Paulo Sousa e la Viola, mentalità (comunque) vincente

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Il 3-4-2-1 proposto da Sousa nel match casalingo contro la Roma era una chiara dichiarazione di guerra, un avvertimento per cui la Fiorentina, consapevole dei propri limiti, avrebbe comunque giocato a viso aperto senza paura. E’ così è stato. Le due sconfitte maturate contro Napoli e Roma portano con sé degli strascichi positivi legati, non tanto al risultato, quanto alla prestazione della squadra mai sazia e sempre sul “pezzo” come si suole dire in gergo giornalistico. I quattro gol incassati contro le prime della classe sono stati frutto di errori individuali commessi da chi, da diversi anni, ricopre un ruolo da titolare che sarebbe un lusso anche in serie B. Ma non ci sono alibi, solo razionali constatazioni.  Gli uomini di Sarri hanno mostrato un bel calcio, compatti, incisivi, la Fiorentina ha tenuto testa dando vita ad una tra le più belle partite del campionato: nessun catenaccio, ma molto fraseggio, freschezza nelle scelte e un sano agonismo che mancava da un po’ tra le maglie gigliate. Paulo Sousa è arrivato a Firenze tra lo scetticismo e l’indifferenza, ma sta già dando una sua impronta alla squadra, i giocatori lo seguono ed esprimono il meglio anche in situazioni di emergenza. Leggere la formazione della Fiorentina nella partita contro la Roma e vedere Bernardeschi centrocampista esterno, Roncaglia ed Ilicic titolari capisci che questa squadra con 18 punti,  a soli due dai giallo rossi in testa alla classifica sta compiendo un vero e proprio miracolo. Tre partite perse in campionato di cui due contro squadre sulla carta oggettivamente più forti, la campagna acquisti meno onerosa tra le prime sei in classifica, titolari in evidente difficoltà da anni, ma nonostante ciò mai rimpiazzati, un giocatore, forse il più forte in Italia che farebbe la differenza, ma che purtroppo fa fatica a trovare e mantenere la condizione fisica , alibi, giustificazioni o semplici constatazioni di fatto c’è una Fiorentina sensibilmente ridimensionata rispetto allo scorso anno ma che ogni maledetta domenica scende in campo con grinta ed orgoglio, consapevole dei propri limiti come dei propri mezzi presuntuosa ed arrogante, un mix perfetto per garantire quanto meno lo spettacolo

Manuela Puletti

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E' il 1982 quando la Juventus ruba platealmente uno scudetto alla Fiorentina vincendo a Catanzaro con un rigore ridicolo, ai Viola viene annullato un gol regolare conto il Cagliari. L'anno dopo nasco io. Una vita ad incitare i colori gigliati e far capire agli sportivi di tutti i generi che per noi vincere non è indispensabile, per noi la Viola è passione, è sangue che scorre nelle vene è adrenalina pura..come direbbe il Liga è un atto di Fede. Da sempre appassionata di calcio, mi laureo in comunicazione multimediale con il massimo dei voti presso l'università di Perugia. Giovanissima mi faccio oltre 200 chilometri ogni settimana per seguire la mia squadra, collaboro con riviste assai note nel settore come "Viola" o il "Brivido sportivo". Per due anni in sala stampa al Franchi intervisto giocatori e allenatori, nel cuore le trasferte di Champions. Sono ospite in alcune trasmissioni regionali per parlare di Fiorentina. Nel 2009 divento pubblicista. Apro un'agenzia di comunicazione con una carissima amica, curo uffici stampa di enti comunali, associazioni locali. Collaboro con tv, quotidiani e siti web. Poi si cresce si mette su famiglia e arriva Riccardo, il marito "gobbo" Thomas e l'ultima arrivata..la piccola Viola..bisogna mettere la testa apposto. Accantono lo sport in prima linea e mi dedico sempre al giornalismo ma a quello meno itinerante. Oggi soppravvivo con il giornalismo di routine, ma la passione per il calcio torna spesso prepotente: Sportbloggers è quello che fa per me

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