Ottavi Coppa Italia – 18 anni dopo, l’Avellino sfida la Juventus.

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Almeno 3000 i tifosi biancoverdi che invaderanno lo Stadium, sperando di rivivere l’impresa del’93 quando i lupi vinsero 2 a 0 all’Olimpico di Roma contro la Lazio.

Correva l’anno 1993. Per la precisione era il 6 ottobre e allo stadio Olimpico di Roma per l’andata dei sedicesimi di finale di coppa Italia andava in scena la gara tra Lazio e Avellino. I biancocelesti, guidati in panchina dal mitico Dino Zoff, vantavano tra le loro fila calciatori del calibro di Marchegiani, Negro, Bonomi, Di Matteo, Marcolin, Fuser, Saurini, Winter, Di Vaio, Casiraghi, Signori e anche Paul Gascoigne (però infortunato nell’occasione); i biancoverdi erano allenati da mister Di Somma che senza infamia e senza lode, guidava nella vecchia serie C1 una compagine composta da uomini esperti per la categoria e giovani talentuosi e di prospettiva, tra cui Scognamiglio, Parlato, Riccio, Marasco, Fresta, che chiuderanno la stagione con un mediocre 9° posto in classifica, che sancì, a furor di popolo, il ritorno di Antonio Sibilia alla guida della società al posto del mai amato Gaetano Tedeschi. Il risultato della sfida tra aquile e lupi per tutti era già segnato: la Lazio avrebbe passato il turno e avrebbe fatto un sol boccone dell’Avellino. E invece accadde ciò che nessuno si sarebbe mai immaginato…

25esimo minuto del primo tempo: Fresta ruba palla a centrocampo, allunga la sua falcata, assist per lo scatto del piccolo e semisconosciuto Sasà Bertuccelli, che scarica un tiro imparabile sotto la traversa portando i biancoverdi in vantaggio. La Lazio prova a reagire, ma i lupi sono famelici, pressano e corrono a tutto campo mettendo in grosse difficoltà una Lazio frastornata e spaesata che capitola al 63esimo, quando ancora Bertucelli s’invola verso la porta, invita Marchegiani all’uscita e lo beffa con un pregevole pallonetto. L’Avellino vince due a zero e regala ai suoi tifosi, quasi più numerosi e sicuramente più rumorosi dei padroni di casa, un sogno. La gara di ritorno dinanzi a quasi 30 mila spettatori terminò senza reti e regalò una qualificazione insperata agli irpini, la cui corsa si interruppe agli ottavi contro l’Ancona che vinse l’andata 1-0 e impose il pari ai biancoverdi al Partenio per 2 -2, aprendosi le porte addirittura per un’insperata e storica finale persa poi malamente dai dorici contro la Sampdoria.

A 20 anni da quella magica serata dell’Olimpico, l’Avellino si ritroverà nuovamente a calcare un palcoscenico importante e farà di tutto per scrivere un’altra indimenticabile pagina di storia. Alle ore 21 di mercoledì 18, gli uomini di mister Rastelli scenderanno in campo contro i campioni d’Italia della Juventus in quello che è considerato uno degli stadi più belli e prestigiosi d’Europa.

In palio ci sarà la qualificazione ai quarti di finale della Coppa Italia Tim, un trofeo che, dopo l’eliminazione dei bianconeri dalla Champions ad opera del Galatasaray, è diventato importantissimo per Buffon & C. I lupi hanno un solo obiettivo: non sfigurare e onorare al meglio delle loro possibilità l’impegno, rendendo orgogliosi i propri tifosi. Supporters che, nonostante l’assurda e cervellotica decisione della Lega calcio di anticipare la gara, ci saranno e in gran numero. Almeno 3000 quelli previsti, ma potrebbero essere molti di più, sparpagliati in vari settori. Anche se il rammarico è grande perché se la gara si fosse disputata, come previsto il 9 gennaio, ci sarebbe stato un vero e proprio esodo di massa.

Ma ormai si sa, il calcio è schiavo delle televisioni e dunque a nulla son servite le rimostranze di due squadre che, seppur con obiettivi ed esigenze diverse, sono costrette ormai da due settimane a giocare una partita ogni tre giorni, e neppure le tante mail di protesta, indirizzate agli organi competenti, di centinaia di tifosi che già avevano pianificato le ferie, e organizzato torpedoni e spostamenti vari. Sostenitori che erano anche pronti a tesserarsi, ma non essendoci più i tempi tecnici, ora saranno costretti a restare davanti alla Tv, invidiando quanti saranno invece presenti sulle gradinate dell’impianto torinese per vivere in prima persona una serata, che al di là del risultato, sarà magica.

Già, perché nessuno a quattro anni da quel maledetto, doloroso e umiliante fallimento del luglio 2009, avrebbe mai immaginato neppure lontanamente di ritrovarsi a giocare in serie B da  protagonisti e addirittura di poter sfidare sul proprio campo la pluriscudetta Juventus. Per l’intero popolo irpino questa partita non solo sancirà il ritorno ufficiale del LUPO nel calcio che conta, ma sarà anche una nuova occasione di “riscatto” per una provincia che proprio attraverso lo sport, il basket e il calcio in particolare, ha saputo farsi conoscere ed apprezzare in tutta Italia, ed ha trovato nei colori biancoverdi quella valvola di sfogo che attenua le sofferenze e le incertezze di una città e di una terra troppo spesso martoriata, infangata, bistratta e umiliata.

Tornando alla gara, va detto che le due formazioni si incontrano a 18 anni di distanza: l’ultima volta fu  il 30 agosto del 1995 proprio in Coppa Italia, al Partenio, per i sedicesimi di finale e finì con un sonoro 4 a 1 per i bianconeri: l’Avellino reduce dalla vittoria dei play off contro il Gualdo che sancì il suo ritorno in B, era guidato da Boniek, poi esonerato, che in squadra aveva calciatori  di categoria come Visi, Cozzi, Tosto, Esposito, Critini, Luiso. Ma dall’altra parte c’era la fortissima Juve di mister Lippi e dei vari Rampulla, Di Livio, Conte, Deschamps, Del Piero, ecc., che, non senza soffrire, espugnarono l’impianto di contrada Zoccolari,  con le reti di Padovano, Ravanelli, Jugovic e il divin “Pinturicchio”.

Il divario tecnico e di categoria è lo stesso di allora e anche se gli interpreti saranno diversi, le chance di passare il turno per l’Avellino sono ridotte al lumicino (basti pensare che la vittoria biancoverde viene quotata dagli scommettitori anche a 1/22). Abbiamo però visto come la storia insegni che non sempre a vincere sono i più forti… si parte dallo 0 a 0… e l’Avellino dalla sua avrà un tifo infernale… questa è già una grande vittoria!! E sognare non costa nulla…!

Nicola Iannaccone

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"In una serata primaverile di un lontano aprile del XX sec., nasceva nella ridente e verde Avellino, Nicola Iannaccone, per tutti NIKO… l’insegnante precario, l’archeologo fossilizzato, il giornalista sfaccendato, il fotografo movimentato, l’incallito viaggiatore, l’inguaribile sognatore, l’autista impaziente, il calciatore scalciato, il Gascoigne misurato, il tennista smanettato, lo sportivo attapirato, ma soprattutto il tifoso sfegatato. Di chi? Dei lupi biancoverdi ovviamente, che non hai mai tradito, né abbandonato, al punto da aver fatto richiesta per avere residenza e domicilio presso la curva Sud del Partenio!"

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