Ma lui A? Lamonica. Bravura ed errori compresi nel pacchetto.

L’orario. Giocare alle 20 una gara di lunedA� vuol dire vivere lontani dalla realtA� sociale ed economica del Paese. Negozi ancora aperti, impossibilitA� per molti di raggiungere il palazzetto in tempo utile. Traffico con annessi e connessi. Non sappiamo chi decida queste cose. Temiamo che l’orario sia stato deciso in funzione della diretta RAI oppure, cosa ancor piA? grave, delle coincidenze per Milano all’aeroporto di Capodichino. Speriamo non sia cosA� e che si tratti semplicemente di ignoranza.

Kleiza. Mai in partita, servito male e poco dai compagni, finisce con un tabellino impietoso. Ventuno minuti di utilizzo, solo tre tentativi e tutti sbagliati. Per un giocatore che dalla mattonella dei 6.75 A? sentenza di Cassazione ci aspettavamo di piA?. Molto di piA?. Fantasma.

Banks. Tra alti e bassi non fa una prestazione pessima ma ha un grosso problema di convivenza con gli schemi di coach Vitucci. Il tecnico di Avellino non teme di mettere a sedere in panca il suo pupillo che ricambia con espressioni non certo di giubilo. Zitto e pensa a giocare come sai.

Cadougan. Reduce da un infortunio che gli ha impedito di allenarsi come si deve durante tutto il precampionato, ha dalla sua numerose attenuanti per le prestazioni in campo a palla in movimento. Ma che un play, seppur di riserva, sbagli due tiri liberi consecutivi A? imperdonabile. Gioca 5 minuti e finisce con un -4 di valutazione. C’A? tempo per rimediare ma un po’ di malumore nel pubblico A? piA? che accettabile.

Cortese. Mai in partita, Vitucci prova a metterlo in marcatura di Gentile ma Sandro lo surclassa in velocitA� fisica e di pensiero. Prova una tripla da 8 metri senza alcun significato e risulta spesso avulso dal contesto di gara. Non segna e non fa segnare. Serata da dimenticare per il buon Riccardo.

La polemica.

Sulle pagine social dell’Olimpia si leggono tanti messaggi di tifosi ed appassionati. Sono due i fili conduttori di tutti gli interventi. Il primo: “Come si fa a perdere con Avellino”. Il secondo: “Gli arbitri ci hanno fatto perdere la partita”. Sul primo punto c’A? poco da dire. Si puA? perdere. Capita. E la mancanza di modestia A? il primo passo verso la sconfitta. Quanto al secondo punto crediamo che siano soltanto battute. Non si spiegherebbero altrimenti. Milano mal vista dagli arbitri. SA�, A? decisamente una battuta.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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