Non è l’ora delle critiche. La Scandone si schianta contro la corazzata Venezia. Servono rinforzi per sopperire agli infortuni.

Costello out da settimane. Campogrande visto solo di passaggio sul parquet e mandato a Forlì per rimediare al problema fisico che lo blocca da mesi. Campani appena rientrato e che, ovviamente, alterna a prestazioni incoraggianti momenti di pessimo basket. Ed ora l’infortunio di Nichols. Frattura dell’astragalo. La sfera di cristallo parla di 6-8 settimane per rivederlo in campo. Contattato un camice bianco che si occupa di questi infortuni, ci ha purtroppo informato che in realtà mediamente il recupero totale per una persona normale è di 4 mesi. Nichols è un giocatore di basket e non di scacchi. Crediamo a ciò che afferma la società (chi ha visitato il ragazzo sa le sue condizioni anche se purtroppo non può predire il decorso temporale dell’infortunio) ma ascoltiamo anche ciò che ci dice la scienza. Potremmo avere a fine dicembre un giocatore nelle condizioni di Lawal lo scorso campionato.

Ed allora la prestazione di stasera passa in secondo piano. Servono rinforzi urgenti. I tempi stavolta sono stretti ma viene in aiuto la sosta per la nazionale. I giocatori free agent ci sono. Basta una chiamata. Stavolta non bisogna cincischiare come accaduto lo scorso anno (con due giocatori arrivati praticamente a campionato finito). Con la coperta così corta si rischia non solo di fare brutte figure come stasera ma anche di logorare i giocatori che tirano la carretta da inizio campionato. Ci ricordiamo lo scorso anno Leunen e Filloy arrivati a marzo spompati e senza più alcuna possibilità di recuperare. Non bisogna commettere lo stesso errore.

Parlare di una partita persa di 30 punti per buona crianza dei veneziani disposti sì a giocarsela fino all’ultimo e di rimpinguare le statistiche personali ma coscienti che la partita fosse già chiusa dopo i primi 10 minuti: a cosa serve? Avellino replica la pessima prestazione in Champions con i lettoni penultimi nel girone ma oggi ha anche un Nichols di meno. Un giocatore che solo ora molti capiscono essere fondamentale nell’economia del gioco Sidigas. Coach Vucinic e Alberani lo hanno fortemente voluto e corteggiato in estate. Il suo arrivo è passato in sordina a causa del colpo Norris Cole ma è uno degli acquisti migliori che la Scandone abbia fatto da quando gioca nel campionato di massima serie.

Ed ora? Ora si riparte da queste due brutte sconfitte che per assurdo possono far bene perché sono un campanello d’allarme. Per la società, che deve correre ai ripari andando sul mercato; per i tifosi che devono smetterla di pensare che tutto sia dovuto e, per esempio, sul -4 del secondo quarto dovevano far venire giù il palazzetto invece di fischiare come caffettiere rotte; per gli addetti ai lavori che debbono riconoscere tutte le attenuanti del caso per una squadra cortissima e stanca oltre misura. Sul pubblico vogliamo dire un’altra cosa. Sentire un fischio, solo uno, contro uno dei giocatori biancoverdi è una cosa ignominiosa. E non se ne è sentito solo uno. Un esempio? Spizzichini. Oggi l’ultimo ad arrendersi. Uno che ha dato l’anima in difesa e ci ha provato in attacco (migliore plus minus tra i biancoverdi). Un esempio qualche volta non seguito dai compagni, soprattutto dagli americani. Sbaglia un libero e parte qualche fischio. Mah. Un giocatore con quella voglia e che suda la maglia meriterebbe la standing ovation quando esce dal campo. Per noi è , senza giri di parole, uno schifo sentire quei fischi.

Analisi tecnica della partita non ne facciamo. Guardare le prestazioni dei singoli oggi è inutile e deleterio. Partita pessima, ma questo lo capirebbe anche un bimbo di 4 anni. E’ anche evidente che si poteva perdere in modo leggermente diverso. Ma con questa Venezia e questa Avellino, il risultato era scritto prima ancora della palla a due. Ora c’è tutto il tempo per rifiatare e per dare al gruppo quella sferzata di energia positiva che è necessaria a finire il girone d’andata conquistando l’accesso alle Final Eight di Coppa Italia.

Nota di colore

Non crediamo assolutamente alla sfortuna ma qualche malpensante ha sostenuto di aver visto almeno “no paro ‘e ciucciuvettole” appollaiati nel pressi del bar della tribuna prima dell’inizio. Il risultato finale dà ragione a questi malpensanti e noi, lungi dal credere che ci siano uccelli con tali poteri, riportiamo la malignità solo per dovere di cronaca.

Senza parlare dei singoli

Avellino tira col 15% da tre. Significa che su 20 tentativi sono andati a bersaglio solo 3. Da due punti la situazione è leggermente migliore ma il dato assoluto è lo stesso pessimo. Avellino tira con il 35%. Venezia non fa molto meglio, ma il compitino è sufficiente per dare trenta punti agli avellinesi. Il finale di 49 a 79 per gli ospiti è desolante. Vucinic  nel post partita confida nella sosta e non accampa scuse. Gli infortuni ci sono, meglio si poteva giocare. Ma perdere non è un dramma. C’è tempo e modo per riprendersi e per tornare la squadra del filotto di campionato e coppa.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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