Per i tifosi di Avellino è già lunedì. Vucinic butta via la partita.

Guardando il plus minus viene da dire che la colpa della sconfitta è di N’Diaye e Lollo D’Ercole. Ma chi ha visto la partita sa che la responsabilità è per lo più a carico di chi ha deciso di far giocare il capitano da ala piccola per gran parte del suo minutaggio e ha schierato uno N’Diaye probabilmente in pessime condizioni fisiche (lasciando Silins, sostituto naturale di Nichols, in tribuna). L’unico alibi sarebbe un infortunio occorso a Luca Campogrande nel corso del match. Altrimenti nessuna scusa. E’ ovvio che neppure i giocatori sono esenti da responsabilità. Mentalmente hanno perso mordente dopo un primo quarto giocato decisamente bene. Poi si sono spenti. Non c’è più la Coppa che qualcuno diceva succhiasse energie fisiche e mentali, non ci sono problemi ambientali considerati gli allenamenti vista mare offerti alla squadra dalla proprietà SIDIGAS. Vucinic e la squadra debbono farsi carico di questa imbarazzante prestazione e capire se in questo modo si possa andare avanti, se ci sia bisogno di una scossa all’ambiente e in quali termini.

Se Vucinic non ha fiducia né di Campani (a cui non ha dato neppure un minuto nonostante la prestazione deludente di N’Diaye) né di Campogrande, c’è un grosso problema in casa SIDIGAS. Alberani sceglie Vucinic, sua vecchia conoscenza. Insieme scelgono i giocatori e, a spanne, decidono anche di non tenere Zerini e scegliere Campani come suo sostituto. L’unica che ci sembra esente da responsabilità è la proprietà (se non quella, minima considerate le competenze di ognuno, di aver confermato scelte tecniche rivelatesi assai discutibili).

Nulla è perduto ma la classifica oggi parla di un campionato difficile e di una ancor più serrata lotta per accedere ai play off. Questi due punti persi in maniera tanto ignominiosa, comunque vada a finire, peseranno: se non sull’ingresso, sul piazzamento. La delusione è tanta ed ora non resta che rimboccarsi le maniche ed aspettare Trieste, squadra in difficoltà economiche ma che all’andata diede un sonoro schiaffo agli uomini di Vucinic.

 

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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