Mi(lano) piace vincere facile

gigi-la-trottolaCrediamo che ognuno di noi abbia provato questa sensazione da ragazzo. E abbia cercato in tutti i modi di riuscire nel piano diabolico di sentirsi considerato er meglio strafigo del cucuzzaro.

Si organizza la partita a pallone? Ok ma il supersantos lo porto io perchA� con le ore passate a palleggiarci e a tirarlo contro il muro A? diventato cosA� ovale che solo io riesco a prevedere le traiettorie e la direzione che prenderA� rotolando per terra.

Si organizza il torneo di PES? Ok, ma i controller della PlayStation li porto io. E non dite che lo faccio perchA� uno funziona benissimo e lo uso io mentre l’altro ha un paio di tasti che sono duri da premere.

Si organizza una serata disco in cantina? Beh, la musica la porto io. Ma non A? che lo faccio perchA� ho scoperto che alla ragazza piA? strafiga della scuola piace FedezA�e quindi quando nella playlist troverA� tutto il suo nuovo album verrA� a chiedermi in ginocchio di uscireA�con lei.

Beh una di queste cose, una di queste sensazioni, di questi subdoli tentativi di compiacere il prossimo per conquistare una posizione di primato sociale l’abbiamo provata tutti da ragazzi. Poi cresci e capisci che vincere facile non A? la stessa cosa che vincere perchA� sei il migliore. Vedi ad esempio Avellino conquistare la Coppa Italia 2008 di basket a Bologna, in casa della Virtus, contro la Virtus, e capisci cosa significhi vincere perchA� si A? migliori, si A? piA? forti e non perchA� si hanno mille fattori esterni a proprio vantaggio (pur essendo i piA? forti, per caritA�).

E’ bello svegliarsi nel proprio letto, prendere il cappuccio e cornetto nel bar sotto casa, usare la propria macchina per raggiungere il palazzetto, trovare il proprio spogliatoio, la palestra dove ti sei allenato il giorno prima, i canestri che hai bucato e bucherai per tutto l’anno e andare a comandare in maniera ignorante la supercoppa italiana 2016. E’ bello e facile. Ovviamente onore al merito. Milano A? sicuramente la squadra piA? forte, nessuno lo metterA� mai in dubbio. E vorremmo anche vedere, con tutti i soldi usciti dal portafoglio incartapecorito di Giorgione Armani. Ma noi siamo cresciuti guardando Gigi la trottola. Quello che era sA� il piA? forte, ma era alto 1.20 e per dimostrarlo doveva lottare ogni santissimo giorno. E quando gli riconoscevano di essere il piA? forte lui decideva di alzare l’asticella e di mettersi in discussione provando una cosa ancora piA? difficile. Lui A? il nostro prototipo di campione. CosA� vorremmo che fosse il basket. Una sfida. Giocata possibilmente ad armi pari. O, se le armi devono per forza essere dispari, che lo siano un anno ciascuno. E’ chiedere troppo?

E giA�, ma gli sponsor…certo i maledettissimi sponsor. Quelli che legano le sponsorizzazioni degli eventi al posto in cui l’evento si tiene. Bella cosa. Dolce & Gabbana hanno dimostrato che si puA? andare oltre alla concezione ambrosianocentrica dell’universo. E non parliamo di giocare in quel di Brindisi o di Capo d’Orlando (che a nostro avviso sarebbero comunque stati palcoscenici piA? che degni). Parliamo, ad esempio, di giocare a Roma, playground (purtroppo per la capitale e per i suoi tifosi) neutro. In effetti A? la supercoppa italiana di pallacanestro non la supercoppa padana di pallacesto. O no?

Sottolineiamo ancora una volta, a scanso di equivoci, che Milano A? senza dubbio tre gradini sopra tutte le altre. I soldi servono eccome. Puoi permetterti di comprare 15 giocatori forti e tenerne alcuni in panchina e altri addirittura in tribuna. Puoi permetterti di dare del “non uomo” ad uno come Gentile senza che lui abbia modo di mandarti a quel paese come meriteresti perchA� purtroppo sa che oggi come oggi in Italia comanda chi mette i soldi nelle scarpette rosse e se vuole vincere e provare ad andarsene in lidi migliori deve restare a Milano. Uno come Nunnally, MVP dello scorso campionato, giocando con Milano avrebbe avuto sicuramente una chance NBA. Avellino gli ha consentito di strappare un ottimo contratto con una buonissima squadra Europea. C’A? differenza, credeteci. C’A? la differenza che passa tra un mondo dove le possibilitA� di crescere te le costruisci con il tuo lavoro e il tuo sudore e un mondo dove conta sA� il lavoro e il sudore ma le relazioni e i contatti contano ancora di piA?. Ed allora Gentile abbassa la cresta e mastica amaro ma resta a Milano. I procuratori sanno che mandare un proprio assistito in una piazza diversa da quella meneghina significa consegnarlo, se va bene, ad una celebritA� effimera e ad un secondo posto degno del peggior cucchiaio di legno.

In Italia c’A? chi comanda e chi si fa comandare. Oggi A? Milano, ieri era Siena, l’altro ieri era Bologna. Nulla A? cambiato sotto al sole. Se A? questo che vuole il movimento e la federazione, ok. Vuol dire che questo meritiamo. Ma poi non dobbiamo stupirci se a fronte di investimenti mastodontici i risultati fuori dai nostri confini stentano ad arrivare. Chi si ricorderA� di questi giocatori tra qualche anno? Nessuno. E sapete perchA�? PerchA� i campioni impressi indelebilmente nella nostra mente sono quelli che per diventarlo hanno dovuto combattere contro un avversario forte, magari anche piA? forte (vedere Jordan-Bryant o Curry-Lebron ad esempio), non quelli che lo diventano perchA� strappano il contratto all’unica squadra che A? in condizione di vincere.

E non A? neppure questo il problema. Non A? una questione solo di denaro speso. Ma A? questione di mettere in condizione anche altre squadre di avere le medesime possibilitA�, se non di budget, almeno ambientali. La federazione facciaA�capire agli sponsor che giocare a Milano non A? indispensabile. Dica a Sky che i commentatori possono anche spostarsi di qualche chilometro dalla sede milanese che non prendono freddo. Dica a sky che ci sono anche dal Tevere in giA? personaggi della palla a spicchi in grado di fare un commento tecnico decente. Dica soprattutto a Milano che vincere A? importante. Ma vincere facile A? inutile quanto perdere.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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