Nessuno tocchi coach Pino (Virtus Bologna version)

Da cronisti non vorremmo mai trovarci nella situazione di scrivere dell’esonero di un allenatore. E probabilmente questa volta avremmo anche potuto evitare di farlo. Ma quanto accaduto nella città che per definizione è “la Dotta” non può lasciarci insensibili. E’ il chiaro segnale che qualcosa non va nel mondo del basket italiano. Chi scrive ha mosso i primi passi proprio laddove li ha mossi coach Sacripanti. Da Cantù a Fino Mornasco ci sono meno di 10 chilometri di distanza. Stessa provincia, stesse persone, medesime passioni. Il palazzetto di Cantù, il Pianella, si trova a metà strada. Impossibile non tifare Cantù, impossibile non conoscerne la storia. L’anno della nascita di chi scrive ha coinciso con la vittoria del secondo scudetto, quello di Bob Lienhard, Marzorati e Recalcati per intenderci. Sacripanti a quell’epoca aveva già 5 anni ed è probabilmente quella squadra e quella vittoria (o forse le due Eurolega vinte ad inizio anni ’80) ad invogliarlo a giocare con Cantù come playmaker prima fino ad iniziare, a cavallo degli anni ’90, ad allenarne le giovanili. Da lì il percorso diviene di dominio pubblico. Ma l’uomo è quello. Di indole timida e riservata, mai una parola fuori dalle righe, fedele alla società e grato per la possibilità che gli viene offerta. Ovunque vada ad allenare. Ha Cantù nel cuore ma è più a Sud che trova la propria dimensione. Vive anni intensi prima a Pesaro e poi a Caserta. Torna brevemente a Cantù ma è Avellino che gli dà la ribalta a livello nazionale e internazionale. L’intesa con il Direttore Sportivo Alberani diventa leggendaria e consente a Sacripanti di ottenere ottimi risultati e grandi riconoscimenti. Poi lo scorso anno qualcosa si rompe. Avellino lo lascia andare. Lui avrebbe voluto probabilmente restare. Ma i matrimoni si fanno in due. E, soprattutto, bisogna essere invitati. Così Pino ricomincia da zero strappando un ottimo contratto con Bologna sponda Virtus. Ed i problemi nascono fin da subito. Bologna è capitale del basket. La legabasket è cosa per molti versi bolognese. Gioia e delizia per chi vive a quelle coordinate geografiche. Ma Bologna è anche la città che non sa e non vuole aspettare. La Virtus ha esigenza di vincere e di farlo subito. La Fortutudo incalza e presto tornerà nella massima serie. Non vincere nulla prima che arrivi la Effe significherebbe rischiare di diventare gli zimbelli di metà della città. Passano le partite e i risultati sembrano comunque incoraggianti. Zona play-off, partecipazione alle F8 di Coppa Italia. Obiettivi stagionali praticamente raggiunti o tranquillamente raggiungibili. Ma è proprio a Firenze che qualcosa si rompe. La città e i dirigenti chiedono massimo impegno e soprattutto un risultato. In una competizione con una coppa in palio il risultato può essere solo uno. O vinci la coppa o hai perso. E a nulla vale la scusa che hai perso contro la squadra che vince il trofeo. Qualcosa di brutto accade. Sacripanti si sente in discussione, sta sulla graticola. Iniziano a circolare voci insistenti di un cambio di panchina imminente. La voce più insistente è quella dell’arrivo di un ex fortitudino. Un certo Djordjevic, conoscete? Nome di sicuro appeal per il pubblico, nome che rimbalza immediatamente su tutte le testate nazionali.

Siamo alla vigilia della partita proprio con la sua Cantù. Il coach chiede conto alla società delle voci. La società lo rassicura. Tra l’altro è il fine settimana della scomparsa di Bucci e nessuno immaginerebbe cosa stia per accadere. In conferenza stampa Sacripanti si dice tranquillo: “ho parlato con la società che mi ha assicurato che sono chiacchiere, indiscrezioni senza fondamento”. Queste le sue parole. Bologna perde dignitosamente ma poche ore fa, con un tweet sul canale ufficiale, la Virtus Bologna comunica l’avvicendamento in panchina. Non cita neppure l’allenatore esonerato. Non lo ringrazia. Lo farà nell’asettico comunicato sul sito ufficiale usando la forma di rito che sembra più l’epitaffio su una lapide che degli auguri sinceri di proseguimento carriera. Domani sarà presentato il nuovo allenatore. Probabilmente in conferenza stampa nessuno chiederà conto del perché sia stata detta a Sacripanti una palese menzogna o, peggio, del perché è stato consigliato a Sacripanti di dire quelle frasi. La brutta figura non è di certo dell’allenatore canturino. Il basket vive anche di queste bassezze. Ed è per questo che il futuro ci pare un poco più grigio stasera. Domenica prossima Pino Sacripanti guarderà il campionato di basket in televisione. Un uomo onesto dicevamo, prima con se stesso e poi con gli altri. Se vogliamo un personaggio fuori dai tempi che viviamo. Persone così dovrebbero essere risorse ed invece vengono trattate come rifiuti. Chi scrive non può che stringere virtualmente la mano al coach augurandogli magari di ricominciare laddove tutto è iniziato. A Pino le sfide piacciono. Non è questo che teme. Magari teme le pugnalate alle spalle, le ipocrisie, le parole non dette, il parlare senza dire nulla. Di questo ha paura Sacripanti. Di questo abbiamo paura tutti. Il resto sono battaglie che si possono vincere o perdere ma che ci vedranno (che lo vedranno) sempre in prima linea. Buona fortuna coach.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

3 Comments on this post

  1. Un uomo onesto e appassionato. Se essere così significa essere fuori dal tempo allora sono i tempi che sono sbagliati. “La voglio fare tutta questa strada/ fino al punto esatto in cui si spegne”. Ciao Pino.

    Raffaele Mantegazza / Rispondi
  2. Quello che ho appena letto è molto vicino ad una descrizione veritiera e per niente forzatamente lusinghiera dell’uomo (oltre che del tecnico) Stefano Sacripanti.
    Non sono tanti ad avere avuto l’opportunità e il piacere di conoscerlo a fondo ,come giustamente ho letto è una persona riservata e sempre molto “composta”,tuttavia anche chi ne ha una conoscenza superficiale non può fare altro che stimarlo ,tante sono le sue doti e qualità lampanti.
    La vicenda a mio avviso molto sgradevole sia nei contenuti che nella forma, rimarrà semplicemente nella storia della pallacanestro come un evento triste e per niente lodevole a carico della società bolognese , è evidente a tutti, tecnici e non che il rispetto è una forma di civiltà e quando non viene dato a chi ne merita magari più di altri ,il solco resta , soprattutto nelle memorie umane.
    Sono dispiaciuta per i tifosi bolognesi che devono pagare per una reputazione societaria di cui non hanno colpa,il monito è leggibile a caratteri cubitali sul titolo di questa storia.
    A somme fatte i grandi ne escono bene,i piccoli soprattutto d’animo ne escono giustamente sconfitti.

    Alessia Molten i / Rispondi
  3. Sacrosanti grande persona, il mio bimbo lo ha incontrato e conosciuto anno scorso in palestra Porelli durante un day camp.
    Queste cose non dovrebbero accadere.
    Io non condivido sinceramente queste scelte e spero che il futuro renderá giustizia a chi merita.
    Spero anche che mio figlio incontrerà questo uomo e potrá giocare con lui…..
    Un abbraccio

    Bruno / Rispondi

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