Per Avellino non ci sono piA? scuse. In casa bisognerA� cambiare registro.

imageE’ indubbio che Reggio Emilia siaA�la squadra piA? ostica del campionato italiano: soprattutto quando A? tra le mura amiche del PalaBigi. Gioco sempre al limite della correttezza, palla che corre molto piA? veloce che quando A? in mano agli avversari e schemiA�che si reggono sui grandi canestri di Polonara, Lavrinovic e del reparto tiratori. Questa A? Reggio Emilia. Poi c’A? Avellino che in due gare ha commesso almeno due errori. Il primo, palese, cadere nella trappola costruita da coach Menetti che cambia su tutti i blocchi sA� concedendo spazio ai lunghi di Avellino ma limitando al massimo le guardie della Sidigas; il secondo, meno palese, escludere Nunnally dal gioco. Efficace per il coach emiliano, limitareA�Nunnally imponendo ai propri giocatori di raddoppiarlo sempre o, meglio, disturbare le linee di passaggio che solitamente gli consentono di liberarsi al tiro. A�Menetti ha studiato perfettamente il gioco di Avellino. Riesce a contrastare perfettamente ogni azione che ha portato Avellino a giocarsi i playoff. Sacripanti cerca di inventare. In gara due stravolge il suo gioco perimetrale. Il risultato cambia ma non abbastanza. Partita sempre in bilico ma chi conta troppo sugli errori avversari prima o poi paga. E tre triple di Reggio scavano nell’ultimo quarto un solco che diventerA� incolmabile.

Nella polvere

Palle perse per Avellino: 18. Dato significativo. Dato perA? identico a quanto espresso dalla squadra irpina anche durante il campionato, anche quando vinceva, anche quando non perdeva un match, anche nei momenti piA? esaltanti. Ma ora si giocano i playoff e di fronte hai Reggio Emilia. 6 palle perse in piA? degli avversari hanno un peso specifico enorme.

Guardie. Acker e Veikalas in due fanno 5 punti e il secondo non impatta positivamente neppure in difesa. Disastro su tutta la linea. Involuzione tecnica e evidenti carenze fisiche per l’ex Bonn che non riesce a tenere il proprio avversario di turno. Acker che porta la palla, poi, e sai che l’attacco Sidigas finirA� con una palla persa. Ha fatto il play ad inizio stagione causa l’infortunio di Taurean Green. Risultato? Alberani ha comprato Marques Green e Joe Ragland. PerchA� commettere lo stesso errore di inizio campionato e della finale di Coppa Italia? Sacripanti non A? Tafazzi, spiegherA� a Ragland che la palla Acker non la deve portare, a costo di farla portare aA�Cervi o a Buva.

image (1)Nunnally. Prende tre tiri in tre quarti. Menetti tesse una spessa tela difensiva attorno a lui fatta di blocchi al limite del regolare per impedirne l’uscita a ricciolo, raddoppi, mani in faccia e gomiti sempre al limite del fallo. Viene incessantemente sfiancato dal lavorio di chi si occupa della sua marcatura. Ed A? sintomatico il fatto che si alternino almeno in quattro in quel ruolo. Gente sempre fresca ad affrontare l’MVP del campionato. Risultato scontato. Mette cuore e si vede in maniera palese dai rimbalzi presi (7). Ma non basta.

Sacripanti. Probabilmente esagera nel volersi adattare al gioco e alla situazione infortuni di Reggio Emilia snaturando il proprio gioco. I 40 punti dei due pivot di Avellino sembrano dargli ragione. Ma se si leggono le statistiche i numeri dicono altro. Dicono che il reparto lunghi di Reggio Emilia tira da due con percentuali nettamente superiori a quelle di Avellino pur tirando meno e che Cervi, autore di una buona prestazione, mette “solo” due tiri su tre da due punti, percentuale non certo esaltante soprattutto perchA� gli errori sono arrivati nel pitturato, con la mano a dieci centimetri dal canestro. Forse qualche scarico in piA? per le guardie o per Nunnally, avrebbe messo in ritmo anche gli arcieri di Avellino. Invece in tutto l’incontro la palla A? uscita verso l’arcoA�solo un paio di volte. Queste, A? ovvio, sono precise direttive dell’allenatore. Questo, A? palese, ha fatto il gioco di Reggio piA? di quanto Pino Sacripanti sperava. Tra l’altro, dal punto di vista motivazionale, considerato che i playoff si giocano anche sui nervi, attaccare Reggio Emilia laddove sembrava piA? debole dopo l’infortunio del pivot titolare non ha fatto altro che raddoppiare gli sforzi di tutti i reggiani per dare una mano a Lavrinovic, Polonara e chi si trovava ad affrontare i lunghi avellinesi.

Sull’altar

Cervi e Buva. Sicuramente la coppia di centrali piA? forte del campionato. In due fanno 40 punti ed A? manna dal cielo. Resta qualche ombra tipo i soli 8 rimbalzi in due. Ma hanno fatto quello che gli A? stato chiesto. Attaccare il ferro senza pensare a niente altro, come se non ci fosse domani, come se davanti non ci fosse la seconda forza del campionato in grado di mettere un’ala piccola a contrastare Cervi senza subire una caterva di punti e comunque riuscendone a limitare l’efficacia.

Menetti. Sceglie consapevolmente di lasciare che i due pivot di Avellino abbiano lo spazio sufficiente perA�liberarsi al tiro. Con Veremeenko out era inutile cercare di contrastare il gioco play pivot di Avellino. CosA� preferisce dedicare il massimo sforzo ad annullare il gioco perimetrale di Sacripanti. Sforzo decisivo anche in considerazione che la squadra irpina cade nella trappola e decide di andare sempre dai lunghi. Col passare dei minuti le percentuali, soprattutto di Cervi, si sporcano ed A? quello il momento in cui Reggio Emilia piazza il break decisivo.

Gentile. Stavolta A? Stefano ad essere bestia nera di Avellino. Mette tre triple nei momenti topici dell’incontro. Spezza i tentativi di Avellino di mettere le mani sul match. Fa la cosa piA? bella dell’incontro. Step back con il cronometro quasi azzerato. Buon sangue non mente. Alessandro ha fatto vincere a Milano la serie contro Trento. Stefano mette in crisi la difesa di Avellino. LaggiA? in una casaA�di Maddaloni c’A? un vecchio campione che gongola.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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