Mundaily – Day 13

A casa. Non che la cosa risulti sorprendente, sia chiaro. PerA? fa ovviamente male, come sempre.

Prima di addentrarci nella��analisi di questo (ennesimo) fallimento azzurro, la��onore delle armi a Claudio Cesare Prandelli, che criticavo anche quando la stragrande maggioranza era impegnata a beatificarlo.

Caro CT, tanto di cappello per le dimissioni date. Un gesto da uomo vero, non da quaquaraquA� come ce ne sono tanti, troppi, in Italia. Compreso (specie?!) nello sport. In tal senso, bene anche la��addio di Abete dalla presidenza FIGC. Non mi dispiacerebbe, come auspicato oggi su SportMediaset da Maurizio Pistocchi, vederci Arrigo Sacchi sulla poltrona di a�?capo del calcio italianoa�?. Affiancato magari da un manager moderno, innovativo, e non schiavo delle solite logiche.

Per la guida tecnica della Nazionale, invece, mi piacerebbe qualcosa di rivoluzionario come un CT straniero. Dopo il Mondiale, per dire, il portoghese Carlo Queiroz si libera dalla��impegno con la��Irana��

Ma questa A? una a�?speranza oniricaa�?a��nella sfera del fattibile, tra i nomi letti e sentiti, scarterei senza nemmeno pensarci un minuto Roberto Mancini. E anche Luciano Spalletti non mi pare la figura adatta. Piuttosto, la��esageratamente vituperato Max Allegri. Anche se tra i a�?papabilia�?, secondo me ci starebbe molto bene Francesco Guidolin.

A� noto che la��ex allenatore della��Udinese non A? mai approdato a una grande perchA� A? risaputa la sua difficoltA� con la a�?pressionea�?, e questo cozzerebbe con la panchina piA? a�?schiacciantea�? che ci sia. Ma A? anche vero che il lavoro del CT ha le sue belle pause, e quindi potrebbe avere i suoi spazi per a�?ricaricare le batteriea�?.

Inoltre A? un allenatore che il suo la��ha giA� dato, non ti mollerebbe per altre ambizioni. E si accontenterebbe anche di un a�?incarico pontea�?. Sperando che fra due anni ne abbia voglia il piA? adatto di tutto: Carlo Ancelotti.

A� vero che a Madrid non sta bene al 100%, e che quindi dopo la��impresa della DA�cima potrebbe anche lasciare da eroe, perA? ha altri due anni di contratto, i giocatori lo adorano, ha un Mondiale per Club da giocarsi e la Liga non la��ha ancora vinta. E potrebbe interessargli vincere lo a�?scudettoa�? nel quarto campionato differente (roba da record o quasi).

Ma torniamo alla��atroce delusione di ieri seraa��

Premessa, la��Uruguay non meritava nella misura in cui non meritavamo noi. Sono stati deludentissimi tanto quanto noi, rispetto alle attese. Nel caso specifico, sono stati solo piA? fortunati.

La��arbitro (che va radiato seduta stante) ha aiutato loro, non ha penalizzato noi. Noi siamo la��Italia, avevamo due risultati su tre, e magari se avessimo pure tirato in porta, forse potevamo vincerla.

Invece la��assurda espulsione di Marchisio prima, e la clamorosa svista sulla��episodio CRIMINALE di SuA�rez (che prima ha morso Chiellini, e poi ha finto che questa��ultimo gli avesse dato una gomitata: andrebbe squalificato almeno un anno), hanno dato quel a�?quida�? alla Celeste per portare a casa la qualificazione.

Viceversa, saremmo schifosamente passati noi, per poi uscire asfaltati dalla scintillante Colombia (che ha vinto 4 a 1 col Giappone pur giocando con le riserve, permettendosi a�� bellissimo gesto del CT a�� di fare entrare in campo il 43enne terzo portiere MondragA?n, un grandissimo del ruolo in Patria e non solo).

Gli Azzurri sono scesi in campo con la��atteggiamento sbagliato, A? questo che ha fatto la differenza. Conta poco o niente che Prandelli avesse finalmente cambiato modulo e (parzialmente) uomini. Anche perchA�, quello piA? sbagliato di tutti ca��era comunque: Mario Balotelli. Si era capito giA� dalla prima partita (dopo a parte il gol aveva fatto pena), che questo non era il suo torneo. Cosa confermatissima nel disastro generale con la Costa Rica. E allora perchA� insistere?

Di contro, A? ingiusto gettare la croce addosso a Immobile; Prandelli la��ha gestito malissimo, facendolo sentire quasi un peso prima, e caricandolo della responsabilitA� di a�?salvatore della Patriaa�? poi. Troppo, per un ragazzo fortissimo, ma non ancora abituato a certi palcoscenici e a certe pressioni.

E vogliamo parlare dei cambi? Giusto togliere Balotelli (dato che la��aveva schierato) alla��intervallo, ma si sarebbe dovuto inserire il partner naturale di Immobile, ossia Cerci. Non Parolo per imbottire il centrocampo, e dare la��idea di tirare i remi in barca e sperare nel pareggio!

Quindi, ecco la��ingresso di due a�?pupillia�? del CT, che apparivano a tutti tranne che a lui inadatti: Cassano e Thiago Motta. Sulla��avvicendamento tra a�?FantAntonioa�? e Immobile non mi sento di proporre alternative, semplicemente perchA� A? un cambio che non avrei fatto. Sulla��ingresso della��oriundo al posto di Verratti, invece, ca��A? molto da ridire. Non per la sostituzione in sA�, in quanto il talentino del PSG era stanco ed acciaccato. Ma sarebbe stato giusto mettere Aquilani, suo sostituto piA? naturale, della mummia suo compagno di club, che giA� aveva dimostrato con la Costa Rica tutta la sua inutilitA�.

Il Grande Errore sta perA? alla radice: la��aver lasciato a casa Giuseppe Rossi. Sia perchA� poteva recuperare dalla seconda partita (proprio come SuA�rez), sia perchA� non si capisce la��aver aspettato Barzagli e De Sciglio, ma lui noa��

Le pagelle evito di farle, sarebbero inutili. Godiamoci il resto del Mondiale, sperando non sia scontato come pare apprestarsi ad essere, visto che diverse a�?grandia�? stanno uscendo, e il Brasile giA� si lecca i baffi. Anzi, il baffo. Quello della Nikea��

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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