Pesi leggeri

pesi_leggeri nino-maddiIl pugilato è uno sport che ha sempre trovato terreno fertile al cinema, grazie soprattutto all’infinita e fortunata saga di Rocky Balboa che portò alla ribalta Sylvester Stallone e un mondo idoneo a far da cornice a tantissime storie, dal riscatto sociale alla gloria momentanea e la conseguente rapida discesa nella polvere.

Pesi leggeri di Enrico Pau, racconta la box in maniera diversa. Il regista cagliaritano per la sua opera prima (del 2001) parte soprattutto dal luogo che fa da cornice alla storia, una Cagliari diversa da quello che si potrebbe pensare, senza immagini suggestive o stereotipi vacanzieri. E’ una città dura, cupa, grigia e lontanissima dalle classiche ambientazioni agropastorali e ‘banditesche’ che hanno spesso caratterizzato i diversi (e spesso ottimi) film sardi. Pau (con l’ausilio di una musica e una fotografia che si sposano a pennello) ci mostra la periferia, il fascino scuro di un ambiente nascosto fatto di palestre umide e ‘pesi leggeri’ impegnati a cercare la propria via.

Due di queste sono i pugili Nino e Giuseppe, due persone profondamente differenti ma attanagliate dalla stessa voglia di emergere, di ritagliarsi il loro spazio in un contesto duro e difficile. Per il primo, che ambisce al titolo regionale e ha come esempio il suo allenatore Melis, la boxe è passione e unico interesse; per il secondo è un modo per rispondere a una vita povera, per uscire dall’anonimato. Maddi invece, la fidanzata di Nino, è una ragazza profondamente inquieta che vorrebbe molto più dalla sua vita e da chi la circonda, ma trascurata finisce per dedicarsi alle attenzioni di Giuseppe . Ma sono diversi i personaggi che fanno da contorno: il vecchio custode, la cupa e triste madre di Nino, il procuratore che per vivere affitta case e si piega agli incontri truccati, il colorito corpo di ballo che occupa la palestra. Tutti con i loro problemi, tutte vite che sono descritte in maniera perfetta dal titolo.

Lo scontro finale sul ring tra i due ragazzi potrebbe apparire ovvio e scontato in questo film, ma non è così. Non è epico come Rocky vs Ivan Drago, non catalizza l’attenzione di tutto il mondo, ma solo del loro mondo; e non è poco.

Probabilmente il pugilato non è il vero protagonista, non è ‘l’attore’ principale di questa pellicola, come accade ad esempio nel pluripremiato Million dollar baby (con tutte le differenze del caso tra Clint Eastwood e Pau). Però è parte integrante di tutte queste storie, è il collante che tiene legate tante persone in cerca d’identità, dai protagonisti a tutti quelli che, ex pugili soprattutto, lavorano tra sangue e sudore insegnando valori che hanno reso questo sport sublime e appassionante come pochi.

E la Cagliari senza sole di Pau, ricca di storie di pugili e palestre, si è dimostrata il teatro adatto.

Daniele Serra

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Daniele Serra nasce a Cagliari nel 1982 d.C. , sull ’isola più bella del mondo. Nel cassetto (chiusa bene) una triennale in lettere guadagnata con la tesi “Parola di Ultras – un’analisi linguistica degli striscioni delle tifoserie calcistiche italiane”. Ama scrivere, il buon cinema, le corse in riva al mare e con la palestra cerca di mantenere in condizioni accettabili la sua carcassa. Da sempre cagliaritano, nel bene e nel male.