Orgoglio Varese: pari con la��Avellino.

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Al vantaggio di Trotta, risponde Falcone. Lombardi piA? pimpanti, irpini svogliati e mal messi in campo. I tifosi dopo una trasferta lunga quasi 48 ore per il rinvio dovuto agli atti vandalici alla��Ossola, al triplice fischio contestano squadra e tecnico.

 

La��orgoglio del Varese frena le ambizioni della��Avellino. Finisce con un pareggio che non serve a nessuno il match della��Ossola: i lombardi hanno ormai piA? di un piede e mezzo in Lega Pro e su di loro aleggia anche lo spettro del fallimento; i campani pur restando in piena corsa play off, dicono quasi addio ad ogni velleitA� di promozione diretta.

Un vero peccato perchA� in fondo la��equilibrio tecnico-tattico di questo campionato aveva a lungo lasciato sperare che i lupi, pur sulla carta inferiori per qualitA� ed esperienza a squadre piA? o meno blasonate, avrebbero comunque potuto giocarsi la seconda piazza fino alla fine se solo avessero ritrovato la��identitA� e la continuitA� avuta fino al mese di febbraio, poi improvvisamente smarrita, e quel pizzico di fortuna che non guasta mai e cha sta invece accompagnando in questo rush finale altre squadre. Ma non A? solo questione di dea bendata: la��Avellino dopo aver tagliato il traguardo della salvezza sembra essersi adagiato. E se le gare perse immeritatamente contro Catania e Vicenza avevano lasciato ben sperare, quella contro il Varese, in cui si A? pure ritrovata in vantaggio con il quinto goal stagionale di Trotta, A? stata mortificante sia sotto il profilo del gioco che quello caratteriale. Eppure le motivazioni non potevano mancare: il raid vandalico che aveva costretto a spostare la gara di 24 ore e i tifosi irpini a pernottare in terra lombarda sostenendo sacrifici enormi, meritavano ben altra prestazione.

Invece la squadra biancoverde, pur potendo recriminare sulla��ennesima discutibile decisione arbitrale sfavorevole (calcio di rigore nettissimo su Pisacane a�� ma per onor di cronaca ce ne sarebbe stato uno anche per il Varese sul finire di gara per un ingenuitA� di Bittante), ha steccato ottenendo un pari che sa tanto di sconfitta. La squadra non solo A? apparsa stanca, priva di idee, slegata, ma cosa ben piA? grave A? sembrata svogliata, senza carattere e grinta. Colpa di chi A? sceso sul malconcio manto erboso, ma stavolta anche di chi li ha mandati in campo. Mister Rastelli stavolta non A? immune da colpe: ha rischierato un 4-3-1-2 senza alcun equilibrio, quello stesso che era diventato vero marchio di fabbrica del trainer napoletano, e che nel momento clou ha rinnegato, schierando un centrocampo sbilanciato e sfilacciato con un opaco Sbaffo interno destro, un irritante Zito sulla��out opposto, il solito volenteroso, ma abulico SoumarA? trequartista e un impreciso KonA? metodista. Rivoluzione anche in difesa: uno spaesato Pisacane terzino sinistro, il rientrante Regoli a destra, Ely centrale con al fianco Vergara al rientro dopo un lunghissimo stop. In avanti la solita coppia formata da Trotta e uno stanco e impalpabile Castaldo. Poi ciliegina sulla torta le sostituzioni forzate che hanno visto entrare Fabbro in versione lumaca per Vergara, un anemico Da��Angelo per SoumarA? e il volenteroso Bittante per Regoli con Mokulu giA� pronto ad entrare al posto di capitan Castaldo…

Inutile piangere sul latte versato, ma i rimpianti restano e sono tanti. PerchA� quelli che un tempo erano a�?lupia�? hanno racimolato solo sei punti nelle ultime otto partite, subiscono strane involuzioni caratteriali e di gioco che hanno spazientito anche i tifosi che al termine del match della��Ossola hanno fatto sentire tutto il loro dissenso per tre punti che sembravano scontati e che invece non lo sono stati affatto perchA� il Varese ha giocato meglio e ha messo in difficoltA� una squadra involuta e troppo brutta per essere vera. Sabato al Partenio arriva la��Entella: poche chiacchiere, serve la vittoria e non importa come. Per i processi ci sarA� tempo e quel tempo non A? certamente ora. Rastelli deve tapparsi le orecchie, smetterla con inutili e controproducenti esperimenti e tornare alla��antico equilibrio; i calciatori dovranno sputare fino alla��ultima goccia di sudore e farsi un bel bagno di umiltA�. Coltello fra i denti: restano sei battagliea��

 

Nicola Iannaccone

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"In una serata primaverile di un lontano aprile del XX sec., nasceva nella ridente e verde Avellino, Nicola Iannaccone, per tutti NIKO… l’insegnante precario, l’archeologo fossilizzato, il giornalista sfaccendato, il fotografo movimentato, l’incallito viaggiatore, l’inguaribile sognatore, l’autista impaziente, il calciatore scalciato, il Gascoigne misurato, il tennista smanettato, lo sportivo attapirato, ma soprattutto il tifoso sfegatato. Di chi? Dei lupi biancoverdi ovviamente, che non hai mai tradito, né abbandonato, al punto da aver fatto richiesta per avere residenza e domicilio presso la curva Sud del Partenio!"

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